Viaggio a Nuoro e provincia, nella Sardegna di Grazia Deledda

Nella provincia di Nuoro per un Weekend on the Road d’autore


“Nuoro è senza dubbio la più caratteristica delle città sarde. È il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni […]” (Grazia Deledda – “Tradizioni popolari di Nuoro”)

Il Weekend on the Road di questa settimana è un viaggio a Nuoro e provincia, insieme un omaggio a una donna, di cui il 15 agosto prossimo ricorre l’anniversario dalla morte, nata in questa splendida località insulare (la scrittrice sarda di cui sopra, Premio Nobel per la Letteratura), e a una terra che mi è stato insegnato ad amare.

In un gioco di rimandi tra realtà e fiction (la vasta produzione dell’autrice, morta a Roma nel 1936 all’età di sessantaquattro anni) vi accompagneremo alla scoperta di questo lembo di terra insulare.

La scelta della vettura, considerato che ci muoveremo entro la regione montuosa della Barbagia, è caduta su uno Sport Utility Vehicle, Renault Koleos, di cui a settembre si attende l’arrivo sul mercato della seconda generazione.

A indirizzarci sono state le capacità off-road vantate dal modello e la disponibilità di un motore Euro 6b diesel da due litri e 175 CV, potente ma in grado anche di contenere i consumi  grazie all’abbinamento con la trasmissione automatica X-Tronic a variazione continua.

lancio nuovo Renault Koleos 2017

Approfondisci: Il nostro Dossier sulla nuova generazione di Renault Koleos

NUORO: VITA E MORTE DI UNA PENNA IMMORTALE

Iniziamo il tour dalla città capoluogo, dove vi consigliamo di soggiornare. A Nuoro, all’interno di un piccolo edificio religioso alla base del Monte Ortobene, riposano i resti mortali di Grazia Deledda, traslati dalla capitale. Il luogo è conosciuto come “Chiesa della Solitudine”, dal titolo dell’ultimo romanzo della scrittrice.

Ed è proprio lungo i tornanti della SP42 che da qui si dipartono in direzione della sommità di questa altura di granito, che si eleva a est rispetto al capoluogo di provincia, che vi consigliamo di saggiare le qualità di Renault Koleos.

Arrivati a quota 925 mlsm, potrete ammirare da vicino la statua bronzea del Cristo Redentore, che si distingue anche dall’abitato in basso. Sorveglia e protegge la zona dal 1901, anno in cui fu commissionata per le celebrazioni legate al Giubileo.

“[…] L’Ortobene è uno solo in tutto il mondo: è il nostro cuore, è l’anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che vi è di grande e di piccolo, di dolce e duro e aspro e doloroso in noi” (Grazia Deledda)

Ritornati a quota 549 mslm (questa è infatti l’altezza di Nuoro), non prima di aver visitato la Chiesa di Nostra Signora De Su Monte ed esservi fatti raccontare il motivo per cui è stata edificata proprio in questo luogo, recatevi alla casa natale dell’autrice Premio Nobel per la Letteratura nel 1926 e al Museo del Costume e delle Tradizioni Popolari, ai piedi del colle S. Onofrio.

Consigliamo inoltre una sosta alla Cattedrale di Santa Maria della Neve – dedicata alla patrona della località sarda, la Madonna della Neve – e alla Chiesetta di Valverde, edificio religioso rurale che si eleva a meno di tre chilometri dal capoluogo di provincia.

Leggi anche: Weekend on the Road in Sardegna sulle rotte dei Fenici

LOLLOVE: UNA “PICCOLA ANOMALIA” SARDA

Attraverso la SP45 e la Strada Comunale Nuoro-Lollove raggiungiamo ora questo borgo medievale, dove vivono ormai poche manciate di persone, perlopiù anziani, e dove Grazia Deledda ha deciso di ambientare il suo romanzo “La madre”.

Si racconta di una maledizione, scagliata da un gruppo di suore che ve ne furono allontanate perché accusate di relazioni proibite con un pastore del luogo, che impedisce a Lollove di prosperare, così come, fortunatamente, di scomparire: “Sarai come l’acqua del mare: non crescerai e non morirai mai!”.

Un nativo sardo, oggi quasi centenario, mi racconta di un’altra particolarità legata a Lollove e ai tempi della sua gioventù: la presenza nel borgo di ragazze dagli incredibili occhi azzurri, sicuramente un tratto che non appartiene ai geni del luogo.

BITTI-LULA: LA SALVAGUARDIA DELLE TRADIZIONI

Ci spostiamo ora ancora più a nord, sulla SP 73, verso Bitti, citata sia nel celeberrimo “Canne al vento” e sia in “Colombi e Sparvieri”, per visitare il Complesso Nuragico di Su Romanzesu e due musei legati al folclore locale (Museo della Civiltà Pastorale e quello Multimediale del Canto a Tenores – non vi dice nulla il gruppo “Tenores de Bitti”?).

Da qui riprendete la stessa striscia d’asfalto e dirigetevi a Lula. A circa due chilometri dall’abitato si eleva il cinquecentesco Santuario di San Francesco con le sue “cumbessias”, strutture di piccole dimensioni destinate a pellegrini e novenanti.

È giunto il momento di ritornare sui vostri passi per dedicarvi ai piaceri della gola: dagli antipasti, costituiti principalmente da olive, formaggi e salumi accompagnati rigorosamente al “pane carasau”, ai primi – asciutti o in brodo -, al porcello (“porceddu”) cotto allo spiedo. Tra i dolci, il più tipico è “sa sebada”, dove un ripieno di formaggio fresco aromatizzato è avvolto da un disco di pasta sottile, poi fritto e ricoperto con miele o zucchero.

Una notte di riposo a Nuoro e sarete pronti per affrontare la seconda giornata del nostro Weekend on the Road.

GALTELLI: L’OPERA DELL’UOMO E DELLA NATURA

Per la domenica abbiamo studiato un percorso meno impegnativo. Da Nuoro, attraverso la SS129 Trasversale Sarda, la vostra meta sarà Galtelli, là dove Grazia Deledda ha ambientato il suo capolavoro “Canne al Vento”.

Potrete così ammirare dal vivo le rovine del Castello di Pontes, nonché inebriarvi degli scorci regalati dal Monte Tuttavista (non lontano da qui, spingendosi verso la costa, c’è Orosei, altra possibile tappa del vostro tour se sentite il richiamo del mare), con la “Sa Pedra Impastada”, un foro creato dagli agenti atmosferici che, come una finestra, spalanca lo sguardo sulla vallata sottostante, e l’imponente crocifisso ligneo.

Fu grazie alla permanenza nella casa delle Dame Pintor a Galtelli che la scrittrice sarda trasse ispirazione per il suo romanzo. Sostate anche presso la Chiesa di San Pietro, con i suoi affreschi medievali e le opere in legno policromo, e alla Casa Marras, sede del Museo etnografico.

BORORE-FONNI: COMUNI DIVERSAMENTE “GIGANTI”

Sempre nei pressi di Nuoro, questa volta però dalla parte opposta, verso il confine con la provincia di Oristano, troviamo Borore, borgo con poco più di duemila abitanti, da cui la mia conoscenza dell’area ha preso avvio.

Situato a quasi 400 mslm ai piedi della catena del Marghine, nell’altipiano di Abbasanta, si raggiunge percorrendo dapprima la SS131 Diramazione Centrale Nuorese (distaccamento della SS131 Carlo Felice) e poi la SP33.

Vi si possono visitare il Museo del Pane Rituale, il centro storico con i suoi murales dedicati alle tradizioni locali, ma, soprattutto, quelle architetture tipiche del passato archeologico sardo, chiamate “Nuraghi”. Le “Tombe dei Giganti”, spettacolari e maestose strutture funerarie, sono ben otto, dislocate nei dintorni dell’abitato.

Per un possibile ritorno in questo territorio, anche in altra stagione più fredda,  vi segnaliamo anche la località di Fonni, che dista una mezz’oretta da Nuoro.

Si distingue per due particolarità: innanzitutto, con i suoi mille metri, è il comune più alto della Sardegna. La città, che sorge alle pendici del massiccio del Gennargentu, dispone inoltre di una stazione sciistica, l’unica presente sull’isola.

Grazia Deledda vi ha attinto per il suo “Cenere”: dal Santuario della Vergine dei Martiri, al Convento di San Francesco, all’Oratorio di San Michele, senza tralasciare il centro storico.

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