6 Aprile 2020

Volkswagen, BMW e Daimler: senza Italia e Spagna non possiamo costruire auto

I Costruttori auto tedeschi lanciano l’allarme: impossibile riprendere la produzione se rimarranno fermi gli altri Paesi europei.

Nessuno si salva da solo: è il messaggio che hanno dato le Case costruttrici tedesche alla cancelliera Angela Merkel.

Secondo le ricostruzioni della stampa tedesca e internazionale, gli amministratori di Volkswagen, BMW e Daimler, mercoledì scorso hanno tenuto una riunione di crisi a distanza con Merkel. La loro indicazione è chiara: la Germania deve ragionare in un’ottica europea, perché la produzione tedesca non potrà ripartire se rimarranno fermi i fornitori italiani o spagnoli

IL PESO DELL’AUTO

Nei giorni passati, Acea, l’Associazione europea dei produttori di automobili, ha dato alcuni numeri sulle conseguenze del lockdown sul settore auto:

  • Covid-19 mette a rischio 13,8 milioni di posti di lavoro in Europa, ovvero quelli diretti e indiretti dell’automotive (2,6 i milioni di lavoratori direttamente impiegati nell’assemblaggio e produzione di veicoli)
  • Il fermo delle fabbriche (misurato finora in 16 giorni lavorativi in media) ha determinato una perdita produttiva di almeno 1.231.038 autoveicoli

Il peso nettamente maggiore di questo stop è in Germania, con 568.518 lavoratori a casa e volumi diminuiti di 359.287 veicoli. Il settore auto tedesco, infatti, rappresenta la spina dorsale del sistema economico della Germania: da solo vale il 12% del Pil.

LA FILIERA AUTOMOTIVE

Le grandi Case auto non hanno, per ora, problemi di liquidità, ma i loro rifornitori (di ogni nazionalità) cominciano ad averne.

Se le aziende più piccole non riescono a sopravvivere si crea una interruzione nella catena delle forniture. Questo mette in discussione la riapertura degli stabilimenti. Le filiere sono fortemente integrate in Europa, con legami impossibili da rescindere nell’immediato.  Solo un intervento concertato e comune può salvare il settore.

QUALI MISURE PRENDERE IN EUROPA

Gli Stati europei stanno discutendo delle misure da adottare per fronteggiare l’emergenza sanitaria di Covid. Con molta confusione, all’interno dei singoli Stati come anche nelle istituzioni Ue, si sta decidendo cosa fare.

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A livello economico, resta una profonda divisione sia sul ruolo del Meccanismo europeo di stabilità (per quanto riguarda le condizioni dei prestiti) sia sull’emissione di debito comune. Due i fronti contrapposti:

  • Italia, Francia, Spagna e diverse altre nazioni vorrebbero una sorta di “Piano Marshall” per l’Europa, in particolare l’emissione di titoli di debito appositamente strutturati per fronteggiare la crisi economica, come i covid-bond
  • Olanda, Germania, Austria e altri Paesi del Nord Europa sono contrari ai covid-bond e vogliono sfruttare altri strumenti come il Mes (Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva-Stati) per non “mutualizzare” i nuovi debiti con chi non è considerato affidabile nella gestione del proprio indebitamento.

Occorre una soluzione in tempi rapidi, anche perché nessun Paese e nessuna economia europea può dirsi “al sicuro”. In questo senso arriva l’appello dei colossi dell’auto tedesca, che temono effetti devastanti, in particolare sulla filiera delle forniture.

 

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