Weekend on the Road: Morbegno e Valgerola. Tra "rosso" e "verde"
 

Weekend on the Road: “cin cin” con l’Homo Salvadego di Sacco


torrente Bitto Il torrente Bitto nasce nei pressi di Bema (SO)

In questa puntata della nostra rubrica alla (ri)scoperta del territorio nazionale vi suggeriamo un viaggio nei sapori (quelli di un famoso formaggio d’alpeggio DOP, il Bitto) e nei colori (il rosso delle diverse qualità di vino prodotte in Valtellina).

Lo spunto ci viene dall’apertura ufficiale, in calendario per oggi, della manifestazione “Morbegno in Cantina“, nata oltre vent’anni fa per iniziativa di tre abitanti di questo comune in provincia di Sondrio.

Più nello specifico, si tratta di un percorso ad anello (per ovvie ragioni, dovrete rimandare la degustazione, perlomeno della “parte liquida”, al vostro ritorno in bassa quota) lungo il ramo occidentale della “Valle del Bitto” (anche se sarebbe meglio usare il plurale “Valli”), così chiamata in onore del torrente che vi scorre e del già citato, omonimo, prodotto caseario, tra gli ingredienti principe dei pizzoccheri (per la ricetta originale di questo primo della tradizione si segua quanto indicato nel seguente link).

MORBEGNO: IN VINO … SALUS

Situata a poco più di cento chilometri da Milano, la località di Morbegno, da cui muove l’itinerario suggerito, deriverebbe il suo nome da una circostanza non tanto piacevole: la collocazione del primo abitato in una zona paludosa, e quindi malsana, possibile causa di malattia (alla latina: “morbus”). Da qui la popolazione si sarebbe poi spostata sulle rive del Bitto (!), un torrente lungo 16 km che attraversa proprio i luoghi oggetto della visita suggerita per andarsi a gettare, come affluente, nell’Adda, a poco distanza dall’insediamento residenziale moderno.

Morbegno è però tutt’altro che un luogo da evitare. Innanzitutto per i suoi gioielli architettonici, civili e religiosi, a cominciare da Palazzo Malacrida (coinvolto nella succitata manifestazione enologica), che è stato definito “il più bel palazzo veneziano al di fuori di Venezia”.

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Sembra di epoca romana: è il Ponte di Ganda

Suggestivo è anche il Ponte di Ganda (dal nome della contrada in cui sorge, traducibile con “pietraia”), una struttura che all’epoca della sua costruzione (tardo Quattrocento) rappresentava l’unica modalità di passaggio da una sponda all’altra nella parte bassa dell’Adda, ed era quindi di vitale importanza per i commerci, in particolare quelli avviati dalla “Serenissima” in direzione del Nord Europa lungo la direttrice che proveniva dal Passo San Marco (arteria di collegamento tra la Val Brembana e la Valtellina).

La prima versione del ponte, realizzata dall’architetto pavese Giovanni Antonio Amadeo, venne distrutta da una piena nel 1566. Ricostruito e rinforzato, subì per lo stesso motivo un nuovo crollo nel 1772. Spettò infine all’ingegnere milanese Francesco Bernardino Ferrari conferirgli la conformazione attuale, operando alcune variazioni rispetto al progetto del capomastro comasco Antonio Nolfi. I lavori si conclusero nel 1778.

SACCO E I SUOI AFFRESCHI

Lasciato alle spalle Morbegno e imboccato il tratto comune che, dopo pochi chilometri in direzione sud, si biforca conducendo da un lato in Valgerola (la nostra meta) e dall’altro nella Valle di Albaredo (l’altra “Valle del Bitto”) verso il già citato Passo di San Marco, la prima sosta prevista lungo la SP 7 (ex strada statale 405), che si diparte dalla SS 38 dello Stelvio, è – dopo nemmeno dieci chilometri di salita e a 700 metri sul livello del mare – il comune di Sacco, associato sotto il profilo amministrativo a Cosio Valtellino (SO).

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Una sezione della parete con l’Homo Salvadego

Borgo di origine medievale, popolato da poche centinaia di abitanti, continua a legare il suo nome a una insolita pittura murale, corredata da una scritta che sembra uscire dalla bocca del personaggio raffigurato (un “homo salvadego”, così si autodefinisce, un essere che intreccia in sé tratti umani e caratteristiche bestiali) e che presenta la forma di una poesia in rima.

Ego sonto un homo salvadego per natura – chi me ofende ge fo pagura“, si legge chiaramente nella quattrocentesca “camera picta” (cioè dipinta) al secondo piano di un’antica abitazione in pietra in contrada Pirondini, casa Zugnoni-Vaninetti, oggi sede museale.

Ricoperto interamente di pelo ispido e irsuto, questo personaggio, che si richiama a una vasta enciclopedia di tradizioni popolari del nostro Paese, starebbe a simboleggiare l’alleanza tra uomo e natura, la capacità di vivere in pace e in armonia con tutte le sue manifestazioni. Una sorta di progenitore saggio, quindi, a dispetto dell’aspetto rozzo e del bastone che regge con ambo le mani. Una guida che avrebbe insegnato alle generazioni successive come sopravvivere in un ambiente “ostile” come quello montano e che poi si sarebbe allontanato spontaneamente al formarsi delle prime comunità organizzate.

Sulla parete opposta rispetto all’ingresso della camera compare una seconda figura che “parla” sempre in prima persona. Si tratta dell’Arciere. Il suo messaggio, oggi solo in parte leggibile, parla però di un mondo ormai evoluto rispetto allo stadio morale primordiale simboleggiato dall’Homo Salvadego, una condizione “senza malitia de pecati”.

RASURA-PEDESINA-GEROLA ALTA

Riprendete l’asfalto e iniziate ad addentrarvi nella vallata orobica. La successione degli abitati si apre, due chilometri più avanti, con Rasura, località che ogni estate ospita la “Sagra del Mirtillo”.

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Pedesina, il Comune più piccolo del nostro Paese

Superata una prima galleria (la Galleria del Pic) e l’orrido (lo strapiombo) della Valmala si raggiunge Pedesina, 1.032 metri di altezza, che detiene il primato di paese con il minor numero di abitanti in Italia. Sono in tutto 33.

Appena sotto questa località passa l’antica “Via del Bitto” che collega Valtellina e Valsassina.

Un’altra galleria nei pressi del raccordo con la Val di Pai precede l’arrivo a Gerola Alta, il comune più meridionale della provincia di Sondrio, attraversato dal torrente Bitto. Deriva il suo nome dal sostantivo lombardo “gera” (“ghiaia”), in memoria di un’alluvione che fece tracimare il corso d’acqua, lasciando detriti sparsi per l’intera area.

Gerola Alta, dove ha sede l’Ecomuseo dedicato all’intera Valle ed anche il Centro del Bitto Storico, conta diverse frazioni. Quella più in quota è Laveggiolo, a 1500 metri. Di poco inferiore, Pescegallo è conosciuta come stazione turistica invernale. Offre due impianti di risalita per gli appassionati di sci, ma è molto ricercata da quanti praticano attività sulla neve più estreme.

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Sagra del Bitto (photo: “Ecomuseovalgerola.it”)

Da oltre trent’anni, la terza domenica di settembre, la località valligiana ospita la “Sagra del Bitto”, un momento al quale partecipano tutti gli alpeggi della zona.

L’edizione che si è appena conclusa ha visto la partecipazione di oltre 1.300 persone, che hanno avuto l’occasione non solo di assaggiare il famoso formaggio grasso a pasta cotta e semidura, ma anche di visitare alcuni luoghi legati alla produzione casearia locale.

Se già solo il pensiero del Bitto ha acceso in voi una certa sete, forse è giunto il momento di invertire la rotta e ritornare verso Morbegno.

Quello che si inaugura oggi nel centro della Bassa Valtellina è il primo di una serie di quattro fine settimana consecutivi dedicati insieme al piacere del vino e al “profumo della storia”, grazie all’accesso alle antiche cantine che punteggiano il “cuore” del Comune.

NUOVA TIGUAN: SICUREZZA “INTEGRALE”

Compagna ideale di un viaggio certo piacevole ma impegnativo, per l’asperità di alcuni tratti, è, a nostro parere, la nuova generazione, la seconda, di Volkswagen Tiguan.

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Un concentrato di tecnologia: la nuova Vw Tiguan

Lo Sport Utility Vehicle (SUV) del Marchio di Wolfsburg, proposto anche con trazione integrale – che consigliamo -, beneficia del ricorso, primo nel suo segmento, al pianale brevettato MQB, che consente di contenerne la lunghezza entro i 4,5 metri, migliorando al contempo l’abitabilità interna e le dimensioni del bagagliaio.

Il modello lanciato lo scorso mese di maggio sul mercato italiano è fornito di serie con alcuni tra i più avanzati dispositivi di assistenza alla guida (si vedano, ad esempio, il rilevatore di stanchezza “Fatigue Detection”, il sistema di frenata anticollisione multipla “Multi Collision Brake”, il Front Assist con funzione di decelerazione d’emergenza in ambito cittadino, il riconoscimento pedoni e il cofano attivo). È disponibile nella combinazione 4Motion-DSG (cambio a doppia frizione automatico a controllo elettronico), offerta però con il solo motore turbodiesel 2 litri, potenza a scelta tra 150 e 190 CV.

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