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Arval Mobility Observatory: il TCO torna al centro delle attenzioni dei Fleet Manager

Le tre sfide del fleet management riguardano la mitigazione del TCO, cresciuto del 28% a livello europeo in soli 4 anni, accanto all'inevitabile trasformazione energetica delle flotte e al rinnovato ruolo dei dipendenti all’interno delle scelte di mobilità delle aziende

IN QUESTO ARTICOLO

Presentazione per la 20a edizione dell’Arval Mobility Observatory, che ha visto tornare al centro delle preoccupazioni dei Fleet & Mobility Manager il TCO, cresciuto del 28% a livello europeo in soli 4 anni, accanto all’inevitabile trasformazione energetica delle flotte e al rinnovato ruolo dei dipendenti all’interno delle scelte di mobilità delle aziende. Lo ha ben spiegato Massimiliano Abriola, Head of Consulting & Arval Mobility Observatory di Arval Italia: “I risultati del Barometro 2025 evidenziano l’impegno delle imprese nel combinare innovazione ed efficienza operativa. La tensione verso la sostenibilità si affianca alla ricerca dell’ottimizzazione dei costi qualificando elettrificazione, sharing e dati come gli abilitatori tecnologici della mobilità che soddisfa vincoli di TCO e obiettivi ESG”.

Leggi Anche: Arval Mobility Observatory, le flotte guidano la transizione energetica.

Arval Mobility Observatory, in Italia la transizione era già partita

Malgrado l’Osservatorio Arval abbia fatto la rilevazione assieme a Ipsos su 8.061 decision maker in 28 Paesi, tra cui 300 in Italia, tra agosto e novembre 2024 – quindi senza l’ufficializzazione delle nuove aliquote dei Fringe benefit -, secondo Abriola la trasformazione energetica nelle flotte era comunque già partita anche prima delle più favorevoli aliquote sulle auto aziendali elettrificate. Trasformazione che va di pari passo a un allargamento del proposizioni di mobilità aziendale: anche per questa ragione “siamo passati da essere un osservatorio sui veicoli a uno sulla mobilità in generale, diventata sempre più multidisciplinare, coinvolgendo non più solo i Fleet & Mobility Manager, ma anche altre figure aziendali , sempre più apicali“. 

Arval Mobility Observatory e la sfida dei dati

Se la principale sfida torna (ahinoi) ad essere la mitigazione del TCO (per il 32% degli interpellati, era il 21% lo scorso anno), per il 31% urge adeguarsi alle politiche sui veicoli termici mentre per il 27% c’è una forte spinta a una guida più responsabile. Due temi questi legati al primo. Che, per esser gestito nel mondo più corretto, vede una sempre maggior inclinazione dei FM italiani all’utilizzo dei dati (64% contro il 57% del 2024) , che serve, naturalmente anche ad adottare correttamente le nuove alimentazioni alternative: il 79% lo stanno facendo, tra cui il 60% lo hanno già fatto, un punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno, dato questo facilmente spiegabile. “Il calo è dovuto solo e unicamente al crollo del full hybrid, che passa dal 62 al 51% degli interpellati interessati a questo tipo di motorizzazione” spiega Abriola.

A spingere verso l’inserimento in flotta di veicoli a basso impatto ambientale è la necessità di rispettare la propria politica di CSR (34%) mentre, nonostante l’attenzione alla riduzione dei costi, meno pesa la volontà di risparmiare sulle spese di carburante (26%). Più lenta si dimostra invece la transizione delle flotte di veicoli commerciali e, in questo scenario, si prevede che, entro tre anni, un’auto su quattro sarà 100% elettrica mentre, per gli Lcv, il rapporto sarà di uno a cinque.

Adozione di veicoli elettrificati dove la durata della batteria è centrale: “secondo uno studio europeo realizzato da Cara il 98% dei veicoli ha uno stato di salute superiore all’80% dopo anni” racconta Abriola, a cui si aggancia il direttore commerciale Carlo Basadonna per sottolineare come: “grazie anche a questa informazione c’è la possibilità di contratti anche più lunghi a 5 e 6 anni senza problemi per le auto elettrificate, con costi più bassi, dovuti alla maggioro durata ma, anche, a  una manutenzione, generalmente più bassa rispetto a un veicolo termico“.

Arval Mobility Observatory: serve una adeguata charging strategy

Dall’indagine, emerge poi che sei aziende su dieci hanno già installato, o pensano di farlo nei prossimi 12 mesi, punti di ricarica presso le sedi aziendali, il 58% supporta l’installazione di punti di ricarica domestica e la metà delle aziende prevede rimborsi per le spese energetiche effettuate presso punti di ricarica pubblici. Questi numeri dimostrano come la definizione di una adeguata charging strategy per la propria flotta si riveli sempre più strategica per le aziende, tanto che quelle che già l’hanno strutturata o lo faranno nel prossimo futuro sono ben l’86%.

La mobilità aziendale come leva di welfare  

 Infine, in linea con gli anni scorsi, continua il trend che vede i gestori della mobilità aziendale ottimisti in merito alla potenziale crescita della flotta. Il 93% degli intervistati, infatti, dichiara che nei prossimi tre anni la flotta aumenterà o rimarrà stabile. Tra le motivazioni, oltre a un incremento del business, crescono le ragioni legate alla gestione della mobilità di tutti i propri dipendenti: le tematiche HR sono citate nel 61% dei casi, la proposta di veicoli condivisi ai dipendenti nel 45%, l’offerta di veicoli anche ai dipendenti che non ne avrebbero diritto nel 36%, rafforzando così il ruolo del welfare aziendale sul futuro delle flotte. L’attenzione alle esigenze dei dipendenti risulta prioritaria anche per quanto riguarda l’adozione di soluzioni di mobilità alternative al noleggio auto, oggi già scelte o implementate entro i prossimi tre anni dall’83% delle aziende.

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