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Il benessere delle flotte passa anche dai cavi di ricarica

Il benessere delle flotte passa anche dai cavi di ricarica
Messo troppo spesso in secondo piano rispetto ad altre questioni, il benessere dei cavi di ricarica è un aspetto fondamentale per l'efficienza di una flotta elettrificata.

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Quando un fleet manager si affaccia all’elettrificazione del parco auto della propria azienda, il benessere e la manutenzione dei cavi di ricarica degli EV spesso viene messo in secondo piano rispetto ad altre, all’apparenza più urgenti, necessità.

In questi casi, la prima cosa nella quale i gestori di flotte si informano sono infatti l’efficienza delle batterie, le autonomie dei veicoli, le tempistiche di ricarica e fornire il numero adeguato di colonnine per i dipendenti.

Tutte quante problematiche che assolutamente sono e devono restare la priorità per un fleet manager ma che spesso oscurano altre questioni che, se trascurate, possono presentare sul lungo periodo delle seccature notevoli per l’efficienza di un parco auto elettrificato.

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E uno di questi “problemi fantasma” è sicuramente rappresentato dai cavi di ricarica. Questi ultimi sono infatti i primissimi elementi che influenzano la qualità e le tempistiche della ricarica degli EV. 

Comprendere il loro impatto sul benessere di una flotta, sapere come “prendersi cura” di loro e riconoscere quando è il momento di sostituire un cavo vecchio o danneggiato può far risparmiare tempo e denaro a un’azienda, oltre a garantire che i propri veicoli possano essere sempre pronti pronti per un viaggio non appena lo si “stacca” da una colonnina.

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Perché prendersi cura dei cavi di ricarica?

I cavi di ricarica non solo forniscono energia alla batteria di un’auto elettrica, ma influenzano anche la velocità con cui quest’ultima si ricarica. Un conduttore danneggiato o inadatto al tipo di EV che si sta guidando potrebbe fare una quantità davvero enorme di danni.

In primis è necessario controllare lo stato di questi dispositivi per danni visibili, come crepe, estremità sfilacciate o fili esposti. Oltre a questo bisogna istruire i driver a conservare i cavi in luoghi asciutti e puliti quando non vengono utilizzati. Gli ambienti umidi possono causare corrosione, mentre l’esposizione alla luce solare intensa può indebolire la guaina esterna del dispositivo.

Chi lo utilizza, dovrebbe anche evitare di strappare il cavo quando questo è collegato al bocchettone di ricarica, utilizzando la maniglia del connettore per rimuoverlo.

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I sintomi di un cavo danneggiato vanno dall’aumento inspiegabile delle tempistiche di ricarica a interruzioni intermittenti del flusso di energia fino al surriscaldamento della presa dell’auto, che spesso potrebbe portare a cortocircuiti e, nei casi più gravi, perfino a scosse elettriche e incendi. 

In caso di incuria da parte del proprietario dell’EV, la prima cosa che si può rompere è linea di comunicazione interna del cavo. Dal momento che questo nucleo è di solito una delle parti più sottili del connettore, quando viene esposto a una tensione elettrica non corretta oppure viene “strattonato” eccessivamente si può spezzare con molta facilità.

Nonostante i cavi delle auto elettriche siano spesso classificati per sostenere 10.000 cicli di ricarica, un cattivo comportamento da parte del driver può ridurre questa cifra in maniera drastica.

Per questo, i fleet manager che intendono elettrificare il parco auto della propria azienda, è importante che inseriscano nei propri piani di gestione anche controlli periodici dei connettori per gli EV: dalle loro condizioni di usura alla loro resistenza al flusso di energia.

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