IN MEDIA STAT VIRTUS
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il settore automotive. E noi, come sempre, siamo qui a chiederci se dobbiamo esserne entusiasti, terrorizzati… o semplicemente rassegnati. Perché diciamolo: ogni volta che arriva una nuova tecnologia, qualcuno urla al miracolo, qualcuno alla catastrofe (luddisti esecrati), e qualcuno resta nel mezzo a chiedersi se riuscirà almeno a finire il caffè prima che un algoritmo gli rubi il lavoro.
L’automotive – come ha ricordato anche Giulio Salvadori, Direttore Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano al Senato – è il secondo settore più influenzato dall’AI dopo quello tecnologico in senso lato. La troviamo nei sistemi di guida assistita, nelle fabbriche, nei software che decidono se la tua auto deve frenare o se può permettersi di ignorare quel pedone che forse stava attraversando (e, se inglese, magari stava guardando dalla parte sbagliata…). Insomma l’AI pervade tutto.
Ma è regolamentato il suo uso? Forse sì, forse non ancora. E se necessitiamo di regole, queste devono governare il suo uso, non imbavagliarla. Anche – o soprattutto – per conservare posti di lavoro. Il sito Layoffs.fyi – una specie di bollettino di guerra del mondo tech – mostra che negli ultimi anni i licenziamenti sono stati così tanti che ormai potrebbero fare un reality show: “Chi sarà il prossimo a essere tagliato?”.
E dopo il tech, appunto, ecco l’automotive. Robot che montano, AI che progettano, software che decidono… e proprio qui, ancora all’evento da noi organizzato al Senato, Simone Costantini di Fleet Support con una battuta, che forse tanto battuta non è, ha ricordato: “L’intelligenza artificiale è uno strumento buonissimo finché utilizzato in maniera intelligente. Quando lo applicheranno alla robotica sarà il primo passo verso un utilizzo non intelligente”. E a chiusura del recente Automotive Dealer Day di Verona un esperto di AI, Fabio Moioli, ha ricordato che il mondo ha ormai raggiungo una popolazione di 7 miliardi di abitanti, potrebbe arrivare a 8 ma non di più, sennò collasserebbe.
Ma invece di robot ce ne potrebbe essere ben più di 8 miliardi… Aiuto! Ecco perché la battuta di Simone non è proprio una battuta… Naturalmente noi non abbiamo la soluzione. Ma come succede spesso In Media Stat Virtus. L’AI è infatti come un motore turbo – o in periodo di elettrificazione, uno o più motori elettrici in più, con Newton Metri a profusione – se lo spingi troppo, si rompe, se lo limiti troppo, non si muove; se lo usi bene, ti porta lontano. Quindi sì, regolamentiamo. Ma senza trasformare l’innovazione in un percorso a ostacoli.
E sì, proteggiamo i lavoratori. Ma senza raccontare che “tanto l’AI creerà nuovi lavori”. Magari sì, ma magari no. L’importante è non sbagliare direzione. Perché l’AI è potente, l’automotive è vulnerabile, e noi siamo nel mezzo, a metà tra un futuro brillante e un sequel non richiesto di Terminator. Buona Lettura!
*Editoriale scritto con l’aiuto della AI. Ma l’ironia e la vena polemica è tutta mia…
Alberto Vita, vicedirettore di Fleet Magazine