CONNESSI ALLA REALTÀ?
Sedici anni fa l’acronimo CASE sembrava “Il Sole dell’avvenire” per il mondo automotive. E ora sembra rilanciarsi, ma con i quattro pilastri su cui si basa ancora non propriamente definiti.
C: le auto ormai sono tutte connesse da fabbrica, ma, ancora, questa connettività non viene usata compiutamente, a partire da quelle flotte aziendali che, invece, dovrebbero essere le prime a farlo. Causa, soprattutto, questioni di privacy e, come sempre, di quattrini.
A: ormai si susseguono le città dove vengono lanciati servizi di robotaxi – con Stellantis che di recente ha annunciato una collaborazione con Wayve e Uber per lo sviluppo e l’implementazione di servizi di mobilità senza conducente di livello 4 –, e dopo la Cina e gli States, arrivano anche città dal traffico “difficile” come Londra o Tokyo. Guida autonoma che ormai sta entrando anche in tutti i nuovi modelli che, però, soprattutto per ragioni normative e assicurative, si fermano al livello 2+.
S: lo sharing è crollato. Dai monopattini alle biciclette ma, pure il car sharing non se la passa tanto bene. Forse l’unico che veramente funzione è quello legato alle aziende, il corporate car sharing. Perché in un mondo che si sta spostando sempre più a destra, la proprietà batte la condivisione.
E: il Green Deal, manifesto più della sinistra che della destra – anche se il costruttore più famoso di auto elettriche, ovvero Tesla, è guidato dal neo-neocon, e scusate il gioco di prefissi, Elon Mask –, soprattutto in Italia, sta faticando a imporsi per le auto elettriche. O elettrificate. Anche se, pure, per questa lettera dell’acronimo CASE arriva in soccorso il mondo flotte, dove i mezzi full electric o plug-in sono percentualmente molto più presenti rispetto al mondo dei privati.
Mondo flotte che, come abbiamo scritto anche nel report Automotive Dealer Day su questo numero, è sempre più importante per i concessionari. Nel passato “Ferro addicted”, ed ora sempre di più centri di mobilità, dove trovare risposte a tutte le proprie esigenze di mobilità. E di gestione di questa mobilità, come abbiamo anche raccontato nello Speciale Service alla fine di questa rivista. Insomma, la realtà vaticinata 16 anni fa non si è avverata. Almeno non ancora. Perché l’importante è essere connessi alla realtà… del mercato.
Cosa che ultimamente i politici di turno non hanno molto considerato. E che continuano a non considerare parlando di fiscalità. Ma questa è un’altra storia. Un’altra realtà, da anni ormai completamente sconnessa.
Buona Lettura!
Alberto Vita