Il ritorno in massa di modelli Phev, le differenze tecniche sostanziali rispetto alla tecnologia della prima ora, i vantaggi fiscali per la mobilità aziendale e le prospettive di esenzione post-2035. Sono questi i temi dello Speciale Plug-In Hybrid allegato al numero di dicembre 2025 di Fleet Magazine.
Un viaggio, casa per casa, all’interno delle soluzioni PHEV offerte dal mercato, per scoprire cosa offre ai driver aziendali (e ai loro Fleet Manager) la gamma delle auto ibride plug-in.
DIGITAL EDITION
VIVA IL TERMICO ALLA SPINA!
Le Case lo hanno spinto per “salvarsi” dalle multe miliardarie della Ue. Soprattutto nelle flotte. Ma la prima generazione dei plug-in era un (semi) disastro. Autonomie risicate e consumi a batteria scarica alle stelle. Con la seconda generazione, con percorrenze che superano facilmente i 100 chilometri – e con qualcuna che arriva anche a 200 –, e una architettura che permette di funzionare (quasi) da full hybrid a batteria scarica, con in più l’assist della Legge di bilancio 2025 che ha premiato questa tecnologia con una aliquota di fringe benefit al 20%, contro il 50 di tutte le altre termiche, che sta avendo un vero e proprio boom.
Sul nostro mercato, certamente, ma anche trasversalmente in diversi paesi europei (oltre a noi anche Germania e Spagna sugli scudi), tanto che l’Acea, l’Associazione dei costruttori europei, l’ha elevata a motorizzazione da conservare anche dopo il 2035, assieme agli Extended range e all’idrogeno, per non far morire i motori termici all’interno della Ue. Plug-in che – ça va sans dire – si deve utilizzare in maniera corretta, ovvero ricaricandolo abitualmente, tanto che in Germania è in atto una discussione su un possibile taglio della potenza delle auto plug-in hybrid che non vengono caricate correttamente.
L’Associazione dell’Industria Automobilistica Tedesca (VDA) ha infatti proposto che questi veicoli debbano limitare la loro potenza quando la batteria non è ricaricata da una fonte esterna, incoraggiando così gli automobilisti a usare l’elettricità per sfruttare al meglio le potenzialità del veicolo. Ma dove andrebbe la libertà dell’individuo?
Beh, in effetti tra limitazioni, ipertassazioni, cambio di regole in corso e deroghe europee alla detrazione dell’Iva rinnovata dall’ormai lontano 2010, di libertà per i driver ce n’è poca (e non abbiamo citato autovelox, cerberi e sorpassometri vari… che non sempre sono usati in modo da migliorare la sicurezza sulle strade). E per quelli da flotta ancor meno, visto che in questo caso di aggiungono le regole del datore di lavoro e/o dei noleggiatori…
Ma una libertà almeno il plug-in assicura, ovvero quello di guidare senza pensieri di come e dove caricare. Male che vada ci si ferma a fare benzina (o diesel!). Anche se questo non deve essere, l’abbiamo già sottolineato, l’unica modalità di rifornimento. Per i quasi 80 mila conducenti che, nei primi 10 mesi dell’anno, lo hanno scelto. Ecco il perché di questo Speciale, dove racchiudiamo la pressoché totale offerta plug-in sul mercato italiano. Anche se – scommettiano? – nel 2026 ne arriveranno altri. E noi di Fleet Magazine siamo pronti a scriverne.
Buona Lettura!
Alberto Vita, vicedirettore di Fleet Magazine