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L’89% delle ZTL di tutta Europa sono in Italia

L’89% delle ZTL di tutta Europa sono in Italia
Secondo uno studio della Luiss Business School, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell’accesso, pari a oltre la metà del totale europeo (863). La percentuale è ancora più alta se si considerano esclusivamente le Zone a traffico limitato.

IN QUESTO ARTICOLO

Su circa 500 ZTL attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia.  È quanto emerge dalla ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano.

Le misure che regolano l’ingresso delle auto

Nel dibattito italiano il termine ZTL viene spesso utilizzato come definizione generale di restrizione degli accessi, ma in realtà rappresenta solo una delle possibili forme di regolazione urbana della mobilità.

Leggi Anche: ZTL in Italia: come funzionano davvero (e dove si trovano tutte)

Le misure che regolano l’accesso dei veicoli negli spazi urbani per ridurre traffico, congestione e inquinamento possono, in realtà, essere molteplici:

  1. Congestion Charge
  2. Low Emission Zone (LEZ)
  3. Zone a Traffico Limitato (ZTL)
  4. Aree pedonali
  5. Altre limitazioni specifiche per particolari categorie di veicoli

I principali risultati

In Italia si concentrano 485 misure di limitazione dell’accesso (tra Ztl, Low Emission Zone e sistemi di congestion charge) sulle 863 registrate in Europa (il 56,2%).

Primato assoluto nelle Ztl

Particolarmente alto il numero delle Zone a traffico limitato: 446, su un totale di 500 Ztl attive in Europa.

Leggi Anche: ZTL: la normativa nelle maggiori città italiane

Il primato del nostro Paese è indice della forte diffusione di strumenti concepiti prevalentemente per limitare gli accessi nei centri storici e tutelare il patrimonio urbano, ma che spesso non incidono direttamente sulla qualità ambientale, poiché non tengono conto delle caratteristiche emissive dei veicoli.

Low Emission Zone

Le Low Emission Zone sono, invece, pensate per ridurre l’inquinamento attraverso restrizioni selettive basate sulle tecnologie di trazione. In Europa si contano 338 Lez:

  1. Spagna 82 LEZ attive
  2. Francia 63 LEZ attive
  3. Germania 57 LEZ attive
  4. Paesi Bassi 40 LEZ attive
  5. Italia 37 LEZ attive

L’italia si colloca al quinto posto, ma con un sistema fortemente disomogeneo e senza standard nazionali per criteri, regole di accesso e modalità di applicazione delle limitazioni del traffico.

La “balcanizzazione” della mobilità

La regolamentazione italiana è molto frammentata. Francia e Spagna, invece, adottano sistemi centralizzati con bollini ambientali, segnaletica uniforme e criteri nazionali condivisi. La Germania, pur mantenendo autonomia locale, garantisce standard tecnici comuni a livello federale.

In Italia manca soprattutto una piattaforma unica digitale nazionale in grado di raccogliere tutte le informazioni sulle misure di regolamentazione del traffico.

Oggi assistiamo a una sorta di ‘balcanizzazione’ della mobilità: regole, divieti e calendari diversi da città a città generano confusione e incertezza. Chi viaggia da Milano a Napoli può incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare. Per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni più semplici e accessibili”
Roberto PietrantonioPresidente Unrae

Quale modello di riduzione del traffico funziona meglio?

L’analisi di 25 studi internazionali conferma l’efficacia delle misure di regolazione degli accessi.

Solamente due studi, tra quelli esaminati, hanno evidenziato un aumento dell’inquinamento e del traffico nelle aree perimetrali rispetto alla Lez. Gli stesso studi, però, hanno registrato un miglioramento complessivo delle condizioni ambientali urbane.

Leggi Anche: Tasse sul traffico: funzionano davvero?

Anche i report indipendenti su interventi come pedonalizzazioni e Zone 30 smentiscono alcuni luoghi comuni: la riduzione del traffico e della velocità non penalizza il commercio locale, ma può anzi aumentare attrattività economica e vivibilità urbana.

Nuove disuguaglianze

Le restrizioni alla circolazione sono un bene per ambiente e viabilità, ma possono generare nuove disuguaglianze sociali, penalizzando le fasce di popolazione con minore capacità di spesa per sostituire i veicoli più datati e inquinanti.

Per questo, nei casi di maggiore successo, le politiche ambientali sono accompagnate da misure compensative, come incentivi al rinnovo del parco auto e un rafforzamento significativo del trasporto pubblico locale, affinché sostenibilità ambientale ed equità sociale possano procedere di pari passo.

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