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Audi, Porsche e Bentley non possono entrare in Usa

Audi, Porsche e Bentley non possono entrare in Usa
Stop (temporaneo) ad alcuni marchi premium: non possono entrare negli Stati Uniti a causa di una componente made in China

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Sono migliaia le automobili ferme nei porti degli Stati Uniti, impossibilitate a entrare nel Paese. E stavolta non è per colpa della crisi della logistica. Si tratta di vetture targate Porsche, Bentley e Audi, che presentano al loro interno una componente cinese che viola le leggi nordamericane. A rivelarlo è il Financial Times.

 

Perché Audi, Porsche e Bentley non sono ammesse in Usa

Stando a quanto riportato dal Financial Times, il blocco riguarda un migliaio di auto sportive e Suv Porsche, diverse migliaia di vetture Audi e qualche centinaio di Bentley. Bloccate nel porto dagli stessi vertici del gruppo Volkswagen a causa di un componente prodotto in Cina con modalità di lavoro contrarie a quelle vigenti negli Stati Uniti.

Pare che la presenza del componente non autorizzato sia stata scoperta solo in fase avanzata di produzione, a installazione ormai avvenuta. Fonti del brand, hanno svelato al quotidiano che è stato un fornitore a segnalarne la presenza al gruppo automobilistico, che è dunque corsa ai ripari.

“Non appena abbiamo ricevuto informazioni sulle accuse riguardanti uno dei nostri subfornitori, abbiamo indagato sulla questione. Chiariremo i fatti e poi adotteremo le misure appropriate. – fa sapere la casa tedesca – Ciò può includere anche la risoluzione di un rapporto con il fornitore se le nostre indagini confermano gravi violazioni”.

Al momento, si sta procedendo alla sostituzione del componente, il che comporterà un ritardo nella consegna dei veicoli, da posticiparsi almeno a fine marzo. Lettere di spiegazioni sono state inviate ai clienti in attesa, dove tuttavia non viene specificato quale sia esattamente il pezzo da sostituire.

C’entra la legge contro il lavoro forzato

L’auto-blocco scelto da Volkswagen ha a che fare con l’Uyghur Forced Labor Prevention Act del 2021. Una legge statunitense che proibisce l’importazione di prodotti realizzati nella regione occidentale dello Xinjiang e in altre parti della Cina, dove si presume che sia in atto lo sfruttamento del lavoro forzato degli uiguri, una minoranza musulmana.

In una dichiarazione pubblica, Volkswagen ha affermato di prendere “molto sul serio le accuse di violazione dei diritti umani, sia all’interno dell’azienda che nella catena di fornitura”. Ma il brand è finito nel mirino della Human Rights Watch, la più grande organizzazione mondiale per la difesa dei diritti umani, con sede a New York.

Sotto attacco è l’impianto produttivo di Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, di appartenenza Volkswagen insieme al partner cinese Saic. I gruppi automobilisti non hanno rilasciato alcun commento sulle accuse mosse dall’associazione in difesa dei diritti umani.

 

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