Nel 2018, a seguito del crollo delponte Morandi di Genova, la rete autostradale italiana era divenuta teatro di un braccio di ferro tra lo Stato e i concessionari autostradali responsabili della gestione e manutenzione del viadotto. Dopo oltre 20 anni sotto l’egida dei Benetton, il Governo aveva chiesto e ottenuto un accordo con Autostrade per l’Italia S.p.A.
La rete autostradale quindi è passata ad essere una public company tramite l’acquisizione dell’88,06% del pacchetto azionario di Atlantia da parte consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti nel 2021.
Ma quello della public comany è l’unico modo per garantire il servizio autostradale? No di certo, in Europa infatti sono diversi i modelli di gestione (e di business) utilizzati. Eccoli.
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PAESE CHE VAI, AUTOSTRADA CHE TROVI
La maggior parte delle autostrade in Europa sono nate grazie all’impegno di fondi pubblici. L’intervento dello Stato nelle infrastrutture è però andato via via ad assottigliarsi, a causa anche dei debiti che hanno favorito i capitali privati.
Alcuni Paesi, come la Germania mantengono una rete autostradale quasi interamente pubblica, mentre in Francia l’infrastruttura è stata opera di società private.
IN SPAGNA RESISTONO I BENETTON
In Spagna bisogna fare innanzitutto distinzione tra autopistas e autovias, le seconde sono totalmente pubbliche, quindi proprietà dello Stato; le prime sono invece autostrade a pedaggio gestite da concessionarie private, qui opera principalmente Abertis, azienda di cui i Benetton controllano la maggioranza, a sua volta gestita da Mundys, proprietaria anche di Autostrade per l’Italia.
Attualmente il pedaggio è previsto solo sul una porzione della rete con tratte specifiche in cui si applicano tariffe di cogestione. I pedaggi vengono definiti dal ministero dei Lavori pubblici.
GERMANIA, 13 MILA CHILOMETRI COMPLETAMENTE PUBBLICI
Le Autobahn tedesche, famose per l’assenza dei limiti di velocità, nascondono un modello piuttosto particolare: il totale dei suoi 13 mila chilometri (per fare un confronto in Italia siamo a poco più di 6 mila) sono state finanziate con risorse provenienti dal bilancio statale e restano oggi al 100% di proprietà della Repubblica Federale di Germania.
Dal 1994 è comunque prevista la possibilità che privati possano costruire e gestire tratte specifiche (ad esempio ponti o tunnel, con pedaggio). In questo caso, il finanziamento è al 50% statale e per il resto remunerato da pedaggi.
GRAN BRETAGNA, SI PAGA IN BASE AL SERVIZIO
Nel Regno Unito l’accesso alle autostrade è completamente gratuito, con qualche eccezione. Fino dagli anni Novanta tutte le infrastrutture sono state realizzate dallo Stato. Tra il 1994 e il 2013, sono stati portati a termine 13 progetti finanziati da privati, la cui concessione dura al massimo 30 anni.
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La remunerazione dei concessionari si basa però sulla qualità del servizio, il livello di sicurezza e la congestione del traffico. Solo per 15 tunnel e ponti in tutto il Paese sono previsti pedaggi e le tariffe vengono calcolate anche sulla base di parametri quali la velocità media di percorrenza dei veicoli.
IN PORTOGALLO PAGA LO STATO
Un dato interessante? Se la Germania ha la rete più lunga, il Portogallo ha quella capillare: con 6,72 km ogni 1.000 abitanti supera di gran lunga Regno unito (6,33 km/1.000 persone) e Germania, che ha solo 2,81 km per 1.000 persone.
Qui oltre l’80% della rete è concessa a società private, poco meno del 10% sono in gestione diretta del governo e il restante (circa 10%) sono subappaltati a società private.
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