Al di là dei risultati industriali e finanziari del Gruppo BMW a bilancio nel 2025, sono le parole dell’a.d. Oliver Zipse, indirizzate alle politiche dell’Unione Europea, che risuonano dall’Annual Conference tenuta a Monaco.
Arrivano in un contesto nel quale BMW ha centrato il risultato sulla riduzione delle emissioni di CO2, facendo meglio di quanto non avesse imposto il legislatore, visto il dato di emissioni a 90 g/km dalla flotta di nuovi veicoli venduti, contro un target di 92,4 g/km.
BMW CONTESTA L’INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT
- Privilegiate scelte protezionistiche anziché incidere sul caro energia
- Categoria M1E premia auto piccole in quanto tali, non le più efficienti
- Contestato il contenuto di origine europea
- 40 nuovi modelli o restyling in arrivo entro il 2027
- Nuova BMW X5 verrà presentata in estate
- Il range extender non è una necessità per BMW
“Le emissioni di CO2 sono importantissime per noi e siamo l’unico costruttore europeo che nel 2025 ha centrato l’obiettivo, migliorando il dato previsto. Quello che per noi è importante è che venga rielaborato l’obiettivo (verso il 2035; ndr).
C’è una sovra-regolamentazione che non ha nulla a che fare con la CO2, come il requisito del contenuto europeo”, ha approfondito sul tema l’a.d.. “Guardare alle emissioni solo allo scarico e non lungo l’intero ciclo vitale è sbagliato. Le discussioni attuali non sono sufficientemente ampie e questo porterà al restringimento dell’industria”.
NO A POLITICHE PROTEZIONISTICHE
Zipse ha indicato i limiti delle politiche europee annunciate lo scorso dicembre e quelle dettagliate nell recente Industrial Accelerator Act, riassumendo l’azione del legislatore sulle emissioni come un esperimento “che non darà i risultati desiderati”. In aggiunta, nello specifico delle limitazioni previste dall’IAA e le politiche industriali di stimolo alla produzione in Europa: “Non crediamo nel protezionismo ma con l’IAA l’Unione Europea continua il percorso protezionistico senza risolvere il problema dei costi energetici”.

Ha criticato anche il “bollino” dell’auto made in Europe e quello dei componenti di origine europea, contestando la creazione della nuova categoria di vetture M1E. Perché riconoscere supercrediti alle emissioni a modelli in quanto piccoli (sotto i 4,20 metri di lunghezza), anziché premiare i modelli più efficienti? Una posizione evidentemente interessata, essendo il Gruppo, a oggi fuori dalla partita della classe M1E. Mini, che vi rientrerebbe per dimensioni di due modelli elettrici, non vi accederebbe per i prezzi ben al di sopra della soglia di 20 mila euro prevista dal legislatore.
ELETTRICHE E IBRIDE PLUG-IN, I NUMERI DEL GRUPPO
Le vendite di auto elettriche, per il Gruppo BMW, sono state di 442 mila unità nel 2025, alle quali si sommano 200 mila ibride plug-in. Una crescita del 3,6% delle prime, che rappresentano il 17,9% dei volumi totali, ovvero, di 2,46 milioni di auto vendute lo scorso anno e la conferma di BMW quale leader del mondo premium.
Guardando al futuro, la tecnologia dell’elettrico con range extender non è un’alternativa ritenuta necessaria con l’autonomia di marcia che i modelli Neue Klasse offrono, resta tuttavia un fronte tecnologico monitorato dal Gruppo.

Modelli elettrici Neue Klasse che sono in espansione, con l’arrivo della BMW i3, la cui presentazione è prevista il 18 marzo. Poi, nel 2027, sarà la volta della prima BMW M elettrica, derivata dalla i3. La divisione delle BMW sportive, che continuerà a fare modelli termici, ha totalizzato lo scorso anno 230 mila unità vendute, proseguendo la traiettoria di crescita su base annua.
Ancora prodotto per dire della presentazione, in estate, della nuova BMW X5, che sarà elettrica, termica, ibrida plug-in e, dal 2028, elettrica a fuel cell. Non sarà un modello su architettura Neue Klasse, confermerà l’attuale piattaforma evoluta. In totale, tra 2026 e 2027 vedremo 40 novità di prodotto, tra modelli aggiornati o nuove generazioni. Al capitolo restyling, l’appuntamento è fissato al Salone di Pechino, nel mese di aprile, per la rinnovata Serie 7.

BENE LE VENDITE IN EUROPA E USA, MENO 12% IN CINA
Fronte cinese sul quale il Gruppo è andato in sofferenza nel 2025, con un calo delle vendite del 12,5%, a 626 mila unità. È l’unico segno meno tra le regioni globali, con l’Europa in crescita del 7,3% a 1,018 milioni di auto vendute. Negli Stati Uniti, con 419 mila auto, il Gruppo ha postato una crescita del 5,6%.
DIVIDENDI E MARGINI STIMATI SUL 2026
Gli indicatori finanziari del Gruppo hanno visto margine operativo del 7,7%, con un utile operativo di 10,2 miliardi di euro, in diminuzione del 6,7% rispetto ai 10,9 miliardi del 2024. L’utile netto è stato di 7,4 miliardi di euro contro i 7,6 miliardi dell’anno precedente.
Le prospettive sul 2026 sono, sul business auto, di consegne sui livelli del 2025 (2,46 milioni di vetture vendute, +0,5% sui 12 mesi precedenti) e un margine operativo tra il 4 e il 6%, rispetto a una performance del 5,3% registrata lo scorso anno. Un dato che rientra nelle previsioni fatte nel marzo del 2025, con un impatto dei dazi di circa l’1,5%.
Un quadro che, agli azionisti, pagherà un dividendo di 4,40 euro ad azione ordinaria detenuta, contro il 4,30 euro staccato un anno fa. Quattro virgola 42 euro ad azione per le azioni privilegiate.
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