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Dash cam e flotte aziendali: 5 miti da sfatare una volta per tutte

Dash cam e flotte aziendali: 5 miti da sfatare una volta per tutte
Tra privacy, regole di installazione e utilizzo dei dati, Geotab chiarisce i dubbi più diffusi sulle telecamere a bordo

IN QUESTO ARTICOLO

Telecamere sui veicoli aziendali: utili o pericolose? Il dibattito sulle dash cam divide fleet manager e aziende, sospesi tra le opportunità offerte dalla tecnologia e i dubbi legati a privacy e regole. A fare chiarezza interviene Geotab, società canadese specializzata nei veicoli connessi, che ha raccolto i cinque falsi miti più diffusi.

«L’installazione delle dash cam può intimorire chi gestisce le flotte, ma con la giusta cultura e trasparenza gli ostacoli si trasformano in opportunità», spiega Franco Viganò, AVP EMEA & Italy Country Manager di Geotab. «Sono strumenti evoluti che migliorano sicurezza e prestazioni, a beneficio dei conducenti e delle aziende».

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1. “In Italia le dash cam sono illegali”

Non è vero. La legge non vieta l’installazione di telecamere a bordo, purché siano rispettate le norme sulla privacy e sulla sicurezza stradale. Le registrazioni devono avere finalità specifiche, tempi di conservazione limitati e rispettare i principi del Codice per la protezione dei dati personali. Inoltre i dispositivi non devono mai ostacolare la visuale del conducente né comprometterne i movimenti.

2. “Le immagini appartengono al produttore”

Falso. Le registrazioni sono dell’azienda che gestisce la flotta, non del fornitore del dispositivo. Il produttore può agire solo come “responsabile del trattamento” dei dati. È dunque il fleet manager a decidere come conservare o cancellare i vidoe.

3. “I video non possono essere condivisi”

Non sempre. In presenza di una base giuridica, i filmati possono essere trasmessi a terzi: per esempio alle compagnie assicurative dopo un sinistro o alle autorità su ordine del giudice. È però consigliabile oscurare volti, targhe e altri dati sensibili e cancellare subito le immagini non utili.

4. “Se la telecamera è spenta non serve informare il conducente”

Errato. La sola presenza di una dash cam a bordo obbliga l’azienda a informare chi guida, anche se il dispositivo è spento. Il GDPR impone trasparenza: il conducente deve sapere che può essere ripreso. L’informativa può avvenire attraverso contratti, note scritte o avvisi ben visibili sul veicolo.

5. “Servono solo a ricostruire incidenti”

Un mito da superare. Le dash cam moderne, integrate con intelligenza artificiale, sono strumenti proattivi: riconoscono distrazioni, segni di stanchezza o l’uso del cellulare, inviando avvisi in tempo reale e aiutando a prevenire gli incidenti. Alcuni modelli segnalano anche collisioni imminenti o uscite di corsia. I dati raccolti, inoltre, permettono alle aziende di avviare programmi di formazione e premiare i conducenti più virtuosi.

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