Il Consiglio dell’Ue ha dato il definitivo via libera al Data Act, la prima legge comunitaria che disciplina l’economia dei dati industriali. L’ok è arrivato il 27 novembre, dopo l’accordo raggiunto con il Parlamento Europeo il 28 giugno precedente: l’intenzione è quella di stimolare l’innovazione, eliminando le barriere all’accesso ai dati.
Il nuovo Regolamento consentirà di arginare il traffico illegale di dati e di implementare gli standard di interoperabilità, garantendo la concorrenza nel settore dei servizi, rendendo anche più economica ed efficiente l’assistenza post-vendita e after-market.
I prossimi passi sono la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, dopo 20 giorni la legge entrerà in vigore ma diventerà operativa solo 20 mesi dopo (calendario alla mano, quindi, non prima di agosto 2025). Il comunicato stampa dell’Ue però precisa anche che (secondo quanto riporta l’articolo 3, comma 1 – Obblighi di accesso semplificato ai dati per i nuovi prodotti) la nuova legge si applicherà a “prodotti connessi e servizi ad essi connessi immessi sul mercato decorsi 32 mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento“, quindi nel 2026.
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Data Act, cosa succede alle auto connesse?
Ora i Paesi membri dovranno lavorare per rispondere in modo efficace alle tre direttrici del Regolamento Ue. Ciò significa che dovranno garantire un accesso equo ai dati generati dai dispositivi connessi a Internet, equilibrare il potere negoziale delle piccole e medie imprese, oltre a permettere l’accesso e la condivisione dei dati tra enti pubblici e settore privato in situazioni di emergenza.
Il Data Act consentirà ai proprietari e agli utilizzartori di oggetti connessi (parliamo di elettrodomestici intelligenti, ma anche macchine industriali intelligenti e, ovviamente, auto connesse) di accedere ai dati generati dal loro utilizzo in modo libero (prima di oggi gli unici proprietari di questi dati erano i produttori e i fornitori terzi di servizi).
Il tassello fondamentale che ha permesso di svincolare il dato dal bene è la distinzione – introdotta appunto per la prima volta dal Data Act – tra dati di prodotto e dati di servizio correlati, che permette di proteggere segreti commerciali e diritti di proprietà intellettuale, ma anche di rendere libero l’accesso ai dati prodotti dall’utente che utilizza il bene e quindi “prevenire l’abuso di squilibri contrattuali nei contratti di condivisione dei dati a causa di clausole contrattuali inique imposte da una parte con una posizione negoziale significativamente più forte”.
Per il mondo dell’auto il potenziale è enorme: si va dalla possibilità di regolare accessi e parcheggi nei centri cittadini, alla registrazione degli incidenti (che permetterebbe la chiamata automatica di emergenza), migliorare i servizi legati alla manutenzione predittiva, modificare totalmente i premi assicurativi con le offerte basate sullo stile di guida e gli Adas attivi, ma anche accedere ai video dei sinistri.

Il potenziale economico
“L’adozione di oggi fungerà da catalizzatore per un’Europa pronta all’era digitale. La nuova legge sbloccherà un enorme potenziale economico e contribuirà in modo significativo al mercato interno europeo dei dati. Lo scambio e l’uso generale dei dati verranno potenziati e si apriranno nuove opportunità di mercato a vantaggio dei nostri cittadini e delle nostre imprese in tutta Europa“, dichiara José Luis Escrivá, ministro spagnolo della trasformazione digitale.
In effetti, la nuova legge sbloccherebbe un potenziale inespresso: si intende creare valore economico per un settore che, entro il 2028, dovrebbe sfiorare i 270 miliardi di euro in Ue, mentre l’Internet of things dovrebbe raggiungere tra i 5 e gli 11 trilioni di euro entro la fine del decennio.
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La collaborazione aziende-PA
Alla base del Data Act c’è anche la possibilità di utilizzare i dati in casi di emergenza: permettendo alla Pubblica Amministrazione di accedere e utilizzare i dati in possesso del settore privato (ovvero il business to government): “Un disastro naturale, una pandemia, un attacco terroristico, e se i dati richiesti non sono altrimenti accessibili”. Ovviamente le imprese, soprattutto piccole e medie, “saranno compensate”.
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