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De Meo vuole coesione, per Tavares l’Europa danneggia tutti

De Meo vuole coesione, per Tavares l’Europa danneggia tutti
Uno cerca la coesione, l'altro sta sulla difensiva: sono le due visioni opposte di Luca De Meo, CEO di Renault e presidente di ACEA; e Carlos Tavares, AD di Stellantis, emerese soprattutto al Salone di Parigi

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Non solo novità, il Salone di Parigi è stato anche politico vista la presenza dei due manager più chiacchierati del momento, in due modi diversi: Carlos Tavares, CEO di Stellantis a cui viene data la responsabilità del crollo delle vendite e prossimo alla successione; Luca De Meo, CEO del Gruppo Renault e Presidente di ACEA, di cui invece si loda il lavoro fatto alla Losanga.

E che, in una tavola rotonda a testa con alcuni giornalisti, non hanno mancato di dire la loro sugli argomenti più caldi del momento, a partire dai dazi dell’UE sui veicoli prodotti in Cina.

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DE MEO, L’ELETTRICO E I CINESI

Penso che gli accordi WTO siano stati firmati da tutti, e che a Bruxelles abbiano scoperto il segreto di Pulcinella – esordisce così il manager parlando dei dazi cinesi, aggiungendo che dietro la produzione cinese c’è un “sistema economico dirigista diverso dal loro”, mentre “a noi chiedono di realizzare auto più economiche del loro col nostro sistema: come la mettiamo?”.

Ad ogni modo, aggiunge, oggi i cinesi rappresentano non più del 4% del mercato europeo, cosa che non deve farci pensare che ci abbiano già battuto. Ciò che deve preoccupare è il vantaggio di una generazione sull’elettrico, e un margine di costo del 20-25%. Ancor più, deve far preoccupare il ritardo delle gigafactory europee (con Northvolt a rischio fallimento, aggiungiamo), e il fatto che i cinesi abbiano il monopolio sulle materie prime. “Dobbiamo trovare una soluzione ora, altrimenti il business dell’elettrico potrebbe essere già morto in Europa tra cinque anni.”

Sempre sull’elettrico, parla di una condizione diversa di Renault rispetto a Stellantis e Volkswagen, che hanno rivisto al ribasso le previsioni di profitto. Renault, invece, non ha segnali che debbano portarla a correggere la sua strategia, e questo perché “Abbiamo lavorato duramente in passato per metterci al riparo, e a oggi non ci sono motivi per cambiare la rotta. Continueremo sulla nostra strada senza emettere avvisi di profit warning.”

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SERVE UN CONSORZIO

De Meo torna poi ad insistere sulla necessità di creare un consorzio europeo, in stile Airbus, ma stavolta si spinge oltre unendolo alla necessità di creare citycar elettriche, su cui Renault punta molto (A Parigi ha portato Renault 5 E-Tech, Renault 4 E-Tech e Renault Twingo E-Tech) e che lui stesso al Salone ha definito come “l’Uovo di Colombo”. E per spingere su questa idea, cita il successo passato della collaborazione tra Toyota e PSA con la triade Toyota Aygo-Citroën C1-Peugeot 107, con le quali ogni brand vendeva 100.000 unità della sua versione.

Citroen C1 Escape

De Meo cita anche la proposta a Volkswagen per lo sviluppo congiunto di un’auto elettrica sotto i 20.000 euro, le cui trattative sono però naufragate. “Quello che ho proposto a Volkswagen non è poi chissà che idea originale, ma continuo a proporla. Abbiamo la capacità produttiva, al momento in Europa non esiste una piattaforma competitiva come la nostra (la AmpR nelle versioni Small e Medium, ndr) e quindi estendo l’invito ad altri, per fare un modello insieme”. Frase che sicuramente alimenta di nuovo i pettegolezzi, seppur ampiamente smentiti da tutte e tre, sulla fusione tra Stellantis, Renault e BMW.

E magari non sarà una fusione, ma è probabile che sia Stellantis che BMW, per sfruttarla in Mini, possano voler partecipare al gioco della piattaforma comune. Anche se le prime collaborazioni le vedremo con i marchi del gruppo Geely, con cui Renault ha avviato “un’ottima collaborazione”.

motore horse range extender

De Meo cita Horse, il quarto produttore di motori al mondo, cita la Renault Grand Koleos per la Corea, su base Volvo XC60, e parla anche di un nuovo progetto col colosso cinese, “potenzialmente con Polestar, insieme ad Alpine”. Non è dato sapere se sarà una Alpine sulla piattaforma SEA usata su Polestar 4, o una Polestar più compatta che sfrutto la AmpR Medium usata sulla Alpine A390 Beta, presentata proprio al Salone.

E a proposito delle auto piccole, De Meo insiste che sono loro, insieme ai veicoli per le consegne all’ultimo miglio, ad avere la capacità per spingere l’elettrico (“Non ci vuole un Nobel in fisica per capire che per muovere un oggetto che pesa una tonnellata serve la metà dell’energia, qualsiasi essa sia, di un oggetto che ne pesa due” – aggiunge). Ma, per farle, servono nuove regole, soprattutto relative alla sicurezza: certo è facile, dice,  prendere cinque stelle EuroNCAP con un metro e mezzo di cofano come sulle grandi berline, ma con un cofano di 20 cm è più complicato. Secondo il manager, le regole andrebbero adattate alle condizioni di utilizzo di questo tipo di veicoli.

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CARLOS TAVARES CONTRO TUTTI

Anche il CEO di Stellantis, che durante la giornata stampa del Salone sembra sia anche stato fischiato, ha detto la sua, ma si mette più sulla difensiva parlando delle conseguenze dei regolamenti comunitari sull’automotive europeo.

E non risparmia una piccola polemica: “Altri hanno creato il caos e voi chiedete a me di risolvere la situazione e di garantire posti di lavoro. Non sono un mago, sono un essere umano come voi” dice ai giornalisti durante un’altra tavola rotonda al Salone. E aggiunge che, per risolvere “i problemi creati da altri” potrebbe dover fare cose che poi non saranno accolte bene.

Per il CEO del colosso italo-franco-americano, è la regolamentazione imposta dall’UE il problema, e accusa Bruxelles di danneggiare il mercato.Dov’è lo studio di impatto dell’Europa sulle possibili conseguenze? Perché non ascoltano? Come posso rassicurare sul fatto che il caos che è stato creato sarà risolto da una casa automobilistica come Stellantis?” aggiunge.

Nonostante questo, però, Tavares dice che Stellantis è pronta ad affrontare la concorrenza.Non mi preoccupa la competizione, con i cinesi o con chiunque altro, gli altri sono preoccupati. In Stellantis siamo pronti, il punto è che l’Europa ha paura della competizione, ha paura di entrare in gara. Se si ha paura della concorrenza, dei possibili effetti collaterali, si creano delle bolle che non fanno bene al mercato. E l’Europa continua ad avere una posizione demagogica, che il mercato lo danneggia”.

Ritiene però che i dazi europei contro le auto cinesi siano stati un’arma controproducente. Li definisce una “mossa sbagliatissima”: secondo il leader di Stellantis, così facendo i cinesi saranno sì spinti a cercare fabbriche in Europa, ma certo non in Italia, Germania o Francia, dove i costi di produzione sono alti; bensì nell’Europa dell’est, come BYD in Ungheria, che permetterà loro di sfornare auto a costo più basso e li agevolerà a conquistare altre quote di mercato, mettendo gli europei in difficoltà.

La versione americana della Fiat 500e

Ma Tavares non se la prende solo con i politici europei, attacca anche a quelli italiani. Al Salone di Parigi, parlando 3 giorni dopo la sua audizione al Parlamento Italiano dell’11 ottobre 2024, Tavares chiarisce che il problema non è la strategia, ma il mercato: “Ho spiegato ai politici che una cosa sono i sintomi della crisi e i motivi, un’altra è la ricetta per superarla. Ho provato a spiegare che il problema della crisi occupazionale di Mirafiori, dove si fa la 500 elettrica, non è che abbiamo sbagliato le strategie ma che è il mercato elettrico che di colpo è crollato perché in Germania e in Italia sono finiti gli incentivi. Sia chiaro che io non ho chiesto denaro per l’azienda, per Stellantis come ha riferito qualcuno, semmai invece ho chiesto denaro per gli automobilisti italiani. Per i clienti che vogliono comprare un’auto e si rendono conto che un’elettrica costa il 40% in più di una termica. Il cliente dice: se costasse uguale alla termica, un’elettrica me la comprerei pure. Ma se costa il 40% di più non lo farà mai. Purtroppo è un gap di prezzo che non si può abbassare facilmente perché dipende dalla diversa tecnologia e anche dai costi dell’energia che in Italia sono il doppio di altri paesi. Per questo i politici devono metterci del denaro anche da parte loro sotto forma di incentivi per arrivare ad abbassare i costi finali dell’auto per il cliente finale e aiutare gli automobilisti a comprarle. Altrimenti non si farà nessuna transizione e sarà male per tutti” chiarisce il manager, che aggiunge di essere sempre in stretto contatto con i sindacati, con i quali prima dell’audizione ha parlato per due ore.

Per questo, sempre a Parigi, Tavares è tornato su Mirafiori. Ha detto che non sono esclusi i licenziamenti, ma che per evitarli ha deciso di voler anticipare la produzione della Fiat 500 ibrida, inizialmente prevista per il 2026 e ora promessa dopo la metà del 2025.

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