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Le società di noleggio devono versare l’IPT dove svolgono la “gestione ordinaria in via principale”

Le società di noleggio devono versare l’IPT dove svolgono la “gestione ordinaria in via principale”
È diventato legge l'obbligo di versare l’imposta provinciale di trascrizione all’ente territoriale in cui i noleggiatori svolgono la “gestione ordinaria in via principale” dell’attività. Una norma confusa e insensata.

IN QUESTO ARTICOLO

Il decreto fiscale 2026 (D.L. 38/2026) è stato convertito in via definitiva in legge dalla Camera dei Deputati, compreso dell’emendamento che riguarda l’imposta provinciale di trascrizione (IPT) per il noleggio auto.

L’emendamento stabilisce che le società di noleggio devono versare l’IPT all’ente territoriale in cui svolgono la “gestione ordinaria in via principale” dell’attività.

Lo scopo è contrastare il fatto che molte società di noleggio hanno la propria sede legale nelle Province Autonome di Trento e Bolzano per beneficiare di tariffe IPT fisse e più basse rispetto al resto d’Italia, facendo in modo che l’imposta sia pagata dove l’attività viene realmente coordinata ed esercitata.

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Buone intenzioni? Forse, ma i pessimi risultati sono facilmente prevedibili: un aumento dei contenziosi e nessun beneficio per i territori dove effettivamente circolano i mezzi. Vediamo il perché.

Cos’è la “gestione ordinaria in via principale”?

Le società di noleggio dovrebbero versare l’IPT all’ente territoriale in cui svolgono la “gestione ordinaria in via principale” dell’attività. Ma il concetto stesso di “gestione ordinaria” è di arbitraria individuazione, che non esiste nelle linee guida dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) .

Nelle intenzioni del legislatore la sede legale dovrebbe essere spostate dove c’è la struttura operativa principale (uffici direzionali, gestione contratti, logistica centrale) e quindi lì andrebbe versata l’imposta. Ma è una definizione imprecisa, o per meglio dire un parametro inesistente, che rischia di aprire la strada a una nuova fase di contenziosi.

Cosa fare con le imprese con numerose sedi distribuite sul territorio nazionale e attività frazionate tra più strutture operative? Si pensi agli uffici delle imprese di noleggio situate negli aeroporti o presso le stazioni ferroviarie, dove sono offerti alla clientela veicoli che circolano continuamente sull’intero territorio nazionale.

Il noleggio, per sua natura, opera su tutto il territorio nazionale. Al contrario dei privati, non esiste un “indirizzo” specifico. Un conto è la sede della società di noleggio, un conto è dove effettivamente girano le auto.

Cosa succederà adesso

Non si può gestire un business come il noleggio con gli stessi criteri applicati ai privati cittadini. Le conseguenze della proposta sarebbero contradittorie: il gettito si sposterebbe da un’area geografica ad un’altra, mentre verrebbero penalizzati i territori in cui i veicoli realmente circolano e consumano infrastrutture.

Ma tutto questo potrebbe anche non accadere: la legge è scritta in modo talmente confuso che potrebbe non avere un impatto significativo. Attendiamo di capire cosa faranno le società di Noleggio, ma potrebbero anche non prendere decisioni nell’immediato e prepararsi a un’ondata di ricorsi e contenziosi legali.

L’alternativa: centralizzare il tributo

Aniasa, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, si è opposta fermamente all’emendamento.

La proposta alternativa, fatta da anni, è l’adozione di un modello di centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio, con successiva redistribuzione alle Regioni e Province sulla base di criteri oggettivi da queste ultime determinate.

Un modello analogo esiste già in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali.

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