Per le flotte aziendali, il confronto tra elettrico e motori tradizionali passa sempre meno dal prezzo di listino e sempre più dal costo complessivo dell’auto nel corso della sua vita operativa. È su questo terreno che le BEV stanno guadagnando competitività, soprattutto nei segmenti a maggiore diffusione.
A misurare il fenomeno è l’Ayvens Car Cost Index, che analizza il Total Cost of Ownership dei principali segmenti di mercato in 30 Paesi europei. Il calcolo prende come riferimento quattro anni di utilizzo e una percorrenza di 30 mila chilometri l’anno, includendo svalutazione, manutenzione, carburante o energia, assicurazione e fiscalità. In Italia, la distanza tra elettrico e motorizzazioni tradizionali si è ridotta fino a ribaltarsi in alcuni casi.
Tra le compatte oltre 170 euro al mese di differenza
È nel segmento delle compatte che il vantaggio delle elettriche emerge con maggiore chiarezza. Una BEV costa in media 858 euro al mese, contro i 908 euro di un modello a benzina, i 912 euro di un’ibrida plug-in e i 1.032 euro del diesel. La differenza tra elettrico e gasolio supera quindi i 170 euro mensili, una cifra che assume un peso rilevante quando viene rapportata alla durata dei contratti e alle dimensioni di una flotta.

Anche nel segmento medio l’elettrico mantiene un margine favorevole: 969 euro al mese, contro i 994 euro del diesel, mentre benzina e plug-in superano quota mille euro. Nelle citycar, invece, le distanze si fanno minime. Nel segmento A il costo medio mensile è di 736 euro per l’elettrico e 732 euro per la benzina: appena quattro euro di scarto.
La svalutazione resta il principale costo per le BEV
Il vantaggio sul costo totale non elimina uno dei principali punti deboli dell’elettrico: la svalutazione. Secondo l’Ayvens Car Cost Index, questa voce rappresenta in media il 46% del TCO di una BEV, risultando nettamente la componente più rilevante.

A compensare almeno in parte questo peso è il costo dell’energia, che per le elettriche incide per circa il 12% del TCO. Sulle vetture a combustione, invece, la spesa per il carburante assume un peso decisamente maggiore: 26% per i modelli a benzina e 22% per i diesel. Per chi gestisce flotte con percorrenze elevate, quindi, il confronto non può fermarsi al prezzo d’acquisto: conta il costo complessivo sostenuto durante l’intero periodo di utilizzo.
In Europa il quadro resta molto diverso da Paese a Paese
La convenienza dell’elettrico non è uniforme in tutta Europa. Secondo l’indice Ayvens, le BEV risultano economicamente competitive in 17 dei 30 Paesi analizzati nel segmento delle utilitarie, in 19 nelle compatte e in 16 nel segmento medio. A incidere sono soprattutto fiscalità, costo dell’energia, incentivi e valori residui.
Portogallo e Belgio figurano tra i mercati più favorevoli all’elettrico, mentre la Svizzera registra costi medi più elevati. Per le flotte, dunque, la scelta dell’alimentazione dipende sempre più dal profilo di utilizzo e dal mercato di riferimento. Ma in segmenti come quello delle compatte, almeno in Italia, l’elettrico ha già superato il diesel sul piano dei costi complessivi.
Leggi Anche: Il mercato auto europeo cresce del 13%, ma senza fiscalità condivisa per le flotte aziendali l’elettrico non sboccia
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter e aggiungici alle tue fonti preferite di Google per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
