Il 22 ottobre abbiamo partecipato all’evento Mobility Connect 2025, organizzato da Geotab nelle grandi sale del LUXEXPO – The Box in Lussemburgo. Una giornata piena, che ci ha coinvolto tra panel, talk e interviste, durante la quale si è parlato di tante novità dell’offerta Geotab, ma soprattutto del futuro della mobilità, sempre più definita da Intelligenza Artificiale, nuovi strumenti telematici ed esigenze complesse (dall’elettrificazione, alla geopolitica, alla privacy e la compliance).
Elementi disruptive, come li ha definiti Neil Cawse, founder e CEO di Geotab, che hanno cambiato il lavoro del Fleet Manager. Un mestiere sempre più sofisticato, che richiede grande expertise e che non verrà certo spazzato via dall’AI: bisogna combinare sicurezza, sostenibilità, compliance, manutenzione e ottimizzazione. “I Fleet Manager sono passati dall’essere pratici, ad essere tecnici”, ha spiegato.
E quali sono li strumenti di questi nuovi tecnici? Noi ne abbiamo parlato Franco Viganò, AVP EMEA & Italy Country Manager, e Stefano Peduzzi, Technology Solutions & Operation Vice President.
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L’intervista doppia a Viganò e Peduzzi
Il 22 ottobre è andato in scena Geotab Mobility Connect, di cosa si è parlato?
Franco Viganò: Ci siamo focalizzati molto sugli aspetti AI, quindi Artificial Intelligence su cui poi di fatto oggigiorno la nostra piattaforma è costruita, abbiamo fatto approfondimenti relativi alla sicurezza alla guida dei veicoli, abbiamo fatto approfondimenti relativi alla manutenzione predittiva dei mezzi. Siamo scesi anche in ambito di connessioni OEM: come sappiamo, i veicoli escono già dotati di connettività dalla fabbrica e noi abbiamo accordi quasi tutti gli OEM sul mercato, questo significa che siamo in grado di connetterli, senza dover installare a bordo alcuna tecnologia.
Poi abbiamo parlato di dash cam, che sta diventando un tema sempre più rilevante nell’ambito anche europeo, perché è tra i vari strumenti nelle mani dei Fleet Manager.
Geotab ha presentato uno studio condotto su driver professionisti riguardo AI e utilizzo di dash cam a bordo (lo trovate qui), come interpretate i risultati?
F.V.: Come ho già detto in passato, oggi siamo già attorniati da sensori e la telecamera è diventata di fatto un sensore proprio grazie all’intelligenza artificiale. Prima per poter interpretare le immagini bisognava guardarsi filmato, perdere tempo. Adesso siamo in grado di processare automaticamente le immagini, di riconoscere cosa sta succedendo anche in tempo reale e quindi attivare una serie di azioni e di alert. Parliamo di sicurezza.

Abbiamo capito che le opportunità della dash cam sono sono molte, dall’altro lato, soprattutto in Europa, ci sono tematiche di privacy. La stessa percentuale di intervistati che vedono in questo strumento una opportunità, lo abbiamo visto nel nostro studio, teme un po’ la privacy. Anche oggi abbiamo affrontato questo argomento durante la conferenza, in termini legali.
Di fatto è vero che la privacy può spaventare, ma ci sono dei modi e dei casi in cui la telecamera può assolutamente essere usata. Bisogna ovviamente spiegare molto bene all’azienda e a tutti gli attori coinvolti il perché si utilizza questo strumento.
Tra i vari servizi che offre la piattaforma Geotab ci sono quelli specifici per l’elettrificazione ovviamente, ma siete anche in grado anche di consigliare il Fleet Manager su quali delle sue vetture possono passare al full electric, o all’ibrido Plug-In?
Stefano Peduzzi: Certo, Geotab è stato un precursore nell’offrire soluzioni per aiutare le flotte nelle due fasi principali di adozione delle EV.
La prima è proprio quella del capire se il mezzo elettrico ha un senso e su quali mezzi della flotta ha senso fare questa questa conversione, per questo abbiamo un modulo dedicato nella piattaforma – l’Electric Vehicle Suitability Assessment – che va ad analizzare l’utilizzo del mezzo nel tempo, va a vedere la stagionalità, perché comunque sappiamo che sui mezzi elettrici c’è un forte impatto in quella che è l’autonomia del mezzo a seconda delle delle stagioni, e il tipo di uso che si fa, viene analizzata la parte legata ai costi, e propone quali sono i mezzi da convertire all’elettrico.
La piattaforma poi aiuta nella seconda fase, che è quella che stiamo vedendo sempre di più ora: una volta che la flotta ha iniziato a ad avere in flotta mezzi elettrici o PHEV, possiamo aiutare il Fleet Manager a vedere come effettivamente questi mezzi vengono utilizzati.

Spesso la preoccupazione, per le ibride Plug-In, è legata ai consumi. Che supporto potete offrire?
S.P.: È vero, è un problema comune, perché sappiamo che se utilizzati correttamente possono essere molto convenienti, però spesso succede che non vengono utilizzati al meglio perché l’autista preferisce rimanere su la parte a combustione interna e allora non è più conveniente.
Anche qui offriamo una serie di strumenti per monitorare l’utilizzo di di energia, le ricariche che vengono effettivamente fatte su questi mezzi, per dare un’idea al Fleet Manager se effettivamente la tecnologia è utilizzata nel modo corretto.
Uno strumento molto ricercato, soprattutto ora che i mezzi alla spina sono sempre più diffusi, è quello dello smart charging, la ricarica intelligente, che permette di ricaricare quando la corrente è più conveniente o il sistema non rischia il sovraccarico.
S.P.: Assolutamente, abbiamo pensato a entrambe queste necessità. Da un lato, c’è la benefit car con il problema del rimborso della ricarica. Una volta si dava una fuel car e via, ora posso ricarica in ufficio o a casa, e a casa ci possono essere tecnologie. La piattaforma è in grado quindi di estrapolare le ricariche effettuate a casa e il consumo effettivo di energia.
Poi c’è il problema invece, molto differente, dell’adozione massiva di mezzi elettrici nel mondo furgoni, principalmente consegne ultimo miglio. Questi mezzi fanno dagli 80 ai 120 chilometri al giorno, quindi perfettamente compatibili con le capacità dei mezzi elettrici sul mercato, ma si presenta il problema della ricarica. Perché i mezzi tornano in sede la sera, tra le cinque e le sette, e vanno ricaricati. Tutti insieme? Si rischia il sovraccarico. Bisogna quindi pianificare in modo intelligente le ricariche, per non appesantire troppo la rete. Dall’altra parte sappiamo che durante la notte il costo dell’energia è tipicamente più basso, anche qui la tecnologia va a coadiuvare il sistema di ricarica, dando le giuste informazioni al sistema di ricarica per aiutarlo appunto a ottimizzare.
Ci sono Paesi che sono già molto più avanzati nell’adozione dell’elettrico, voi operate su scala globale e ne avete già esperienza. Esiste una differenza tra la manutenzione di una termica, di un auto elettrica o elettrificata?
S.P.: Assolutamente. Ci sono delle differenze, ma vanno capite. Il sogno di tutti era mezzo ‘il elettrico non ha bisogno di manutenzione’, non è propriamente vero.
Sicuramente si osserva una grossa differenza, ad esempio nel consumo freni, che sul mezzo elettrico è minore, soprattutto nel mondo furgoni. Questo è importante, ma, con Franco lo vediamo spesso, dall’altra parte ci sono ancora dei problemi nelle reti di manutenzione. Sia perché molti di questi mezzi non sono di brand tradizionali, ma di nuovi marchi appena entrati nel mercato europeo che non hanno una rete di manutenzione capillare.
Poi c’è la specializzazione dei tecnici, perché per andare a fare manutenzione su un mezzo elettrico bisogna avere certe capacità: è pericoloso. Bisogna certificare i meccanici, ma anche avere la struttura adatta.

Una domanda un po’ provocatoria: le auto sono sempre più software defined, qualcuno potrebbe chiedersi perché aggiungere un altro software di telematica, a pagamento. Perché non dovrebbe bastarmi ricevere le notifiche delle auto in flotta?
F.V.: È una provocazione e io sono d’accordo: questo dubbio l’ho avuto anch’io. Ne ho parlato oggi durante lo speech sulla manutenzione predittiva. E bisogna fare una cronistoria della telematica: da una telematica semplice, che localizzava il mezzo, ad una telematica complessa, che era in grado di raccogliere tanti dati dal mezzo e che però alla fine generava un sacco lavoro.
C’è informatica dappertutto: informatica sul mezzo, l’informatica generata dalla telematica, che ha anche un costo. Ma cosa me ne faccio?
Oggi portavo proprio la mia esperienza, nella mia vita passata da cliente della telematica, quando mi son trovato ad utilizzarla e a scontrarmi con questo problema di tanta informazione, che non ero in grado di utilizzare bene.
Oggi però c’è l’Intelligenza Artificiale…
F.V.: Esatto. Dal 2020 in poi, anche grazie all’avvento del machine learning e dell’intelligenza artificiale è vero che raccogliamo tante informazioni, ma siamo anche in grado di dare loro una forma, di dare loro un significato e di renderlo accessibile. Oggi la telematica non mi costringe più ad andare a vedere dei report pieni di dati complessi, di codici di errore: la telematica è in grado di rispondermi con linguaggio naturale. Lo abbiamo visto con il lancio del nostro nuovo chatbot, Geotab Ace, l’assistente digitale basato sull’intelligenza artificiale generativa all’interno della piattaforma.
Entri, chiedi quello che vuoi e ti viene data una risposta. Una risposta utilizzabile ad una domanda complessa. Questa è la differenza della telematica.
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