La tua azienda si occupa di last mile delivery? Allora forse lo sai già (ma ora ne avrai la conferma): Roma è la città peggiore dove spostarsi e quindi effettuare le consegne.
La nuova indagine Geotab, infatti, registra proprio nella Capitale il peggior livello di congestione sulle strade in tutta Europa. Tuttavia, Roma ottiene il punteggio più alto in termini di inefficienza dei percorsi, ma registra il più basso livello di spreco dovuto alle soste a motore acceso. Questo perché, rispetto ad altri centri, il traffico scorre in modo lento ma costante, invece che con il tipico andamento “a singhiozzo” che in città come Parigi o Londra fa aumentare i consumi.
“Il trasporto merci urbano è sempre stato letto attraverso la lente del traffico, guardando a quanto è congestionata una città e a quanto il traffico rallenta nelle ore di punta. Il nostro indice mostra che la questione è più profonda: non conta solo la quantità di traffico, ma il modo in cui questo si muove. Nelle città più efficienti, la circolazione è fluida e prevedibile; nelle altre diventa frammentata e questa discontinuità incide direttamente su costi, emissioni e sulla capacità delle flotte di operare in modo efficace”, ha dichiarato Franco Viganò, Associate Vice President EMEA di Geotab.
Gli LCV a Roma sono un po’ in crisi, ma per le auto va meglio
Il divario tra le prestazioni dei veicoli commerciali e quelle delle auto è di 26 punti (il più ampio rilevato a livello europeo) ed è legato alle finestre di consegna: a Roma, le tratte pianificate nel rispetto delle regole di accesso per le consegne superano quelle non strutturate più che in qualsiasi altra città.
Lo studio Il costo del traffico mette Berlino al primo posto nella gestione logistica delle merci. Roma si posiziona al quarto posto, dopo Amsterdam e Dublino.
Proprio la capitale tedesca, con un punteggio di 61 su 100, si distingue tra le capitali europee, in un contesto in cui il traffico resta gestibile e, soprattutto, prevedibile. All’opposto, Madrid si colloca all’ultimo posto con 25 punti, segnando un divario di efficienza del 144% tra le città agli estremi della classifica: una differenza netta che si traduce direttamente in tempo, consumi di carburante e costi operativi maggiori.
Apoi msterdam (59), Dublino (49) e Roma (48) si collocano subito dopo, in una fascia ancora funzionale, mentre Parigi (37) e Londra (29) si uniscono a Madrid in una categoria di città in cui le flotte vengono penalizzate dal sistema stesso.
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LA RETE STRADALE INFLUENZA, MA È L’ORGANIZZAZIONE A FARE LA DIFFERENZA
Ma che differenza c’è tra Berlino e Roma? O tra Dublino e Madrid? Ciò che emerge dal primo indice di efficienza del trasporto merci urbano in Europa è l’attenzione alla congestione del traffico quotidiano e un focus maggiore sul ruolo delle infrastrutture che influenzano la mobilità delle città.
A Berlino, una struttura urbana policentrica distribuisce il traffico su più direzioni, creando una rete scorrevole e stabile nell’arco della giornata. Ad Amsterdam, invece, la concentrazione delle vie e l’ottimizzazione dei semafori permettono ai veicoli di continuare a muoversi, anche a velocità ridotta, evitando lunghe code.
Le infrastrutture, però, sono solo una parte del contesto. A fare la differenza, in misura altrettanto decisiva, è il modo in cui le flotte pianificano, programmano e si adattano alla rete in cui operano. Città come Londra, Parigi e Madrid dimostrano che il problema non è solo il traffico in sé, ma l’imprevedibilità.

Ed è proprio questa a generare, per le flotte, quella che i dati di Geotab indicano come una vera e propria “tassa strutturale”, che implica tempistiche più lunghe tra una consegna e l’altra, finestre di consegna disattese e perdite di efficienza che non possono essere risolte semplicemente ottimizzando i percorsi o formando meglio gli autisti.
“Per i fleet manager, l’imprevedibilità è uno dei fattori più difficili da gestire. Il traffico può essere previsto, così come è possibile pianificare percorsi alternativi per evitare ritardi, ma quando i tempi di percorrenza variano sensibilmente da un giorno all’altro si crea un effetto a catena su tutta l’operatività. I dati dei veicoli connessi ci permettono di rendere visibile ciò che prima non lo era, passando da supposizioni a evidenze concrete. Ed è questa visibilità che consente a flotte, città e decisori di fare scelte più consapevoli sull’evoluzione dei sistemi di trasporto urbano.”
Roma, ad esempio, unisce un’elevata congestione con uno tra i livelli più bassi di tempi di fermo dei mezzi, perché il traffico procede in modo continuo, seppur lento, invece di alternare stop e ripartenze. Londra, al contrario, si colloca all’estremo opposto: qui il continuo ‘stop-and-go’ favorisce l’inefficienza, maggiori consumi di carburante e l’aumento delle emissioni.
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