Tra giovedì 12 e venerdì 13 giugno Israele ha attaccato diversi siti nucleari e basi militari iraniane. Non è tardata la risposta iraniana, con circa 200 missili balistici lanciati verso Israele. Continuano gli attacchi incrociati, seguiti – nella notte fra venerdì 20 e sabato 21 – dall’attacco Usa ai siti nucleari iraniani.
GLI EFFETTI SULL’INDUSTRY
Un conflitto in Iran può avere forti impatti sul prezzo del petrolio e causare seri danni alle rotte commerciali mondiali.
I mercati finanziari, già provati dalla contesa sui dazi Usa, reagiscono nervosamente e con perdite decise per i listini asiatici, europei e statunitensi.
L’aumento del prezzo del petrolio
I prezzi del petrolio sono saliti rapidamente, per paura di una restrizione dell’offerta, chiudendo la giornata di contrattazioni al Nymex (New York Mercantile Exchange, una delle principali borse mondiali per la negoziazione di contratti futures e opzioni su materie prime, in particolare prodotti energetici) con un rialzo dell’8%.
Il Brent si è in crescita del 10% circa, ai massimi da inizio aprile anche le quotazioni dei prodotti raffinati in Mediterraneo.
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Il riflesso sui prezzi alla pompa è il ritorno della benzina sopra quota 1,7 euro/litro (media nazionale self service) e il gasolio sopra 1,6.
La crisi logistica
L’Iran si affaccia sullo stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e, quindi, all’Oceano Indiano. Dall’altro lato la penisola araba.

Se dovesse bloccarsi questa rotta, le navi commerciali occidentali e cinesi non riuscirebbero più a raggiungere Emirati Arabi, Kuwait e Qatar, né le imbarcazioni provenienti da questi Paesi – tra i maggiori produttori di petrolio e gas naturale al mondo – potrebbero arrivare a destinazione.
Se Teheran scegliesse di chiudere lo stretto di Hormuz si stima una crescita dei prezzi del petrolio fra il 30 e il 50%.
Una prospettiva particolarmente critica per il mercato energetico, dato che dallo stretto di Hormuz passa un terzo del petrolio mondiale.
Tutto questo in un periodo in cui la logistica globale è già in difficoltà per la guerra Russo-ucraina e la crisi del canale di Suez.
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