Lavori in corso, chiusure del traffico e persino frane. Le strade che collegano l’Italia alla Francia stanno diventando sempre più impraticabili. Sono parecchi infatti i guai e gli inconvenienti che già nei prossimi giorni renderanno i viaggi Oltralpe tutto fuorché confortevoli.
Durante la giornata di ieri una frana ha colpito il territorio della valle Moriana, in Francia, a una trentina di chilometri da Bardonecchia. Un crollo causato dall’ondata di maltempo che ha investito la zona nord-ovest nostro Paese nelle scorse ore e che ha portato al distaccamento di ben 700 metri cubi di massi. Quest’enorme quantità di materiali ha travolto la barriera protettiva sulla strada che porta al colle del Moncenisio.

Pur non essendoci stati fortunatamente né morti né feriti, la frana oltre a danneggiare la ferrovia sottostante ha anche coperto di polvere e detriti la vicina autostrada. Oltre alla sospensione dei treni ad alta velocità tra Milano e Parigi, il crollo ha causato la temporanea chiusura della A43. Inoltre il trafficassimo tunnel del Frejus è stato interdetto ai mezzi con peso superiore alle 3,5 tonnellate. Questa serie di disagi e blocchi si potrebbe protrarre per circa una settimana.
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La chiusura del traforo del Monte Bianco
Oltre alla temporanea chiusura dell’A43, della linea ferroviaria Milano-Parigi e al blocco parziale del Frejus, nelle prossime settimane anche un’altra importante via di comunicazione tra Italia e Francia verrà chiusa.
Stiamo parlando del traforo del Monte Bianco, una delle maggiori vie di trasporto transalpino. A quasi 60 anni dalla sua apertura, il tunnel che collega il nostro paese alla Francia verrà chiuso dal prossimo 14 settembre fino al 18 dicembre per importanti lavori di ristrutturazione. Uno stop di più di tre mesi che consentirà il rifacimento di due porzioni di volta di 300 metri ciascuna, una sul lato italiano e una sul francese.

Durante questa prima chiusura verranno apportati i primi lavori di risanamento di tutti gli 11,611 km attraverso i quali il traforo si snoda. Un vero e proprio cantiere di prova che, se dovesse risultare efficace, potrebbe essere aperto nuovamente nel 2024. Il costo complessivo si aggira attorno ai 50 milioni di euro.
“In questa prima fase – ha spiegato Riccardo Rigacci, direttore gerente del gruppo Geie-Tmb, che gestisce il traforo – demoliremo e ricostruiremo completamente la volta in due tratti differenti“, realizzando allo stresso tempo “il maggior numero di lavori possibili dalla sostituzione dell’illuminazione con luci a LED al ricambio dei 74 ventilatori appesi in galleria“.
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I problemi di collegamenti con la Francia
Dopo aver individuato il modus operandi più adeguato, gli addetti ai lavori sceglieranno come procedere. Tra le ipotesi più accreditate c’è quella della chiusura autunnale per i prossimi 18 anni. Un orizzonte degli eventi che oltre agli automobilisti abituati a percorrere quel tratto di strada più volte durante l’anno preoccupa anche molte associazioni di categoria. Prima fra tutti Confindustria.
“L’ eventuale chiusura di 18 anni del traforo del Monte Bianco – ha dichiarato Giovanni Baroni, presidente di Piccola Industria – avrà un impatto cumulato pari al 10% del Pil valdostano. Prima la pandemia, poi la guerra, l’inflazione e ora le chiusure”.

Oltre a Baroni anche Confindustria Valle D’Aosta ha sottolineato come questo blocco “di 72 mesi complessivi, l’equivalente di 6 anni di chiusura spalmati su 18 anni”, andrebbe a incidere negativamente sul Pil sia della regione e non solo (-9,8% secondo il rapporto dell’Osservatorio territoriale delle infrastrutture). A risentire di questi lavori sarebbe infatti anche tutto il Nord Ovest, con un -5,4% del Pil e un impatto negativo sul sistema logistico e sul turismo.
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