La complessa conformazione geologica del territorio italiano rende la rete autostradale dello Stivale un unicum a livello europeo. “Si tratta di una rete particolarmente complessa, che richiede elevati standard manutentivi e ingenti investimenti, ponendo sfide ingegneristiche continue per garantirne sicurezza, efficienza e prestazioni”, osserva Fabrizio Larini, presidente Aiscat – Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori.
La complessità del patrimonio di opere, tra gallerie, ponti e viadotti, richiede ingenti investimenti di rinnovo e manutenzione. Soprattutto considerando che la metà delle tratte ha più di 50 anni.
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Le autostrade italiane hanno più di 50 anni
Negli anni ’70, la rete autostradale italiana era la più estesa d’Europa con i suoi circa 4.700 chilometri. A cinquant’anni di distanza, non è neppure raddoppiata: siamo fermi a 7.000 chilometri di rete complessiva. Si è fatto tanto un tempo, poco in seguito. Oltre il 50% delle tratte è stato infatti costruito antecedentemente al 1970.
E se le autostrade non sono cambiate, lo hanno fatto le norme relative alla loro sicurezza. Così come si sono trasformate le esigenze di mobilità degli italiani e i veicoli di cui sono alla guida. “Oggi il comparto si trova nella situazione di dover adeguare alle nuove norme oltre il 70% delle gallerie e il 50% dei ponti esistenti, costruiti prima degli anni ’80” afferma il presidente Aiscat.
I prossimi anni dichiara Fabrizio Larini “saranno per il settore autostradale, una nuova stagione di grandi trasformazioni, paragonabile a quella degli anni Settanta”. Gli operatori del settore saranno chiamati “ad adeguare la rete alle nuove esigenze della mobilità, ad aumentare ulteriormente i livelli di sicurezza, a recepire le normative europee e a garantire infrastrutture sempre più accessibili e inclusive, con particolare attenzione alle persone con disabilità”.
Per rinnovare la rete servono 50 miliardi di euro
Il presidente Aiscat ipotizza “investimenti dell’ordine di 50 miliardi di euro complessivi”, per adeguare alle nuove norme oltre il 70% delle gallerie e il 50% dei ponti esistenti, tutti costruiti prima degli anni ’80. Negli anni scorsi sono già stati investiti 30 miliardi, e per aumentare i fondi non è strettamente necessario aumentare i pedaggi, si potrebbe semplicemente allungare la data delle concessioni.
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Quel di cui c’è bisogno, denuncia l’associazione sono “regole stabili, tempi autorizzativi certi e strumenti adeguati a sostenere gli investimenti”. Ed è proprio su questo terreno che “si gioca la competitività infrastrutturale del Paese”.
È richiesto l’intervento dello Stato che, tuttavia, non ricaverebbe che benefici. Secondo i dati del Rapporto di Sostenibilità 2025 le concessionarie autostradali hanno generato 4,81 miliardi di euro di valore aggiunto globale netto nel 2024, restituendo 1,36 miliardi di euro alla Pubblica amministrazione sotto forma di imposte, tasse e oneri concessori. Le associate gestiscono circa l’84% della rete autostradale nazionale a pedaggio, pari a oltre 5.100 chilometri, sui quali nel corso dell’ultimo anno sono stati percorsi 78,5 miliardi di chilometri.
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