Facciamo un passo indietro. Sono gli anni ’30, l’ing. senatore Giovanni Agnelli, allora presidente Fiat, è alla guida di una nuova auto. Un prototipo ideato dall’ing. Oreste Lardone, il primo della casa a trazione interiore. Un giretto tranquillo, un normale collaudo che si concluse con la vettura in fiamme, il senatore in fuga e il licenziamento dell’ingegnere.

Da allora, in casa Fiat, di trazione anteriore non si parlò più. Almeno fino al 1959, quando la Morris lanciò la Mini Minor e, incitata dalla concorrenza, il costruttore nazionale riprese in mano un progetto, precedentemente cassato senza diritto di replica, dell’ing. Dante Giacosa.
Facciamo allora un passo avanti. È il 1971, anno in cui nasce la prima vera utilitaria della storia. Data di nascita della Fiat 127, un’auto che fece la storia.
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FIAT 127, LA NASCITA DI UN MITO
Sdoganato ormai il concetto di “auto tutta avanti”, con la 128 a trazione anteriore ben avviata sul mercato. Fiat punta a inserire la nuova tecnologia in un’auto più abbordabile, che possa venire incontro alle esigenze (e alle finanze) della famiglia media.
A presiedere il progetto, il direttore tecnico Giacosa sceglie il non ancora trentenne Pio Manzoni, in arte Manzù come il padre scultore. L’esperienza era poca, ma la creatività non mancava al giovane Pio, prova ne era stata l’Autonova Farm, progetto di monovolume presentando 4 anni prima della nascita della Kar-a-Sutra Citroen, il primo modello del segmento.
Rivoluzione Manzù
Ci mette pochissimo, l’estroso Manzù, a costruire un disegno attorno alla “disposizione Giacosa”, che imponeva motore anteriore trasversale e cambio alla sinistra del propulsore. Disposizione che aumenta esponenzialmente lo spazio interno, la cui ampiezza è otticamente amplificata dall’originale scelta dello stilista di disegnare degli specchietti grandi e con forme all’ingiù.

I dirigenti Fiat restano di stucco, forme del genere non si erano mai viste, né a Torino né altrove. Purtroppo, però, il talentuoso Pio non riuscì a godersi i volti sorprese dei grandi capi, perdendo la vita in un incidente stradale proprio mentre si recava all’appuntamento.
L’auto dell’anno
Ma la 127 non si ferma, dal lavoro di stile di Manzù, si passa alla costruzione dei primi prototipi, equipaggiati di un 4 cilindri 8 valvole da 47 Cv, abbinato a un cambio a 4 rapporti. Su strada, non ce n’è per nessuno: la 127 sfreccia a 140 km/h con un’accelerazione da 0 a 100 km/h più rapida di quella di tutte le berline in circolazione.

Il motore è parecchio rumoroso, la il comfort di guida è inedito, così come la ricercatezza degli interni che, per la prima volta su un modello Fiat, sono arricchiti da inserti in legno. Non stupisce che, l’anno dopo, la 127 si aggiudichi il titolo di Car of the Year 1972.
Il successo continua
Poco dopo, la rivoluzionaria utilitaria si presenta con due ulteriori versioni, una a 3 porte con sportellone posteriore e una Special, con cromature, poggiatesta e luce di retromarcia. Una seconda serie arriva nel 1977, con un restyling che, purtroppo, si allontana parecchio da quello ideato da Manzù. Seguono, nel 1978, la Sport e la Top e, all’inizio degli anni ’80, la prima versione diesel, caratterizzata da discutibili modanature di plastica.

Nel 1983, con l’avvento della più moderna Uno, la Fiat 127 è relegata al ruolo di modello “unificato”, venduta a un prezzo stracciato, sia in versione benzina che diesel. Pochi anni dopo, nel 1987, la mitica utilitaria smette di essere venduta in Italia e quando, nove anni dopo, anche le concessionarie argentine le diranno addio, la 127 esce di scena, dopo 5.124.289 esemplari prodotti.
PER CONTINUARE AD AMMIRARLA
Oggi la creazione di Pio Manzù può essere ammirata Museo Nazionale dell’Automobile di Torino che, per festeggiare i 50 anni dell’iconico modello, ne ripercorre la storia in una mostra dal titolo “Che macchina!”, curata dal giornalista Giosuè Boetto Cohen con la Fondazione Manzoni e aperta fino al 5 settembre 2021.
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