L’Assemblea Nazionale francese ha votato per l’abolizione delle Zone a Basse Emissioni, o ZFE acronimo di Zones à Faibles Émissions (il voto è arrivato il 17 giugno). Ma la decisione ha destato un discreto scalpore: che l’Eliseo si stia “rimangiando” la transizione?
Se il resto d’Europa si sta muovendo nella direzione opposta, ovvero quella di estendere sempre più le aree urbane che limitano la circolazione dei veicoli più inquinanti, la Francia torna a far circolare un po’ più liberamente le auto dei suoi cittadini. E le motivazioni per cui lo fa potrebbero (o dovrebbero) interessare anche noi in Italia.
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Cosa succede alla mia vecchia dopo l’istituzione delle ZTL?
Parigi è stata la prima città francese ad adottare una ZFE nel 2016 con un sistema basato sul bollino Crit’Air, che vietava la circolazione nei giorni feriali ai veicoli più inquinanti, e nel 2019 una legge ha imposto l’obbligo di creare ZFE in tutte le principali città francesi.
Ancora nel 2021 una nuova lege ha previsto l’implementazione delle ZFE in tutte le aree metropolitane con più di 150.000 abitanti (da rendere operartive entro la fine del 2024), estendendo di fatto a 25 città, tra cui Strasburgo, Nizza e Marsiglia, i divieti (seppur differenziati in base alle esigente di mobilità dei singoli territori).
Tuttavia, il sistema ha incontrato una forte opposizione. Le ZFE sono state criticate come anti-sociali (perché colpivano soprattutto i cittadini meno abbienti, basandosi su un sistema di ticket per il quale pagando si poteva accedere ad alcune di queste zone, come succede anche qui da noi).
Secondo organizzazioni come la Ligue de Défense des Conducteurs, ovvero la Lega per la Difesa degli Automobilisti, le ZFE hanno creato una forma di “segregazione sociale”, escludendo milioni di cittadini dai centri urbani anche perché non in grado di permettersi veicoli meno inquinanti e gli incentivi statali erano insufficienti.
Effetti collaterali sul mercato dell’usato
Anche il mercato dell’usato ha subito un duro colpo: il valore delle auto con bollino Crit’Air 3, 4 e 5 (ovvero quelle più vecchie e quindi considerate troppo inquinanti) è crollato, lasciando i proprietari con mezzi svalutati e difficili da vendere. Le piccole imprese operanti nelle città in cui le ZFE avevano impatto soprattutto sui mezzi commerciali, e che operavano con furgoni più vecchi si sono trovate in serie difficoltà economiche.
L’abolizione delle ZFE è il risultato di anni di crescente opposizione politica, guidata da partiti come il Rassemblement National e La France Insoumise.
La proposta di abolire le ZFE è stata inserita nella cosiddetta legge di semplificazione ed è stata approvata con i voti di RN, LFI e alcuni esponenti del partito del presidente Macron. Socialisti, centristi ed ecologisti hanno votato contro. È stata bocciata anche una proposta governativa più moderata, che avrebbe limitato le ZFE solo a Parigi e Lione.
Alcune città comunque, come Bordeaux e Strasburgo, hanno dichiarato l’intenzione di mantenere misure locali alternative. Ciò potrebbe portare a un mosaico di regolamenti regionali, che oltre ad essere inefficiente per quanto riguarda l’impatto ambientale potrebbe rivelarsi anche dannoso per la mobilità dei cittadini.
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