Un’indennità di 70 euro al giorno, spese di vitto e alloggio coperte, un’auto condivisa con altri colleghi. È la proposta che Stellantis ha rivolto a centinaia di operai italiani di Mirafiori e Pomigliano, molti dei quali in cassa integrazione. L’azienda chiede la disponibilità a trasferirsi per alcuni mesi nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia, dove si produce la nuova Fiat Grande Panda.
L’iniziativa, formalmente volontaria, è stata accolta con forte scetticismo dai sindacati, che parlano di “ricatto”: lavorare a migliaia di chilometri da casa o restare fermi con la cassa integrazione. Al di là delle polemiche immediate, la proposta apre interrogativi più ampi sul futuro della produzione automobilistica in Italia.
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La scommessa serba
Lo stabilimento di Kragujevac è oggi al centro delle strategie del gruppo. Nel 2023 il governo di Belgrado ha stanziato 48 milioni di euro per la riconversione elettrica, parte di un piano di incentivi più ampio che rende il sito competitivo sul piano dei costi. Il problema è la manodopera: con salari che difficilmente superano gli 800 euro al mese, Stellantis fatica a reclutare personale locale. Negli ultimi anni ha già cercato lavoratori in Nepal e India, e ora guarda anche agli operai italiani.

La situazione nel nostro Paese resta critica. Oltre 20mila dipendenti, pari al 62% della forza lavoro complessiva, sono in cassa integrazione. La quota di mercato domestica è scesa dal 14,9 al 13,9 per cento in un anno, mentre l’obiettivo annunciato di produrre un milione di veicoli entro il 2030 appare sempre più lontano.
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