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Pneumatici sotto controllo: i test in pista smentiscono i falsi miti

Pneumatici sotto controllo: i test in pista smentiscono i falsi miti
A Varano de’ Melegari, Assogomma torna in pista con "Pneumatici sotto controllo". L’obiettivo è di dimostrare che solo i dati oggettivi come l’usura del battistrada e la pressione di gonfiaggio influiscono sulla sicurezza e i consumi, non è importante la data di fabbricazione.

IN QUESTO ARTICOLO

Non smetteremo mai di dirlo: gli pneumatici sono di fondamentale importanza per la sicurezza in auto. Un pneumatico in uno stato ottimale di funzionamento, ad esempio, garantisce più aderenza rispetto uno più consumato o gonfiato ad una pressione errata. Quando si parla di sicurezza nulla va lasciato al caso soprattutto quando l’oggetto in questione, le gomme, sono anche l’unico punto di contatto dell’auto con la strada.

In questa divertente ed istruttiva giornata di test presso il circuito di Varano de’ Meregari, abbiamo svolto una serie di prove che hanno evidenziato come l’anno di produzione non sia importante ai fini delle prestazioni, è più importante la loro conservazione. Un pneumatico ben conservato per qualche anno in una cantina infatti, non perderà la sua efficacia su strada, al contrario di uno lasciato al sole con sopra dei pesi che sarà sicuramente meno performante.

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I (falsi) miti delle “gomme fresche” e della data di scadenza

Una delle verifiche principali ha riguardato il legame tra la data di produzione (DOT) e le prestazioni dello pneumatico. Il DOT, per chi non lo conoscesse, è il codice obbligatorio per la tracciabilità della filiera, questo permette al produttore di identificare un lotto specifico in caso di richiami per difetti. Il test si è svolto facendo 2 frenate da 70 km/h a 5 km/h e da 90 km/h a 5 km/h con due auto identiche che montavano gomme identiche ma con 3 anni di età differenza. La distanza di arresto, calcolata con sofisticati sistemi di bordo, dimostra prestazioni analoghe grazie a solo una corretta conservazione della gomma.

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Le differenze sono state di più o meno 10cm con spazi di frenata compresi tra 16,66 mt (70km/h – 5 km/h) e 28,05 mt (90km/h – 5km/h). Lo stesso test lo abbiamo fatto su fondo bagnato e i risultati hanno dato un esito molto simile a quello su asciutto, con differenze minime. Sono quindi prive di fondamento tecnico le affermazioni online che promuovono l’acquisto di “gomme fresche” millantando prestazioni superiori. Ma anche chi dice che gli pneumatici hanno una data di scadenza, sbagliano. La durata dipende esclusivamente dalla corretta conservazione, secondo le linee guida ETRTO consultabili su www.pneumaticisottocontrollo.it.

Su che asse monto le gomme più usurate?

La sicurezza su fondo bagnato è stata anche testata con una prova in curva a media velocità (70-80 km/h). In questo caso l’obbiettivo è toccare con mano la differenza di comportamento tra una vettura con gomme dal battistrada nuovo sull’asse anteriore ma usurato al posteriore e viceversa. La vettura con gomme in migliore stato al posteriore supera la prova brillantemente mentre quella con gomme usurate al retrotreno mostra un chiaro ed evidente sovrasterzo che porta al testacoda.

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La prova ha così evidenziato che i pneumatici in condizioni migliori devono essere sempre montati sull’asse posteriore: è meglio avere un pò sottosterzo in ingresso curva piuttosto che “perdere” completamente il dietro dell’auto.

Pressione giusta = guida migliore

Il tema della manutenzione ordinaria entra in gioco con la guida su un tratto di pista dedicato: sulle due auto a nostra disposizione si alternano pressioni di gonfiaggio conformi alle indicazioni del costruttore (riportate nel libretto di uso e manutenzione del veicolo) e un sotto-gonfiaggio significativo. Le vetture in questione sono due bellissime Giulia Quadrifoglio da oltre 500 cavalli ed una guida da vera supercar. Sono emerse differenze di prontezza, precisione e comfort, anche se non sempre riscontrabili da un comune guidatore. Solo in caso che si accenda la spia dei sistemi di monitoraggio della pressione è facile porre rimedio al problema.

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Ci tengo a precisare, dopo averlo sperimentato sul campo, che questi dispositivi sono certamente un utile supporto alla guida di tutti i giorni, ma non sostituiscono la periodica manutenzione dei pneumatici. Se la gomma è sgonfia si avrà un duplice effetto: da una parte un usura irregolare dei pneumatici e dall’altra un maggiore consumo di carburante, a questo possiamo aggiungere un aumento delle emissioni nocive, insomma nulla di positivo. Personalmente non mi sarei mai aspettato di vedere una differenza di consumi così marcata solo sgonfiando gli pneumatici, ecco com’è andata l’ultima prova in pista.

Cosa significa fare 10 giri di pista con gomme sotto-gonfiate

Il circuito è poi diventato il banco di prova per i consumi: la stessa vettura, una Stelvio, ha percorso una serie di 10 giri omogenei con pressioni corrette e poi con pneumatici sotto-gonfiati. Al termine di ciascuna sessione il carburante viene misurato e reintegrato con precisione, così da quantificare il dato medio per chilometro. Il risultato è misurabile ed incontestabile: la pressione corretta ottimizza il consumo di carburante.

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A parità di distanza e stile di guida visto che poi i piloti avevano inserito il limitatore di velocità per garantire una guida uguale, la vettura con pneumatici con pressione di gonfiaggio insufficiente (-0,5 bar) aumenta i consumi dal 12% al 15%. Un dato impressionante soprattutto se consideriamo i poco più di 20 km percorsi, immaginate cosa vuol dire fare un lungo viaggio in queste condizioni, non è bello per il portafoglio. Non dimenticate di controllare la pressione delle gomme a freddo e non a caldo: la gomma rotolando aumenta di temperatura e per questo mostrerà una pressione interna meno veritiera.

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