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Sulle auto ci sono sempre più software e Intelligenza Artificiale, ma c’è anche cybersecurity?

Sulle auto ci sono sempre più software e Intelligenza Artificiale, ma c’è anche cybersecurity?
Il 60% degli attacchi hacker punta a impossessarsi dei dati, il 53% colpisce l’operatività del servizio (bloccando ad esempio la ricarica), il 35% vuole il controllo di una parte o dell’intero veicolo, il 19% degli hacker vuole mettere in piedi una frode, ma solo il 3% vuole rubarvi l'auto.

IN QUESTO ARTICOLO

Se si parla di auto ormai non si parla più di meccanica, bensì di tecnologia, software e, sempre più spesso, Intelligenza Artificiale. Tutte le Case stanno facendo a gara per integrarla nelle loro auto: ChatGpt su Volkswagen e Peugeot, marchio Stellantis che sta lavorando anche l’AI in salsa francese, quella Mistral; Gemini con Mercedes; DeepSeek con Byd e Omoda. Giusto per fare qualche esempio.

IA utilizzata naturalmente per l’infotainment, ma anche per la gestione delle nuove auto connesse e degli Adas di bordo. Ad esempio i sistemi di guida autonoma – sempre più nei prossimi anni quando le vetture senza conducente potranno viaggiare sulle strade – utilizzano algoritmi di machine learning per interpretare l’ambiente circostante, prendere decisioni in frazioni di secondo e adattarsi a situazioni impreviste.

Allo stesso modo, i produttori stanno integrando l’IA nei processi produttivi, ottimizzando la catena di montaggio e riducendo gli sprechi. Ma tutto ciò, e per i mille sensori, telecamere, software di gestione, e-sim, API (Application Programming Interface) per le varie integrazioni che si portano dietro i nuovi modelli connessi, si devono fare i conti con una sicurezza cibernetica che nel 2024 ha trovato anche una regolamentazione a livello globale (l’Unece WP.29 R155) per contro-combattere i tanti attacchi che si sono susseguiti negli anni al mondo della mobilità. 

Cosa succede nel mondo dell’auto e della sicurezza informatica

Secondo l’Upstream Cybersecurity Report 2025, nel 2024 gli attacchi all’ecosistema automobilistico e di mobilità sono infatti aumentati del 60% rispetto all’anno precedente: il 92% di questi realizzati da remoto e il 65% fatti da hacker malevoli (sottolineiamo malevoli perché parliamo di Black hat, che si differenziano dai White hat che sono hacker specializzati assunti per tentare di “bucare” le difese cibernetiche delle società per comprenderne punti deboli, bug e migliorarle).

E l’aumento di attacchi hacker è una curva in costante crescita: se nel 2019 furono registrati solo 24 ingressi indesiderati nelle reti delle aziende automotive, nel 2021 erano già diventati 139. Nel 2023 sono quasi triplicati passando a 378 attacchi hacker, per arrivare a 422 nel 2024.

Con una grande crescita degli attacchi ransomware (ovvero un programma informatico dannoso che infetta i dispositivi digitali, dai Pc ai device portatili, dalle Smart Tv, fino ovviamente ai veicoli, bloccando l’accesso a tutti o ad alcuni dei suoi contenuti per poi chiedere un riscatto).  La maggiore vulnerabilità dei veicoli è causata anche dall’indispensabile integrazione con dispositivi di mobilità intelligente: caricabatterie, sistemi di gestione delle batterie, applicazioni.

A cosa puntano gli hacker dell’automotive

Ma qual è la merce da sottrarre attraverso i cyberattacchi? Ovviamente, dati. I ricercatori di Upstream hanno analizzato una media di 34 incidenti al mese: si è trattato, tra gli altri, dell’attacco ransomware ad un costruttore sudcoreano che ha compromesso 2,3 TB di dati; un attacco informatico sul sistema di ricarica Shut lituano rimasto offline permettendo agli hacker di impossessarsi dei dati di 20.000 clienti; lo stop cibernetico che ha interrotto le attività dei fornitori di ricambi auto in Canada

Insomma, nessun attore della filiera della mobilità è esente da attacchi, diventando anche più sofisticati.  Ad essere più colpiti sono i sistemi telematici e le App, passati dal 43% del totale degli attacchi nel 2023 al 66% del 2024.

Nel 2022 i Cyberattacchi basati su API sono aumentati del  380%, il 12% del totale, sono poi cresciuti ulteriormente del 13% nel 2023 e del 10% nel 2024, portando gli incidenti correlati alle Api al 17% del totale.

Superando quelli al sistema di infotainment che, per il primo anno, scende – ma con volumi comunque in crescita per numero di attacchi – dal 15% del totale nel 2023 al 14% del 2024. La quarta superficie d’attacco, 8% del totale, sono le centraline mentre al quinto, 6%, ecco le infrastrutture di ricarica, entrate prepotentemente in classifica negli ultimi due anni.

Per il 5% degli attacchi vengono presi di mira i sistemi di navigazione e i pezzi di ricambio di terze parti. Al 4% i così detti gli Intelligent transportation system, al 3% le applicazioni sui cellulari mentre al 2% i can-bus.

Il 19% degli hacker vuole mettere in piedi una frode (ma qualcuno vuole “solo” rubarvi l’auto)

Il 60% degli attacchi punta, come detto, a impossessarsi dei dati, il 53% colpisce l’operatività del servizio (bloccando ad esempio la ricarica), il 35% punta al controllo di una parte o dell’intero veicolo e per il 19% per mettere in piedi una frode ai danni del proprietario o dell’utilizzatore del veicolo attaccato.

Il 3% vuole semplicemente tracciare il veicolo, stessa percentuale di chi vuole inserire dei malware nello stesso per, udite udite, rubarvi l’auto (percentuale così bassa spiegata anche dal fatto che ormai il 95% degli attacchi vengono fatti da remoto), infine per il 2% questi attacchi violano la policy del veicolo.

Leggi Anche: I 10 (e più) pericoli cibernetici per le nuove auto connesse.

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