Sullo sfondo delle valutazioni di Carlos Tavares, tra dazi e rapporti con il governo, quelli con i sindacati e la centralità del mild hybrid, il quadro non è dei migliori.
Stellantis ha chiuso un primo semestre con indicatori finanziari negativi e con una strategia commerciale negli Stati Uniti che l’amministratore delegato ha riconosciuto andrà rivista.
Un semestre complessivamente negativo e sotto le previsioni, sul quale si sommano più temi.
TAVARES, ACCORDO POSSIBILE CON IL GOVERNO
Con il governo, anzitutto, per dire che ci sono le basi perché al prossimo Tavolo automotive, a inizio agosto, si proceda con obiettivi (e strumenti, soluzioni) comuni. Il milione di auto prodotte in Italia, sottolinea Tavares, necessita di un milione di clienti e la centralità del numero dei competitors a contendersi una fetta di questi clienti è assoluta:
“Quello che ho sempre detto è semplice: una produzione di 1 milione di auto, significa avere 1 milione di clienti. È qualcosa di basilare ma non tutti la capiscono.
Quando hai un milione di clienti, se devi distribuirli tra diversi costruttori, non è la stessa cosa che scomporlo tra un numero minore di costruttori. Capite cosa intendo.
Noi siamo i leader del mercato, a tutti piacerebbe attaccare il leader e capiamo che fa parte del panorama competitivo. Chi si avvantaggerebbe di un attacco del leader? Questo è quello che vedremo. Finora abbiamo risposto al governo in modo positivo e costruttivo, siamo allineati con i sindacati e vedremo cosa accadrà, agiremo di conseguenza”, commenta Tavares.
IL MERCATO REALE, NON GIOCARSI TUTTO SULL’ELETTRICO
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La sintonia trovata con i sindacati è accompagnata da un feedback che l’a.d. Stellantis scandisce chiaro: “Sono estremamente contento del dialogo avuto nei tre incontri con i sindacati, il loro feedback è che capiscono.
Il più importante tra tutti i riscontri che ci hanno fornito è: per favore, non scommettete la casa sulle elettriche. Per questo motivo abbiamo reagito a queste richieste aggiungendo altri modelli termici elettrificati.
Il problema è il disallineamento esistente tra Paesi europei sull’obiettivo fissato dall’Unione europea”.
L’elettrico rallenta, la proposta cinese è solida – anche se andrà misurata alla luce dell’entrata in vigore dei dazi – e Stellantis spinge forte sul mild hybrid. Una forma semplice, sì, di elettrificazione a 48 volt, eppure ottimizzata per offrire brevissimi tratti di guida percorribili in elettrico. Siamo lontani dall’abbattimento delle emissioni ma rappresenta un’alternativa per fare grandi volumi di vendita e ridurre un po’ la Co2 rispetto a modelli elettrici sì emissioni zero ma troppo cari e inaccessibili a molti, su diversi mercati europei.
MELFI FARÀ ELETTRICHE E E-HYBRID

“Siamo contenti che i modelli mhev stiano realizzando un gran successo, gli ordini sono molto forti. La centralità dell’offerta europea sarà rappresentata dagli mhev, proposti a un prezzo che la classe media può permettersi e con un vantaggio della riduzione del 30% sulle emissioni.
Abbiamo due impianti che fanno gli e-DCT, Mirafiori e Metz. Sta funzionando, genera profitti.
A Melfi faremo il modello Jeep elettrico. Stiamo rafforzando l’offerta mhev ogni volta che ne vediamo l’opportunità. Al momento, Jeep (Compass; ndr) avrà la versione mild hybrid.
Abbiamo sempre pensato di dover affiancare alle elettriche, che tendono a essere ancore piuttosto care, modelli efficienti sulle emissioni di Co2, che la classe media possa permettersi. Per questo stiamo ampliando la tecnologia mhev.
Stiamo portando le soluzioni di cui hanno bisogno i clienti, possiamo farlo perché siamo flessibili con le piattaforme multienergia”.
I TAGLI AI COSTI RIENTRANO NELLA LIBERA GESTIONE
Flessibilità tecnica e libertà d’agire reclamata come il diritto a “respirare”. I tagli ai costi servono al Gruppo per restare competitivo ma l’a.d. Stellantis contesta che sia l’unica strategia operativa tra i 14 marchi del Gruppo, più Leapmotor la cui commercializzazione in Europa è stata confermata a partire da settembre.
“Non c’è motivo da parte di Stellantis per cui non debba esserci un accordo. Abbiamo ricevuto una lettera dal ministro nei 125 anni di Fiat, con una serie di domande alle quali abbiamo risposto. Sono le risposte che il governo si aspettava e ho sensazioni molto positive quando vedo che stiamo andando nella direzione supportata dall’Italia. Siamo leader del mercato, facciamo profitti in Italia, abbiamo un’importante impronta produttiva e abbiamo ottimi partner nei sindacati.
Per qualsiasi ragione che non capisco, di tanto in tanto ci viene dato un colpo. Il mercato sta diventando estremamente difficile e dobbiamo capirlo. Se non lasceremo respirare le compagnie e lasciarle assumere le decisioni necessarie alla loro sostenibilità, accadrà qualcosa di negativo.
Quando dico che serve lasciare respirare le compagnie, significa lasciare che prendano le decisioni di cui hanno bisogno per garantire la sostenibilità”. Alla politica, invece, la richiesta di un quadro normativo stabile.
Ci sono le politiche sul Fit for 55 e le zero emissioni dal 2035, sul tavolo. La realtà dice anche di una politica sull’Euro 7 di fatto cassata nei punti più aspri previsti dalla Commissione europea uscente, arrivando a soddisfare i desiderata dei costruttori.
DAZI, CONTROMOSSA ALL’ERRORE E PASSO SUCCESSIVO
Sulle politiche applicate all’auto elettrica, invece, Tavares parla dei dazi come la risposta a una decisione strategica errata. Che porterà, tuttavia, a un effetto collaterale, quale l’aumento dell’inflazione. “Il legislatore prova a correggere un deficit di competitività, dei costruttori europei rispetto ai cinesi, sui costi pari al 30%. La domanda è: quali sono gli effetti collaterali dei dazi. Servirà un’altra decisione, per gli effetti collaterali che sono semplici e che intravedevo, quando ho preso la decisione di assemblare Leapmotor in Europa. L’inflazione è il primo effetto collaterale.
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Con i dazi abbiamo reso più costosi i prodotti cinesi. Se lasceremo crescere l’inflazione all’interno della bolla, pensate che saremo competitivi sulle esportazioni? Cosa pensate che accadrà al 63% di produzione che realizziamo in Italia se non la esportiamo?”.
MASERATI, IL RISCHIO CESSIONE ESISTE

Rendimenti e una galassia di marchi dove nessuno è intoccabile. Tavares, parlando ai media, ha chiaramente detto come nessun marchio del mondo Stellantis SIA immune da un taglio se non genera guadagni. Al pomeriggio, nella call con gli investitori, ai quali il Gruppo ha presentato le magre performance finanziarie, la responsabile dell’area finanziaria, Natalie Knight, ha parlato esplicitamente della possibilità di una cessione di Maserati. Che esiste e potrebbe essere valutata, ma non in questa fase dove Stellantis è impegnata a creare valore sul marchio.
Risultati che, a ben vedere, registrano una crisi profonda dal 2023 e ha portato ai tagli della produzione e dei turni a Mirafiori, dove viene assemblata parte della gamma del Tridente.
