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Toyota, produrre motori ibridi conviene: così triplicherà i guadagni

Toyota, produrre motori ibridi conviene: così triplicherà i guadagni
Nel 2026 sono attesi 500 milioni di euro dalla fornitura di motori a case automobilistiche partner, sul lungo periodo punta a ben 1,5 miliardi di euro di ricavi. Quali novità sono in arrivo

IN QUESTO ARTICOLO

Al di là delle novità di prodotto che arriveranno nel 2027, i prossimi 12 mesi saranno importantissimi per Toyota, considerata la mole di innovazioni che produrrà sulle motorizzazioni ibride. In parallelo alla presentazione di modelli come la Corolla, sarà la volta di una nuova generazione di propulsori molto più efficienti e meno ingombranti, destinati anche a vetture sportive come la Celica, nome storico di ritorno.

L’investimento nello sviluppo dei nuovi motori 1.5 e 2 litri, entrambi turbo benzina e pensati per essere abbinati sia all’elettrificazione full hybrid che plug-in hybrid, è partito nel 2024 con un lavoro che ha coinvolto anche altre case auto giapponesi partner: Mazda, Subaru e Suzuki su tutte.

I MOTORI IBRIDI CHE TOYOTA FORNIRÀ AD ALTRE CASE

Il frutto per Toyota saranno dei motori più compatti e fino al 20% più efficienti rispetto ai riferimenti da record ottenuti dalle attuali unità 1.5 tre cilindri, 1.8 quattro cilindri, 2.0 e 2.5 litri quattro cilindri: tutti aspirati. Un’evoluzione tecnica che verrà messa a frutto anche in termini economici e non solo di miglioramento delle prestazioni, con l’incremento delle economie di scala frutto della fornitura ad altre case partner dei motori prodotti. In termini molto concreti, di numeri potenziali sul 2027 e con l’obiettivo di iscriverli a bilancio, Toyota si attende un ritorno di 500 milioni di euro il prossimo anno dalle forniture e nel 2032 di ben 1,5 miliardi di euro.

SVILUPPARE MOTORI CONVIENE

Un business niente male se consideriamo che il motore termico era dato per morto fino a pochi anni fa e destinato a soccombere sull’unica via del full electric (almeno in Europa). Il tempo ha consigliato posizioni più equilibrate e proprio Toyota, recentemente, ha avanzato una proposta alla politica europea: riconoscere un’omologazione per motori termici in grado di funzionare esclusivamente usando combustibili rinnovabili.

Emissioni zero allo scarico, la prospettiva di un fabbisogno di scarti alimentari sufficiente fino al 2040 per sostenere la domanda e, in cambio, l’equiparazione alle elettriche in termini di emissioni zero di CO2. L’idea di fondo, simile alla decisione presa anni fa di investire su una nuova generazione di motori termici ibridi anziché puntare tutto sullo sviluppo dell’elettrico, è il miglioramento radicale delle emissioni di un’ampissima fetta del parco auto circolante anziché puntare a una sostituzione irrealistica e molto più lenta con vetture elettriche.

MOTORI SOLO PER I CUGINI NIPPONICI?

Sarà interessante leggere le mosse del costruttore nipponico anche sotto un altro profilo relativamente alla fornitura dei nuovi motori a basse emissioni: oltre a Mazda, Subaru e Suzuki, già partner – e, nel caso di Mazda, con una propria nuova famiglia di motori in arrivo -, un motore “chiavi in mano” farà comodo ad altri marchi rivali per avanzare un’offerta competitiva soprattutto sui mercati europeo e statunitense?

Non ci sono solo i nuovi motori termici per le applicazioni ibride in fase di sviluppo. Infatti, insieme a BMW, Toyota è direttamente coinvolta nello sviluppo della nuova generazione di fuel cell a idrogeno, che verrà introdotta nel 2028 su BMW X5 e un modello con il marchio delle tre ellissi.

Una tecnologia evidentemente di nicchia e parallela al business della produzione di motori termici più efficienti e da subito, realisticamente in grado di ridurre le emissioni.

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