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Incidenti e Adas: l’auto sa cos’è successo, ma non sempre lo racconta

Incidenti e Adas: l’auto sa cos’è successo, ma non sempre lo racconta
Distinguere tra azioni del driver e azioni del veicolo, questa la sfida che le auto più moderne aprono nella ricostruzione delle dinamiche di un sinistro.

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Le auto moderne sono equipaggiate di complessi sistemi di sicurezza, i cosiddetti Adas, e per ricostruire la dinamica di un sinistro non basta più comprendere i comportamenti attuati dal conducente, è necessario anche capire anche quali sistemi fossero attivi e quali interventi abbiano effettuato. Con la progressiva diffusione degli Adas, ormai obbligatori per legge, si apre una nuova frontiera per la ricostruzione degli incidenti.

La problematica è stata messa in luce dall’ingegnere Mario Porretto, Commissario Capo Tecnico del Servizio di Polizia Stradale, in occasione del secondo appuntamento di Autopromotec – The Dialogues. Il punto, ha spiegato Porretto, è riuscire a distinguere nella dinamica di un incidente le azioni compiute da chi era al volante da quelle attivate autonomamente dal veicolo attraverso i sistemi di assistenza.

Leggi Anche: Quali sono gli Adas più diffusi e come funzionano

Il ruolo degli Adas negli incidenti stradali

Un ruolo importante nella ricostruzione di un sinistro è svolto dagli Event Data Recorder (EDR), la cosiddetta scatola nera delle autovetture, un dispositivo elettronico integrato che registra in modo automatico e non modificabile i parametri di marcia e la dinamica del veicolo in caso di incidente.

Il problema è che questi dati non sempre permettono di ricostruire l’intero contesto nel quale l’auto ha preso una decisione, così come evidenziato dall’esperienza del Laboratorio della Polizia Stradale. In alcuni casi è necessario ricostruire con precisione la sequenza tra l’intervento dell’Adas e quello del conducente, ma tali informazioni non vengono condivise dall’EDR.

Quel di cui si avrebbe bisogno sono informazioni complete e omogenee tra i diversi sitemi, per capire se il sistema Adas si sia attivato o meno, e, soprattutto, di fronte a quali informazioni ha attivato la propria risposta. Si tratta insomma di stabilire, dopo un sinistro, se quel sistema abbia riconosciuto correttamente la situazione, se sia intervenuto, se il conducente abbia reagito e quale sia stata la sequenza degli eventi.

Non una questione di non poco conto considerato che, per effetto del General Safety Regulation del 2024, alcuni Adas sono diventati obbligatori su tutte le vetture immatricolate nell’Ue. Ad oggi, una quota sempre crescente di incidenti coinvolge automobili che, negli istanti precedenti l’impatto, non erano semplicemente guidate da una persona, ma stavano anche monitorando la strada e, in determinate situazioni, intervenendo sulla guida.

L’auto diventa testimone del sinistro

La vettura non è più soltanto l’oggetto coinvolto nel sinistro, ne è allo stesso tempo testimone. Gli EDR potrebbero fornire una ricostruzione attenta di quanto accaduto, ma affinché questo nuovo testimone sia utile servono dati completi e dati confrontabili.

La richiesta della Polizia Stradale è di finestre temporali di registrazione più ampie, frequenze di campionamento adeguate e informazioni più dettagliate sul comportamento. Ma serve – e qui l’appello è diretto ai costruttori – anche una maggiore uniformità, perché la presenza di informazioni diverse a seconda del marchio dell’auto o del sistema installato rischia di rendere più difficile confrontare i casi.

Leggi Anche: Guida autonoma, in caso di incidente chi è responsabile?

Una questione anche per le flotte

Per il mondo delle flotte, il tema non è soltanto tecnico. La ricostruzione di un incidente è legata alla gestione del sinistro, alle assicurazioni, alla responsabilità, al fermo del veicolo e alla sua successiva riparazione.

Avere informazioni più complete può consentire di ricostruire con maggiore precisione la dinamica e, nel tempo, anche di individuare eventuali ricorrenze all’interno di una flotta. Se determinati tipi di intervento degli Adas o determinate situazioni stradali risultano associati più frequentemente a incidenti, il dato può diventare utile anche per la formazione dei driver e per le future scelte di composizione del parco auto.

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