Non è più soltanto una gara ai chilometri orari. Sulle strade dello Stato di Victoria, in Australia, è iniziata una sperimentazione che potrebbe cambiare il modo in cui intendiamo i controlli stradali. Un nuovo dispositivo, sviluppato dalla statunitense Verra Mobility, unisce telecamere ad altissima definizione e algoritmi di intelligenza artificiale per rilevare una gamma di infrazioni ben più ampia del semplice eccesso di velocità.
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Un occhio elettronico che non dorme
Montato su piccoli rimorchi mobili – facili da spostare e autonomi per settimane – il sistema è in grado di:
- misurare la velocità media su tratti anche lunghi;
- individuare chi guida con il telefono in mano;
- riconoscere cinture non allacciate;
- registrare passaggi con il semaforo rosso;
- segnalare l’invasione di corsie riservate a bus o taxi;
Per ora non vengono emesse multe: le autorità stanno raccogliendo dati per verificarne precisione e affidabilità. Ma la tecnologia, di fatto, è già pronta a entrare in servizio.

Il senso di tutto questo? Ridurre incidenti e mortalità. Secondo i promotori, colpire più comportamenti pericolosi in un unico controllo può salvare vite e ottimizzare le risorse delle forze dell’ordine.
Ma l’idea di un radar capace di “vedere tutto” alimenta interrogativi su privacy e sorveglianza costante. In Australia il dibattito è aperto: fino a che punto è lecito registrare ogni gesto del guidatore?
L’Italia e l’ostacolo delle norme
Da noi, un simile sistema si scontrerebbe con due vincoli principali. Primo: la legislazione italiana impone che ogni apparecchio sia omologato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Secondo: per infrazioni come l’uso del cellulare o la cintura slacciata serve ancora la contestazione diretta da parte di un agente. Senza un adeguamento delle regole, un autovelox di questo tipo resterebbe fuori gioco.
Che piaccia o no, la tendenza è chiara: i controlli stradali stanno passando da strumenti puntuali – la foto al limite di velocità – a sistemi capaci di analizzare l’intero comportamento di guida. Un’evoluzione che potrebbe arrivare anche in Europa, spinta dalla richiesta di maggiore sicurezza.
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