Dopo l’accordo, emergono i primi dettagli, che danno contenuto al limite di esportazione di auto cinesi ibride – full e plug-in hybrid – realizzate in Cina. Non siamo ancora al passo dell’annuncio ufficiale, bensì di anticipazioni sul documento negoziato dal commissario al Commercio della UE, Sefcovic, e l’omologo cinese Weng Wentao, e visionato dall’agenzia di stampa Bloomberg. Dal primo dicembre, la quota concordata tra Unione Europea e Cina è di 350 mila vetture ibride che potranno essere esportate in Europa, un tetto che verrà aumentato del 6% ogni anno, dal secondo, fino al quarto, ovvero, il 2030. E’ la data limite, quattro anni, sulla quale UE e Cina hanno raggiunto l’accordo per tutelare il mercato europeo dell’auto.
Le motorizzazioni ibride hanno vissuto una crescita esponenziale nell’offerta di modelli delle case cinesi in Europa e i numeri li ricorda Acea, associazione europea dei costruttori d’auto, che salutava positivamente l’accordo, venerdì scorso, aspettando i particolari.
L’ACCORDO EUROPA-CINA E I NUMERI DELLE IBRIDE
Nella prima metà del 2026, le case cinesi hanno raggiunto il 14% di quota sul mercato delle full hybrid ed era appena il 2% nel 2024. Anno in cui sono entrati in vigore i dazi definitivi sulle elettriche. Le ibride plug-in cinesi valgono oggi il 25% del relativo mercato ed era il 2% due anni fa. Nel mentre, diverse case cinesi hanno rilevato o realizzato impianti produttivi in Europa o alle sue porte, e sono prossime ad avviare la produzione di modelli elettrici per aggirare i dazi imposti nel 2024. Nulla vieta che, insediate le strutture produttive o siglati gli accordi di joint venture con case europee le cui fabbriche soffrono di bassi tassi di riempimento della capacità produttiva, lo schema di una produzione in Europa si estenda ai modelli ibridi cinesi.
L’interlocuzione tra i due blocchi economici, giunta al secondo incontro sul tema, ha visto Sefcovic incontrare il ministro del Commercio Weng Wentao a Pechino, in una due giorni utile per annunciare il raggiungimento di un accordo già discusso e tratteggiato dalle parti in causa nei particolari, ancora da rendere pubblici.
AUTO E NON SOLO, GLI ALTRI SETTORI INTERESSATI DALL’ACCORDO
Limitare i volumi di auto ibride cinesi esportate in Europa è un tentativo di proteggere la produzione continentale sulla motorizzazione più gettonata, le ibride (full e mild, quest’ultime snobbate dai cinesi, a ragione) e sulla crescita della domanda delle ibride plug-in, che strizzano l’occhio soprattutto alla clientela business.
Nelle dichiarazioni successive all’incontro, è stato ribadito che le parti continueranno a esplorare la possibilità di ridurre dazi o eliminarli su determinati beni, sia di produzione europea esportati in Cina, come i dispositivi medici, che sulle produzioni cinesi.
“Abbiamo raggiunto un’intesa condivisa per moderare l’export di auto ibride e ibride plug-in cinesi verso l’Unione europea. Questo apre la prospettiva di tagliare l’export della Cina di più di metà”, le parole del commissario Sefcovic. Solo nello scorso mese di luglio sono state 50 mila le ibride cinesi vendute in Europa.
“In seconda battuta, abbiamo raggiunto un’intesa per migliorare l’accesso al mercato cinese per una serie di prodotti dell’Unione europea attraverso la riduzione dei dazi. Si tratta di beni dai componenti auto all’olio d’oliva, le calzature per un ammontare di quasi 4 miliardi di euro, che porteranno almeno 225 milioni di euro risparmiati in imposte. Terzo aspetto, abbiamo raggiunto un’intesa per agevolare ulteriormente l’export di magneti permanenti e terre rare cinesi”, ha aggiunto Sefcvci.
Il contesto è più ampio del solo settore auto e riguarda lo squilibrio commerciale tra prodotti cinesi esportati in Europa e beni europei venduti in Cina. La palla passa adesso alla presidente della Commissione e ai leader dei 27 Stati membri per approvare l’accordo negoziato dal commissario al Commercio, che tornerà a incontrare l’omologo cinese a gennaio e, a marzo, alla terza consultazione sul Commercio e gli investimenti.
LO SCENARIO
(Agg. 8 ottobre) – Parleranno di rapporti commerciali UE-Cina e di come provare a bilanciare un quadro molto negativo per il Vecchio Continente, il commissario per il Commercio Maros Sefcovic e il ministro per il Commercio Wang Wentao nella due giorni di incontri previsti a Pechino, l’8 e 9 ottobre.
Il tema del riequilibrio della bilancia commerciale negli scambi tra Unione Europea e Cina è il contenitore dentro al quale finiscono anche le vicende dell’industria dell’auto e, nello specifico, gli argini che l’Europa è pronta ad alzare sull’importazione di auto ibride plug-in made in China.
I dazi sulle elettriche non hanno prodotto grandi risultati, se non contenere la quota di mercato dal 22% del momento della loro introduzione, nel 2024, all’attuale 20%. Una visione, allora, che non tenne conto della “minaccia” dei costruttori cinesi su altre motorizzazioni elettrificate, l’ibrido nello specifico, interpretato come una variazione sul tema dell’elettrico, essendo in molti casi delle vetture a trazione elettrica e con un supporto secondario del motore termico.
La contromossa dei costruttori cinesi ha visto le motorizzazioni ibride guadagnare terreno nell’offerta, con prezzi molto competitivi e su una tipologia di vetture esclusa dall’applicazione dei dazi, salvo il 10% previsto sulle importazioni di prodotti realizzati fuori dall’Unione europea.
IBRIDE CINESI AL MASSIMO AL 15%
Le anticipazioni di stampa diffuse dall’agenzia Bloomberg indicano l’intenzione del legislatore europeo di imporre un tetto ai volumi di vetture ibride prodotte in Cina ed esportate verso i mercati dei 27 Stati membri. Quale formula verrà adottata è ancora incerto e le anticipazioni indicano la possibilità che venga applicato un tetto al 15% del mercato delle auto ibride vendute in Europa. Si tratterebbe di una restrizione temporanea e potrebbe essere accompagnata dall’applicazione di dazi per i volumi esportati oltre tale soglia.
Non è una discussione nuova, essendo circolata tra le indiscrezioni già nei mesi scorsi e con una posizione del governo di Pechino molto chiara: chiedere l’applicazione di un vincolo volontario a esportare un determinato prodotto, in questo caso le auto ibride, viola le norme dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO).
CINA “CHIUSA” AGLI EUROPEI ED ECCESSO DI PRODUZIONE
La competitività delle auto ibride plug-in cinesi ha portato i costruttori a detenere un terzo di quota di mercato in Europa. Se dovesse arrivare l’applicazione del tetto ai volumi di ibride esportabili, si tratterebbe di un’altra misura nel tentativo di proteggere il mercato europeo e la produzione locale, dopo i recenti dazi applicati alle vendite da piattaforme online come Aliexpress e Temu: 3 euro per ogni singolo bene diverso acquistato sugli e-commerce cinesi e spedito in Europa.
Produzione che, a seguito dell’applicazione dei dazi sulle elettriche, ha visto le case cinesi muoversi per installare impianti produttivi nel Continente o nei Paesi con accordi di libero scambio, aggirando i dazi. Una mossa estendibile alle motorizzazioni ibride nei prossimi anni, vetture sulle quali la domanda di modelli cinesi è in forte ascesa ed è passata da appena 3.800 unità importate a ottobre 2024 a 50.000 vetture nel luglio di quest’anno.
Lo scenario peggiore per la produzione industriale europea dell’auto si è concretizzato con un mercato interno sbocco “naturale” dell’eccesso di produzione cinese, a seguito della diminuzione degli incentivi all’acquisto di auto elettriche e ibride plug-in.
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