Degli 11.000 autovelox installati sul territorio solo poco meno di 4.000 sono stati registrati dal censimento richiesto dal Ministero e, di questi, solo mille sono omologati. I dati arrivano direttamente dal dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti di Matteo Salvini.
Ora cosa succede con le multe?
La conseguenza, ancora una volta, potrebbe dunque essere una pioggia di ricorsi da parte dei cittadini multati da autovelox approvati ma non omologati o da dispositivi non censiti.
“Un quadro che apre la strada a una vera e propria valanga di ricorsi nei prossimi mesi, con conseguenze rilevanti per cittadini e amministrazioni – spiega Assoutenti tramite il presidente Gabriele Melluso – È indispensabile che enti locali, prefetture e Ministero attivino immediatamente un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche. Non si può lasciare un tema così delicato in una zona grigia normativa che penalizza sia i consumatori sia la credibilità delle istituzioni”.
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Il Mit intanto ha fatto sapere di aver “trasmesso al Mimit il decreto autovelox per la sua successiva notifica a Bruxelles ai fini della procedura TRIS, che comporta una clausola di “stand still” (ovvero uno stop tecnico dei dispositivi) di 90 giorni. Lo stesso decreto è stato trasmesso anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il relativo parere”.
Ora, come spiega il Codacons: “I comuni che non hanno fornito i dati al Mit non possono più utilizzare gli autovelox sul proprio territorio, mentre quelli che li hanno forniti ma che usano apparecchi non omologati si vedono annullare le sanzioni emesse dopo i ricorsi degli automobilisti”.
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