Con il patrocinio di

Bologna, ma non solo: cosa sono le città a 30 Km

Bologna, ma non solo: cosa sono le città a 30 Km
Fa discutere la scelta della Giunta comunale di mettere il limite di 30 km/h nella maggior parte delle strade di Bologna. Importante sapere, però, che non si tratta di un’idea estemporanea ma di un vero e proprio movimento, nato 20 anni fa.

IN QUESTO ARTICOLO

Diciamolo subito: non è vero che a Bologna non si potranno mai più superare i 30 chilometri orari. Il piano chiamato “Bologna Città 30” è più articolato e punta all’obiettivo di migliorare la sicurezza stradale. Su alcune strade ad alto scorrimento il limite sarà di più alto, in altre specifiche zone residenziali addirittura più basso: 10 Km/h.

Leggi Anche: È ora di abbassare i limiti di velocità a 30km/h in città?

BOLOGNA CITTÀ 30

L’aspetto rilevante è che la misura non riguarda solo il centro storico ma l’intera area comunale.  

L’obiettivo è l’azzeramento dei morti sulle strade e la riduzione al minimo degli incidenti. Con il piano “Bologna Città 30” il Comune intende mettere in atto una serie di azioni per:

  • migliorare la sicurezza sulle strade 
  • promuovere la mobilità sostenibile e l’aumento della qualità e fruibilità dell’ambiente e dello spazio pubblico

Saranno investiti 14 milioni di euro per adeguare la segnaletica stradale e i moderatori del traffico, con l’uso di attraversamenti rialzati e colorati, dossi, segnaletica orizzontale integrativa. Saranno installati anche nuovi autovelox. Prevista anche un’adeguata campagna di comunicazione. 

Leggi Anche: Quanto costa muoversi a Bologna?

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore auspica una legge sulle città 30, su modello di quanto già accade in Spagna.

IL MODELLO SPAGNOLO

Dal maggio 2021, infatti, la Spagna ha introdotto il limite di velocità a 30 Km/h nei centri urbani. Questa novità del codice della strada ha interessato quasi il 90% delle strade urbane.

Il limite da 30 km/h è sceso addirittura a 20 km/h nei casi in cui si circoli con permesso in una zona pedonale. Lo scopo è migliorare la sicurezza stradale (abbassando il numero di incidenti e di vittime), ma anche la vivibilità dei quartieri.

La prima città europea ad avere introdotto la zona 30 è, però, francese: si tratta di Chambery, capoluogo del dipartimento della Savoia di circa 60.000 abitanti. Le prime zone 30, poste inizialmente in una parte molto ristretta della città, risalgono al 1979 e sono state gradualmente estese fino a ricoprire oggi gran parte del territorio urbano. Il risultato è stato un crollo radicale degli incidenti.

GLI ALTRI ESEMPI IN ITALIA

La prima città italiana ad adottare il limite di 30km orari nelle vie del centro abitato è stata Olbia, da giugno 2021. Misura inizialmente molto criticata dagli automobilisti (per il primo anno non sono state date sanzioni) ora comincia a dare i suoi frutti e permette di potenziare la mobilità a piedi o in bicicletta nella vita di ogni giorno, per andare al lavoro o a scuola.

A Milano sono state effettuate sperimentazioni di Zona 30 in una piccola zona di Corso Lodi/Corvetto, che si mescolano a interventi di urbanismo tattico, con aumento degli spazi pedonali e riqualificazione del verde pubblico.

Leggi Anche: Che cos’è l’urbanismo tattico in 5 esempi internazionali

Altre città ad avere adottato provvedimenti simili sono Treviso, con la Zona 30 in centro (dal 2014), Saronno, Reggio Emilia, Catanzaro, Caserta, Ferrara, Arezzo, Vicenza. Si tratta di zone a 30 km/h anche piuttosto estese, ma che non comprendono tutto il territorio comunale, come vorrebbe fare Bologna.

LA TEORIA È SVIZZERA

A ispirare la riduzione della velocità in città è stata 20 anni fa l’urbanista svizzera Lydia Bonanomi già professoressa al Politecnico di Losanna e autrice del saggio “Le temps des rues” e del manuale “Zona 30, gente contenta”. Un lavoro divenuto un punto di riferimento che fece di lei una pioniera dell’urbanismo tattico.

“Città 30” è un modello urbano che si contrappone a quello attuale definito “auto-centrico”. L’assunto base è che moderare la velocità aumenta la sicurezza e riduce incidentalità, rumore, inquinamento e migliora la convivenza tra gli utenti della strada.

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE