A fine anno partiranno le operazioni in Ungheria, dove Byd assemblerà modelli come la Dolphin e la sua best seller in Europa: Atto 3. Pochi mesi più tardi, nel marzo del 2026, sarà la volta dell’avvio dello stabilimento turco nella provincia di Manisa, operativo con la produzione dalla fine del prossimo anno.
Sono due tappe ufficializzate dal costruttore cinese per installare capacità produttiva in Europa, aggirare i dazi sulle elettriche e sfruttare, soprattutto, la leva dei modelli ibridi plug-in ad alta autonomia per moltiplicare i volumi di vendita.
BYD PRODURRÀ SEMPRE PIÙ IN EUROPA
C’è, tuttavia, un altro terreno di espansione che potrebbe concretizzarsi a breve. Secondo fonti interne a Byd, sentite dall’agenzia Reuters, il costruttore sta lavorando per rilevare una terza fabbrica in Europa. Lo scenario era stato confermato a inizio marzo dalla vicepresidente esecutiva Byd, Stella Li, intervistata da Automobilwoche. La novità è nell’individuazione del Paese destinato ad accogliere l’impianto produttivo: la Germania.
Siamo ancora distanti dall’ufficialità, tuttavia, le fonti beninformate sentite dalla Reuters indicano nel paese teutonico la scelta privilegiata. L’industria tedesca vive una fase di sovraccapacità produttiva sulla quale il Gruppo Volkswagen è dovuto intervenire pesantemente, per recuperare competitività sul mercato.
C’è, poi, il tema dei costi energetici e del lavoro, indicati dalle case che operano in Germania quali ostacoli alla “competitività” e primi fattori di intervento con tagli dei costi.
CAPACITÀ PRODUTTIVA E VOLUMI DI VENDITA
Espandere la produzione Byd in Europa sarà un percorso dettato dai volumi di vendita. I vertici della casa cinese hanno sempre subordinato l’apertura di nuove fabbriche all’incremento dei volumi di vendita. Considerata la capacità produttiva da 500 mila vetture all’anno prodotte tra Ungheria e Turchia, di per sé basterebbero a coprire le stime fatte dagli analisti (S&P Global Mobility) sull’espansione del marchio in Europa: 400 mila unità vendute all’anno entro il 2029. Byd è reduce da un 2024 chiuso con 83 mila auto vendute nel Vecchio continente e prospettive di incremento che gli analisti fissano a 186 mila veicoli nel 2025.
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Insediarsi in Germania vorrebbe dire costruire, sempre più, un’immagine di costruttore già internazionale ma percepito più vicino dal cliente europeo. Una fase in passato già vissuta da Hyundai-Kia, dai risultati qualitativi e per l’immagine del Gruppo fondamentale.
INVESTIMENTI ORIENTATI DA PECHINO
Un altro fattore importante nell’orientare gli investimenti in Germania, dove Byd andrebbe a rilevare uno degli impianti già esistenti della produzione automobilistica nazionale, attiene alla posizione politica verso i dazi.
Nei mesi scorsi, il governo di Pechino ha indicato alle case auto cinesi di fermare gli investimenti in Paesi favorevoli ai dazi imposti dall’Europa e la posizione della Germania, sul finire del 2024, quando sono stati tradotti in dazi permanenti quelli provvisori, è stata di contrarietà alle barriere tariffarie verso le auto elettriche cinesi. Una posizione dell’allora Cancelliere Scholtz – con le elezioni in vista, del febbraio 2025 -, spinto dalle pressioni delle case automobilistiche tedesche.
Prima l’annuncio della produzione in Turchia, adesso con i rumours di un ampliamento verso la Germania, appaiono lontanissime le prospettive di nuovi costruttori cinesi attratti in Italia.
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