“Drogometro”, un altro occhio sulle strade per i Fleet Manager

Il nome corretto è DD S2 Mobile Test System, ma in Italia – dove la sperimentazione da parte della Polizia Stradale è partita nel 2015 – questo dispositivo portatile progettato e commercializzato dall’italiana Alere è chiamato più comunemente “drogometro”.

come funziona il drogometro

Il motivo è presto chiarito: l’apparecchio – dalle dimensioni così contenute da poter stare in una valigetta – è utilizzato dagli agenti che vigilano sulla sicurezza delle nostre strade per scoprire in meno di dieci minuti se il soggetto al volante ha assunto sostanze in grado di alterarne il livello di attenzione.

Sette le famiglie di droghe rintracciabili: anfetamine, cocaina, metadone, metanfetamine, oppiacei, THC (“tetraidrocannabinolo”, prodotto chiave della marijuana), benzodiazepine (classe di psicofarmaci impiegata, ad esempio, per la cura dell’ansia).

Se il campione di saliva prelevato rileva la presenza di una qualsiasi di queste sostanze al di sopra del valore soglia indicato direttamente dall’azienda produttrice del dispositivo (l’articolo 187 del Codice della Strada non fornisce indicazioni in tal senso), si procede ad acquisire altri due campioni di fluido che vengono sigillati e inviati a Roma al Centro di Ricerche di laboratorio e Tossicologia forense.

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“DROGOMETRO”, VETTORE DI SICUREZZA SULLE STRADE

Da apparecchio utilizzato nel corso degli ultimi due anni in alcune aree geografiche test, oggi il “drogometro” si appresta a rientrare nella dotazione standard della Polizia Stradale. Si tratta di un passo in avanti importante nella lotta all’incidentalità, che dovrebbe aiutare a ridurre l’ingente tributo versato ogni anno nel nostro Paese in termini sia di vite umane e sia di costi sociali.

Ecco perché riteniamo che il DD S2 Mobile Test System di Alere rappresenti un ulteriore sostegno all’attività quotidiana dei fleet manager, chiamati a “far quadrare i conti” e a mantenere sempre circolanti i veicoli in flotta.

controllo Polizia tagliando assicurativo

D’altronde la questione della sicurezza alla guida, che si declina lungo le direttrici dell’attenzione allo stato di funzionamento del mezzo e dell’approccio al volante da parte dei conducenti, rappresenta una preoccupazione centrale per quanti sono delegati a gestire il parco delle company car e si declina in varie forme, come è emerso nell’ambito della survey tematica promossa qualche tempo fa dall’Osservatorio Top Thousand.

Se in particolare estendiamo il concetto di distrazione (indicato allora come il principale nemico) allo stato di alterazione psico-fisica indotto dall’assunzione di droghe, possiamo ben capire quanto il ricorso a dispositivo come il “drogometro” possa rivelarsi importante per evitare che soggetti che non possiedono i requisiti idonei circolino liberamente, ponendo a serio rischio la propria vita e quella degli altri utenti della strada.

UN MIX DI DISINFORMAZIONE E INCOSCIENZA

Secondo l’ultimo rapporto diffuso dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, il 19% dei ragazzi italiani (circa uno su cinque, quindi) ha assunto cannabis (componente base dei cosiddetti “spinelli”) nel corso degli ultimi dodici mesi. Tre punti percentuali in più rispetti ai Paesi Bassi, dove questa sostanza è legale e si può acquistare un po’ ovunque.

il Drogometro rileva la cannabis?

Se a questo dato aggiungiamo che circa il 32% tra gli adulti del nostro Paese e il 27% degli studenti di età compresa tra i 15 e 16 anni ha ammesso di averla provata almeno una volta (derivati compresi), risulta evidente come la questione rechi in sé una portata notevole, giacché sono molti quanti per lavoro devono trascorrere l’intera giornata al volante, con il carico di stanchezza che l’impegno comporta.

Una condizione a cui si potrebbe pensare di ovviare con un piccolo aiuto farmacologico o di altra natura, spesso sottovalutando la reazione del proprio corpo.

La possibilità, per le pattuglie stradali, di combinare controllo del tasso alcolemico (grazie all’etilometro) e presenza nel sistema circolatorio di sostanze proibite rappresenta da questo punto di vista non solo un deterrente, ma anche un arma in più per i fleet e mobility manager.

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