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Elezioni USA: cosa cambia per l’auto con Trump

Elezioni USA: cosa cambia per l’auto con Trump
I temi più caldi sono i dazi, il lavoro (e il rapporto con i sindacati) e l’elettrificazione. Quali sono le strategie che la nuova amministrazione Trump metterà in campo sull'automotive?

IN QUESTO ARTICOLO

Qual è il punto di vista del neo eletto presidente USA Donald Trump sull’automotive? E quali, invece, sarebbero stati i piani della sua sfidante alla Casa Bianca?

Kamala Harris ha parlato poco di auto in campagna elettorale e le sue posizioni sono state in continuità con la linea Biden, di sostegno all’elettrificazione e tutela della produzione americana.

Più contraddittorio Donald Trump, che dopo essersi dichiarato fieramente contrario all’auto elettrica e avere cancellato durante la sua prima presidenza 125 norme ambientali (poi ripristinate da Joe Biden, che ha aggiunto anche l’obbligo per le imprese di rendere note le emissioni di gas serra) ha “cambiato idea” sugli EV dopo avere incassato il forte appoggio di Elon Musk, patron di Tesla e convinto sostenitore dei repubblicani, che ha avuto un ruolo molto attivo nella campagna elettorale del tycoon.

Leggi Anche: Le auto elettriche infiammano Trump e la campagna elettorale

Sia Harris sia Trump hanno, logicamente, lo scopo di salvaguardare la produzione di auto USA, che siano elettriche o termiche. Ricordiamo che in USA non c’è un obbligo di elettrificazione del parco auto come in Europa. Esistono le leggi dei singoli Stati, come la California, che ha posto il divieto di vendita del termico al 2035 come l’UE (ma un’amministrazione repubblicana potrebbe cercare di eliminare questa deroga).

Come tutelare la produzione USA? Entrambi sono favorevoli ai dazi 100% alla Cina, ma Trump rilancia proponendo dazi anche dal Messico (dove c’è un accordo di libero scambio) e sulla componentistica.

AUTO ELETTRICHE

Cosa avrebbe fatto Harris

Come detto, le posizioni della candidata democratica erano in linea con quelle del suo predecessore Joe Biden, cioè di sostegno all’auto elettrica americana.

Biden ha lanciato L’IRA, (Inflation Reduction Act) che  mira a promuovere la produzione USA di auto elettriche e dei loro componenti, con misure anche di carattere protezionistico.

Rigide le misure sulla produzione delle batterie dell’auto elettrica, che mirano ad affrancarsi dalla produzione cinese (ad esempio entro il 2025 nessun metallo della batteria deve essere estratto o lavorato in Cina).

Kamala Harris ha dichiarato che avrebbe continuato a sostenere l’Inflation reduction Act in caso di vittoria.

Al contempo, Biden si è impegnato in un gigantesco piano per l’auto elettrica, che porterà a 500.000 stazioni di ricarica nuove in tutto il territorio, e altri soldi sono destinati a quelle già esistenti.

Harris aveva quindi il sostegno dei gruppi ambientalisti, che la considerano una “proven climate champion“, e avrebbe continuato nelle politiche di Biden a favore dei veicoli elettrici e favorito norme che limitano il riscaldamento globale. Così, a quanto pare, non sarà.

Cosa farà Trump

Donald Trump non è favorevole agli incentivi per l’auto elettrica  ed è contrario all’Inflation reduction Act. Ha dichiarato la sua volontà di eliminarlo, dismettendo tutti i fondi non spesi.

Trump ha ammorbidito la retorica contro i veicoli elettrici durante la campagna elettorale, ma rimane non un grande fan. Tuttavia le sue posizioni si sono più spostate verso la neutralità tecnologica.

Le previsioni di scenario di Standard and Poor’s, ora che la vittoria trumpiana è certificata, sono che la quota di mercato dei veicoli elettrici raggiungerà il 29% circa entro il 2030, con un minore focus su EV, plug-in e idrogeno e un aumento dei motori termici con livelli moderati di elettrificazione e soluzioni mild-hybrid.

Insomma: non sarà la fine dell’elettrico, ma il mercato crescerà meno che in caso di vittoria di Kamala Harris, dove si prevedeva che i veicoli elettrici raggiungessero il 35% circa entro il 2030.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Fortemente legato al tema della produzione delle auto elettriche è quello del lavoro.

Trump ha sempre dichiarato fra i motivi della sua opposizione agli EV il fatto che richiedano il 40% in meno di forza lavoro per essere prodotti (questo dato è tutt’altro che certo).

I sindacati sono tendenzialmente pro democratici, anche se non con lo stesso sostegno di massa che ebbero nelle scorse elezioni.

I sondaggi descrivono gli operai non compatti come un tempo per i democratici, una frattura nella quale si è inserito il comitato lavoratori dell’auto per Trump.

Shawn Fain, il segretario della UAW (United Automobile Workers) ha fatto il suo – ormai vano – endorsement:

“È chiaro chi supporta i lavoratori e chi no. Donald Trump rappresenta i miliardari e le aziende. l’80% dei tagli alle tasse durante la sua presidenza sono andati all’1% degli americani, i ricchissimi. Da presidente non ha sostenuto i lavoratori in sciopero né ha fatto nulla per fermare la chiusura di aziende”

Shawn Fain, la maglietta recita: “Trump è un crumiro, vota Harris”

UAW è attualmente impegnata in una vertenza contro Stellantis e i continui tagli di personale (come anche in Italia), in un Michigan dove è in corso da tempo un’emorragia di industria e di posti di lavoro.

Il Michigan è stato cruciale per le elezioni: era uno swinging state (cioè Stato in bilico, dove l’esito delle elezioni è incerto), tradizionalmente democratico ma conquistato nel 2016 da Trump che poi lo riperse nel 2020. I risultati del 5 novembre 2024 parlano di una leggera ma decisiva superiorità di Donald Trump (49,9% delle preferenze contro il 48,3% di Harris). Sono stati (anche) i lavoratori dell’automotive a decidere chi sarà il 47esimo Presidente Usa?

LA POSIZIONE DEI PRODUTTORI AUTO

I produttori di automobili ritarderanno le decisioni strategiche fino a dopo le elezioni quando saranno chiare le priorità della nuova amministrazione Trump e la composizione del Congresso, perciò c’è incertezza nella pianificazione dei prodotti e negli investimenti.

I costruttori automobilistici cercano di influenzare le politiche e le normative che hanno un impatto diretto sulle loro operazioni e lo fanno finanziando entrambi gli schieramenti per avere influenza qualsiasi sia l’esito delle elezioni.

Ma quanti soldi hanno versato gli OEM? Qui il dettaglio dei loro finanziamenti a Democratici e Repubblicani. Emblematico il caso di Tesla, che ha finanziato con  140,654 $ i democratici e con 45,858 $ i repubblicani, pur avendo Musk dato milioni alla campagna di Trump.

E Stellantis?

Stellantis avrebbe potuto trarre vantaggio da un mercato statunitense più favorevole ai veicoli elettrici, e quindi dalla vittoria di Kamala Harris. Invece, le minacce di Trump di mettere dazi al 100% su ogni auto importata, anche dal Messico (con il quale gli USA hanno un accordo di libero scambio) saranno a questo punto pericolose per Stellantis, che nella fabbrica di Toluca produce le Jeep.

LA QUESTIONE DEI DAZI

Sia Trump sia Harris erano favorevoli ai dazi al 100% sulle auto elettriche cinesi importate in USA.

Cosa avrebbe fatto Harris

Ricordiamo che l’amministrazione Biden ha imposto dazi (su acciaio e alluminio, così come su semiconduttori, veicoli elettrici, batterie e parti di pannelli solari), prolungandone alcuni già in vigore dalla precedente amministrazione Trump. L’amministrazione Harris sarebbe andata in continuità con queste politiche.

Leggi Anche: I nuovi ban USA contro la Cina potrebbero essere inutili

Harris non intendeva, però, introdurne di nuovi perché considera i dazi una tassa indiretta che pesa sulle famiglie americane.

Cosa farà Trump

Più radicale Trump, che vuole nel suo secondo mandato imporre dazi doganali ancora maggiori: del 10% su tutti i beni importati e una specifica  del 60% per i prodotti provenienti dalla Cina.

Non solo, Trump in campagna elettorale ha suggerito che potrebbe imporre tariffe superiori al 200% sui veicoli importati dal Messico, dicendo il suo obiettivo sarebbe quello di impedire la vendita di auto dal Messico negli Stati Uniti.

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