Con il patrocinio di

Secondo l’European Mobility Guide di Ayvens in Italia l’elettrificazione “in transizione”, ma servono più sforzi

Secondo l’European Mobility Guide di Ayvens in Italia l’elettrificazione “in transizione”, ma servono più sforzi
Si è passati dai bonus per incentivare il passaggio all'elettrico alla situazione attuale, in cui a fare da leva all'elettrificazione delle flotte aziendali sono fiscalità, TCO e Decreto Omnibus, ma c'è ancora da lavorare.

IN QUESTO ARTICOLO

La transizione verso la mobilità elettrica in Europa sta cambiando paradigma. È questo il messaggio principale che emerge dalla European Mobility Guide 2026 di Ayvens, lo studio che analizza il livello di maturità della mobilità elettrica in 30 Paesi europei. Se negli ultimi anni il mercato è stato sostenuto principalmente da incentivi diretti all’acquisto, oggi gli elementi che guidano realmente l’adozione dei veicoli a zero emissioni sono la competitività del Total Cost of Ownership (TCO), la fiscalità e la capacità delle aziende di integrare l’elettrificazione all’interno delle proprie strategie.

“La Mobility Guide 2026 evidenzia come la mobilità elettrica in Italia stia entrando in una fase di maggiore maturità. Oggi la transizione non è più guidata soltanto dagli incentivi, ma sempre più da fattori strutturali come fiscalità, Total Cost of Ownership, infrastrutture di ricarica e gestione del ciclo di vita dei veicoli”, commenta Federico De Marchis, Commercial Director di Ayvens Italia.

“Anche le recenti evoluzioni normative, dai fringe benefit alle disposizioni introdotte dal Decreto Omnibus 2026, confermano la necessità di una pianificazione strategica della flotta. In questo contesto, il ruolo di un partner di mobilità diventa fondamentale per accompagnare le aziende nella definizione di strategie integrate che combinino elettrificazione, efficienza economica, compliance normativa e sostenibilità. Le organizzazioni che sapranno adottare una visione di lungo periodo potranno trasformare la transizione della mobilità in un concreto vantaggio competitivo per il business e per le proprie persone”, conclude De Marchins.

Cosa spinge le flotte verso l’elettrico oggi

La metodologia dello studio si basa sulla valutazione di cinque pilastri fondamentali per definire lo “scoring” di ogni paese: il livello di adozione di veicoli elettrici (basato sui volumi di vendita); la densità di infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica; l’impatto della fiscalità e della regolamentazione locale (come i fringe benefit); il confronto del Total Cost of Ownership (TCO) tra veicoli elettrici ed endotermici; la rilevanza della sostenibilità della rete elettrica nazionale.

Secondo questi parametri l’Italia raggiunge un punteggio di 54 punti su 100, posizionandosi tra i mercati europei “in transizione”: un ecosistema che presenta ancora margini di sviluppo rispetto a Paesi leader come Norvegia o Belgio, ma che mostra segnali sempre più concreti di accelerazione trainati dall’attenzione delle aziende ai temi ESG e dall’evoluzione normativa.

Leggi Anche: tAyvens e Forvalue celebrano il primo anno di collaborazione dedicata al noleggio per i clienti di Intesa

TCO e fiscalità, basteranno?

Uno dei trend più interessanti evidenziati dalla Mobility Guide 2026 riguarda il progressivo spostamento dell’attenzione verso strumenti strutturali. La leva fiscale rappresenta oggi il fattore più determinante nello sviluppo della mobilità elettrica in Europa. Per le imprese italiane, il nuovo regime fiscale sulle auto aziendali ridisegna la tassazione del fringe benefit in base all’alimentazione:

  • veicoli 100% elettrici, imposizione al 10%;
  • plug-in hybrid, imposizione al 20%;
  • alimentazioni tradizionali (benzina e diesel), imposizione al 50%.

Una differenza che rende il veicolo elettrico particolarmente vantaggioso sia per l’azienda sia per il driver, spingendo le organizzazioni a una radicale revisione delle proprie car policy.

Il Decreto Omnibus e gli effetti sul fleet management

Accanto alle misure dedicate all’elettrificazione, il quadro normativo si arricchisce di un elemento di grande attualità destinato ad avere un impatto significativo sulle flotte aziendali. Il recente Decreto Legislativo 7 agosto 2026, n. 148 (Decreto Omnibus), correttivo della riforma fiscale, modifica infatti i criteri di determinazione del fringe benefit delle auto in uso promiscuo introducendo la variabile dell’anzianità del veicolo.

A partire dall’anno successivo al compimento del quinto anno dalla prima immatricolazione, il valore imponibile utilizzato per il calcolo del fringe benefit viene incrementato del 50% (cui si aggiunge una maggiorazione forfettaria del 5% per accessori e allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI). Per i fleet manager si tratta di un cambiamento di rotta rilevante: se fino a ieri l’attenzione era concentrata sulla tipologia di alimentazione, oggi diventa fondamentale la gestione del ciclo di sostituzione della flotta e la pianificazione del rinnovo dei veicoli per ottimizzare i costi e la fiscalità.

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter e aggiungici alle tue fonti preferite di Google per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

 

Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE