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Le flotte aziendali hanno tagliato il 25% delle proprie emissioni in 3 anni

Le flotte aziendali hanno tagliato il 25% delle proprie emissioni in 3 anni
Dal Sustainability Ranking Report 2025 di Ayvens emerge chiaramente che la mobilità elettrica corporate è diventato un asset strategico per tutti i settori economici, ma non esiste una formula uguale per tutti.

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Le flotte aziendali europee stanno registrando progressi concreti nella riduzione delle emissioni e nell’adozione della mobilità elettrica. Non tutti i settori viaggiano alla stessa velocità, ma le evidenze raccolte dal Fleet Sustainability Ranking Report 2025 di Ayvens indicano con evidenza la maggior diffusione della mobilità elettrica corporate, pur confermando che non esiste un modello di transizione uniforme per tutte le industrie.

Il ruolo della flotta nella transizione

Dal 2022, le emissioni medie di CO₂ dei nuovi veicoli aziendali si sono ridotte del 25%, un risultato che riflette un impegno crescente verso soluzioni a basse emissioni. Parallelamente, la presenza di veicoli diesel nelle flotte si è quasi dimezzata rispetto a due anni fa: oggi rappresentano meno di un quarto degli ordini, contro quasi la metà nel 2022.

Leggi Anche: Nel mercato degli LCv l’elettrificazione non cresce abbastanza?

Al contrario, i veicoli elettrici a batteria hanno aumentato la loro quota in tutti i settori, in molti casi più che raddoppiando; veicoli ibridi e ibridi plug-in sono rimasti sostanzialmente stabili, a conferma di una transizione graduale ma progressiva verso pratiche più sostenibili.

L’edizione 2025 del ranking valuta ciascun settore sulla base di quattro indicatori ponderati in modo equivalente: quota di veicoli diesel, quota di BEV, quota di PHEV e ibridi, e livello medio di emissioni CO₂ dei nuovi veicoli di flotta. L’analisi copre otto comparti: Automotive, Costruzioni, Beni di Consumo, Energia & Chimica, Servizi Finanziari & Professionali, Sanità, Industriale, Farmaceutico e Tecnologia.

Nel complesso, tutti i settori mostrano progressi evidenti, pur con margini di miglioramento in specifiche aree. I Servizi Finanziari & Professionali confermano la prima posizione per il secondo anno consecutivo grazie alla minore incidenza del diesel e ai livelli medi di CO₂ più bassi tra tutte le categorie analizzate.

Segue il settore delle Costruzioni, che registra il progresso più significativo rispetto al 2022 e che presenta la quota più elevata di BEV (39% dei nuovi veicoli). In terza posizione si colloca il settore Energia & Chimica, che ottiene la maggiore riduzione delle emissioni di CO₂, pari al 30% dal 2022.

Il settore Sanità mostra invece un’evoluzione meno lineare: pur registrando un calo del diesel, mantiene la quota più bassa di EV e vede aumentare l’impiego di veicoli a benzina, segno che parte della transizione avviene senza un passaggio completo all’elettrico. I comparti Industriale e Farmaceutico presentano ancora quote di diesel superiori alla media, pur avendole dimezzate negli ultimi due anni, e Tecnologia e Automotive evidenziano progressi costanti, trainati da una maggiore diffusione degli ibridi e da una crescita stabile delle elettriche pure.

Non esiste una formula magica

L’elettrificazione delle flotte è passata da una fase sperimentale ad un elemento operativo e finanziario consolidato: i settori con le migliori performance infatti non si limitano a rispondere alle normative, ma integrano la sostenibilità nei propri modelli di business, contribuendo in modo concreto all’avanzamento della transizione.

Guardando ai segmenti, è chiaro – come dicevamo – che non esiste un approccio valido per tutti: ad esempio il comparto sanitario o manifatturiero ad esempio affrontano barriere logistiche ed economiche specifiche che richiedono soluzioni su misura.

Le differenze con il mercato auto privato

Nel nostro Paese tuttavia (e nonostante 1 vettura nuova su 3 sia ormai immatricolata dal più “virutoso” noleggio) si è registrato un deciso ritorno all’uso dell’auto privata come mezzo principale per gli spostamenti, che non si è però accompagnato ad un aumento delle vendite di nuove vetture, bensì ad una crescita dell’usato: l’effetto è che oggi in Italia abbiamo vetture sempre più vecchie (abbiamo raggiunto i 13 anni di media del circolante) e quindi inquinanti.

Ciò si traduce, nonostante gli sforzi delle grandi aziende nel rispondere alla transizione, in emissioni medie di CO₂ che rimangono oltre i 115 g/km, superiori anche ai livelli del 2015, nonostante l’abbandono del diesel (a registrate il dato sono stati ANIASA e Bain & Company nello srtudio “Navigare nella nebbia. Il futuro incerto dell’automotive”).

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