La transizione energetica non è un processo lineare. E, nel caso delle flotte aziendali, è anche un terreno dove si misurano le incoerenze di un sistema normativo in costante riconfigurazione.
Negli ultimi anni, le aziende hanno avuto un ruolo rilevante nella diffusione delle tecnologie ibride, soprattutto in Paesi come l’Italia, dove il segmento privato ha rallentato e quello corporate ha continuato a crescere. Ma oggi, in presenza di una nuova disciplina fiscale, più rigida e meno inclusiva, si riaffaccia il rischio di un cortocircuito tra obiettivi ambientali e realtà economica.
Ne ha parlato con chiarezza Andrea Carlucci, Vice President di Toyota Motor Europe, che abbiamo intervistato in occasione dell’Automotive News Europe Congress di Torino.
“La nuova tassazione italiana non tiene conto del lavoro fatto sul full hybrid, che ha portato risultati concreti in termini di riduzione delle emissioni”, ha spiegato. “Invece di consolidare quella traiettoria, si rischia ora di penalizzarla”.
Toyota – da sempre tra le case più attive sul fronte della decarbonizzazione – pone un problema più ampio: la mancanza di un principio di gradualità.
L’elettrico non è in discussione come direzione finale. Ma la velocità e le modalità del percorso contano quanto la destinazione.
“Non è una questione di se, ma di quando. Una transizione troppo rapida, senza strumenti adeguati, rischia di produrre esclusione e resistenza”.
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Una trasformazione già in corso
Negli ultimi cinque anni, il mercato italiano ha visto una progressiva erosione della quota privata, con una contestuale crescita del canale flotte. È un dato strutturale, e secondo Carlucci richiede politiche industriali aggiornate: “Oggi le aziende, grandi e piccole, stanno sostenendo la domanda. E dovrebbero essere messe in condizione di scegliere la soluzione più adatta al proprio profilo operativo”.

Questo significa, nella visione Toyota, non spingere su una singola tecnologia, ma piuttosto creare le condizioni per valorizzare tutte le opzioni disponibili: full hybrid, plug-in, elettrico puro.
“Il plug-in, ad esempio, se usato in modo coerente, può offrire benefici misurabili. E i nostri strumenti ci permettono già di profilare i comportamenti d’uso, di ottimizzare le ricariche, anche sfruttando l’infrastruttura aziendale o domestica”.
Non si tratta, dunque, di rallentare la transizione, ma di renderla compatibile con i vincoli reali delle imprese. E di evitare che la spinta regolatoria si trasformi in un fattore distorsivo.
L’Europa a più velocità
Il punto di vista di Carlucci è anche europeo. Vive in Belgio, dove oltre il 60% delle immatricolazioni passa dalle flotte. Un Paese che ha spinto con decisione verso l’elettrico, incentivandolo fiscalmente in modo aggressivo. Ma che oggi sta correggendo il tiro.
“Il Belgio è un esempio interessante. Il sostegno all’elettrico è stato forte, ma in parte scollegato dalla domanda reale. Questo ha creato squilibri. Quando il mercato si muove per obbligo e non per convenienza, l’effetto è spesso temporaneo”.
Ben diversa la situazione nei Paesi nordici, dove la penetrazione dell’elettrico – tra il 40% e il 90% delle nuove immatricolazioni – si fonda su un consenso sociale più profondo, accompagnato da infrastrutture e incentivi calibrati nel tempo.
Un solo consumatore, anche nelle flotte
La conclusione di Carlucci è tanto semplice quanto centrale: al centro della transizione deve restare il cliente. Che acquisti come privato o attraverso un’azienda, è sempre lui a orientare il mercato. E se la transizione vuole essere efficace, non può prescindere dalla libertà di scelta.
“Il cliente è uno solo. Che acquisti come privato o attraverso una flotta, deve poter scegliere liberamente. Imporre un solo modello tecnologico significa ridurre l’adesione, non accelerare il cambiamento”.
La trasformazione è in atto. Ma a determinarne la solidità, nei prossimi anni, sarà la capacità di renderla sostenibile anche dal punto di vista operativo ed economico. E in un contesto in cui le flotte aziendali hanno un ruolo sempre più centrale, tenere conto delle loro esigenze sarà decisivo per accompagnare davvero il cambiamento.
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