In linea del tutto teorica, il geofencing applicato alle auto ibride plug-in è una strategia di funzionamento dei powertrain ottimizzata per muoversi in modalità elettrica entro determinate aree geografiche. Nella pratica, gli ostacoli e le precondizioni necessarie sono molto più articolate.
Il geofencing in sé è una sorta di recinto geografico, applicato già da tempo in altri settori, quale la domotica, per far scattare degli automatismi quando un’app di gestione di dispositivi tecnologici domestici, rileva la presenza dello smartphone in un certo raggio di distanza dall’abitazione. O secondo programmazioni specifiche. Così, è possibile l’attivazione del climatizzatore e l’impostazione di una temperatura ambiente da raggiungere quando veniamo rilevati entro un certo raggio di distanza da casa.
GEOFENCING E AUTO IBRIDE PLUG-IN: PERCHÉ?
Il geofencing sulle auto, perché sia davvero efficace, ha bisogno di un’integrazione superiore. Che coinvolga anzitutto il livello urbanistico, di città davvero smart, che indichino con le loro amministrazioni, determinate zone quali aree urbane a zero emissioni. Qualcosa ancora di diverso da una ZTL. Recinti urbani che possono essere, ad esempio, delle “Zone 30”, oppure, passaggi in prossimità di scuole o aree urbane delimitate.

Così facendo, per le auto ibride plug-in – perlomeno in quelle dotate di algoritmi avanzati che incrociano la gestione del motore con il posizionamento GPS del veicolo sulla mappa – è possibile commutare la modalità di guida in elettrica pura. Fintanto che il veicolo è rilevato all’interno di un’area tracciata come zona verde (non necessariamente interdetta alla circolazione per auto non elettriche o PHEV), l’elettronica attua la modalità di guida in elettrico.
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Già, ma perché questo tipo di geofencing funzioni in modo efficace è necessario che la batteria abbia una carica sufficiente, oltre all’azione delle amministrazioni nel delimitare le aree specifiche urbane come “zone verdi”.
È un’altra delle frontiere del Car-to-X, nello specifico con un’infrastruttura viaria per ottimizzare le emissioni delle auto elettrificate.
OLTRE IL GEOFENCING DELLE FLOTTE AZIENDALI
Alcuni costruttori hanno già implementato il geofencing con la modalità di funzionamento in elettrico sulle proprie PHEV. Altri ancora operano una soluzione solo apparentemente simile al geofencing. A condizione che sul navigatore dell’auto venga impostata la destinazione, l’elettronica calcola l’andamento del percorso – e le possibili variazioni -, ottimizzando la fase di ricarica e di utilizzo della parte elettrica. L’obiettivo: giungere, se la destinazione è un’area urbana, con una carica residua da sfruttare nella guida cittadina.
Strategie di gestione dell’ibrido plug-in in chiave green oltre i tradizionali impieghi del geofencing. Una tecnologia già nota e applicata, soprattutto nel mondo flotte, per rilevare il perimetro di azione di un determinato mezzo, ricevere alert all’uscita dell’area definita, nonché tecnologia in grado di fornire un insieme di utili informazioni per ottimizzare la gestione della flotta.
Il geofencing sulle auto ibride plug-in, invece, risponde ad altre logiche. Quelle strettamente legate alla gestione del motore ibrido e della sua parte elettrica.
