Non è una puntata di Black Mirror, ma l’ultima frontiera tecnologica: le interfacce cervello-computer (BCI – Brain-Computer Interfaces) mirano a collegare direttamente l’attività neurale del conducente ai sistemi di controllo del veicolo.
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Dalla pura teoria stanno diventando strumenti concreti per il controllo dei veicoli e la sicurezza stradale. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?
COSA SONO LE INTERFACCE CERVELLO-COMPUTER
Sebbene sembrino tecnologie avveniristiche, in realtà il termine BCI venne coniato nel 1973, con i primi elettroencefalogramma, e queste interfacce sono abitualmente usate in ambito medico, ad esempio per la riabilitazione o l’uso di arti artificiali.
L’interfaccia cervello-computer (BCI), è una tecnologia che permette una comunicazione diretta tra il cervello e un dispositivo esterno (un computer, una protesi, un robot, un’automobile…) senza usare muscoli o movimenti. Possono essere suddivise in due categorie:
- BCI non invasive: utilizzano cuffie o sensori EEG esterni (che rilevano l’attività elettrica del cervello). Sono le più usate, grazie alla facilità d’uso e minori rischi.
- BCI invasive: richiedono l’impianto di microchip (come quelli di Neuralink) direttamente nel cervello per una precisione superiore nel decodificare le intenzioni di movimento
LE APPLICAZIONI BCI ALL’AUTOMOTIVE
Quali sono le applicazioni BCI alla guida? Già da tempo è dimostrato come sia possibile fare girare un veicolo a destra o a sinistra usando il solo pensiero.
Guidare con la forza del pensiero
Nel 2011 i ricercatori dell’Università di Berlino usando il sistema BrainDriver hanno guidato una Volkswagen Passat modificata usando solo il pensiero.

Esperimenti simili sono stati fatti in Cina (Paese che punta a diventare il leader mondiale nelle interfacce cervello-computer entro il 2030). Nel 2015 un team dell’Università di Nankai ha sviluppato un sistema che permette di usare i quattro comandi base (avanti, indietro, stop, gira) senza alcun movimento fisico, tramite segnali cerebrali catturati da 16 sensori EEG.
Non sono pure sperimentazioni accademiche. Il Toyota Research Institute lavora su interfacce che aiutino gli anziani o le persone con disabilità motorie a interagire con veicoli a guida autonoma utilizzando segnali neurali per comandi semplici come “fermati qui” o “cambia percorso”.
Si tratta comunque di applicazioni che è piuttosto difficile immaginare possano arrivare nel breve/medio periodo sulla strada. Altre, però, sono molto più facilmente realizzabili.
Gestione dell’Ambiente di Bordo
Sistemi basati su tecnologia SSVEP Steady-State Visual Evoked Potential, che traducono lo sguardo in comandi. Permettono al driver di controllare clima o radio semplicemente fissando degli stimoli visivi su un head-up display, riducendo i tempi di reazione rispetto ai tasti fisici.
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Un esempio in tal senso è Mercedes-Benz Vision AVTR concept car presentata al CES 2020 che permette di interagire col pensiero tramite BCI.

Posizionando la mano sulla console centrale, il veicolo diventa un’estensione del conducente, analizzando le onde cerebrali tramite elettrodi. Attraverso il pensiero è possibile selezionare la destinazione di navigazione, accendere la luce ambiente o cambiare stazione radio.
Monitoraggio della sicurezza
Decodificare l’attività cerebrale del conducente aiuta a individuare eventuali problematiche. Sensori integrati possono rilevare stati di stanchezza, distrazione o stress nel conducente, inviando allarmi preventivi. Progetti di ricerca studiano come i segnali EEG possano identificare cali di attenzione prima che si verifichi un colpo di sonno o una distrazione critica.
Un esempio è la tecnologia Nissan Brain-to-Vehicle, o B2V, anche questa presentata al CES di Las Vegas, pensata per consentire di ridurre i tempi di reazione dei conducenti e portare alla realizzazione di veicoli auto adattivi per trasformare la guida in un’esperienza ancora più piacevole.

Non appena il conducente si appresta a compiere un movimento (ad esempio, girare il volante o premere il pedale dell’acceleratore), la tecnologia rileva il segnale emesso dal cervello e i sistemi di assistenza alla guida intervengono tempestivamente, riducendo i tempi reazione e migliorando la guida manuale.
In modalità automatica, l’intelligenza artificiale è in grado di rilevare e valutare il grado di comfort del conducente per poi modificare, se necessario, la configurazione o lo stile di guida.
Altri possibili impieghi includono l’adattamento dell’ambiente interno del veicolo. Ad esempio, questa tecnologia potrà sfruttare la realtà aumentata per mettere a punto la visuale del conducente e creare un’atmosfera più rilassata.
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