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I non-incentivi più schizofrenici di sempre

I non-incentivi più schizofrenici di sempre
Il governo ha cambiato idea diverse volte sul fondo automotive: facciamo chiarezza per capire, alla fine, se e quali soldi ci sono

IN QUESTO ARTICOLO

La storia degli incentivi 2025 (che alla fine non ci saranno) è forse la più lunga e travagliata da quando è nato il fondo. Di loro si è iniziato a parlare fin da giugno 2024, ovvero poco tempo dopo che gli incentivi 2024 si sono esauriti dopo poco più di 24 ore.

Dopo la promessa di aumentarli ogni anno, con 1 miliardo all’anno dal 2026, in legge di bilancio il fondo è stato praticamente azzerato, salvo poi cambiare di nuovo idea e promettere di aumentarlo di nuovo. Cerchiamo un po’ di fare il punto.

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DA UN MILIARDO ALL’ANNO A 0

Nel tavolo automotive di agosto 2024, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva parlato di 4 obiettivi che avrebbero dovuto essere raggiunti con gli incentivi:  sostenere le fasce meno abbienti, sostenere la transizione energetica, sostenere le persone fisiche e aumentare la produzione in Italia. Proprio quest’ultimo è, secondo lui, l’unico che non è stato raggiunto, e anzi nel 2024 la produzione auto italiana è calata nuovamente, allontanandosi dall’obiettivo del governo di arrivare a un milione di unità annue entro il 2030.

Ad Agosto, quindi, Urso aveva annunciato un piano molto ambizioso volto a premiare le auto prodotte in Italia e in Europa con l’obiettivo di stanziare 750 milioni di euro nel 2025, e poi un miliardo all’anno.

Poi, silenzio stampa fino alla bozza della legge di bilancio dove l’esecutivo, fedele a se stesso, ha fatto tutto il contrario di quanto annunciato: il fondo automotive è stato quasi azzerato. E nel 2025, niente incentivi. Urso ha citato la stessa causa per cui voleva aumentarli, ma cambiando punto di vista: siccome la produzione italiana non è aumentata, e l’ultimo investimento di un miliardo di euro concordato con Stellantis non ha prodotto i risultati sperati, i fondi sono stati inefficaci (ma lui stesso li definì un successo dopo che si sono esauriti dopo un giorno).

Al contrario, i fondi sono stati destinati per cambiare la fiscalità delle auto aziendali, premiando le auto a basse emissioni: il governo insomma ha dato in mano alle aziende la responsabilità della transizione energetica in Italia.

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LA COLPA ALL’UE, A STELLANTIS E IL NUOVO FONDO

Urso ha poi dato la colpa alle politiche europee. Secondo lui, dato che gli incentivi non hanno portato ai risultati sperati, “è come svuotare un oceano con dei secchielli”, e ha precisato che le stesse risorse saranno utilizzate per “migliorare la competitività del sistema industriale italiano“, anche se il come non è ancora dato saperlo.

Non solo, ha citato l’UE e le sue politiche come causa principale della crisi dell’automotive europea, e in particolare i nuovi limiti sulle emissioni di CO2 in vigore proprio dal 2025, che andranno a penalizzare ulteriormente le vendite e di conseguenza la produzione. Su questo, del resto, ha avvertito anche Luca De Meo.

E infine, la colpa a Stellantis, con cui le divergenze restano importanti. Il Ministro ha chiesto al gruppo un piano industriale dettagliato per gli stabilimenti italiani, e un impegno concreto con nuovi investimenti nel Paese. La risposta del colosso, che nel frattempo deve fare i conti con risultati disastrosi per il 2024 che ha visto Fiat per la prima volta perdere il titolo di marchio più venduto, non è mancata:

Stellantis ha un piano per l’Italia e lotteremo per difendere la nostra leadership. In questo momento di transizione le politiche che garantiscono la stabilità delle regole sono più importanti che mai e i target del 2025 erano noti fin dal 2019, in quanto sono rimasti gli stessi decisi nella legislazione europea 2014-2019. Un investimento di 50 miliardi di euro e quattro piattaforme native elettriche, ma capaci di accogliere le trazioni endotermiche. Modificare la regolamentazione in corsa non è una buona idea perché il mondo non tornerà indietro sulla elettrificazione e l’Italia è un Paese esportatore“.

A parte questo, comunque, il Mimit è leggermente tornato sui suoi passi. A metà novembre 2024 ha infatti annunciato un fondo automotive da 400 milioni di euro per il 2025 (comunque molto più umile dei 750 iniziali), destinato poi a salire a 1 miliardo e 640 milioni negli anni seguenti.

Urso è poi tornato a rivolgersi all’UE, proponendo un piano europeo che preveda incentivi alla domanda stabili e duraturi, supportati da risorse comuni. Questa, sì, una proposta che andrebbe ascoltata.

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