4 Maggio 2017

Tutto ciò che c’è da sapere sul Bollo Auto

È stato introdotto ed è regolato storicamente dal D.P.R. 5 febbraio 1953 n. 39 (“Testo Unico delle Leggi sulle Tasse Automobilistiche”). Parliamo del bollo auto, un tempo conosciuto come “tassa di circolazione”, una delle misure amministrative che i possessori di un autoveicolo/motoveicolo immatricolati in Italia sono tenuti a rispettare.

come calcolare il bollo auto

Si tratta però di un tributo che i nostri connazionali tendono a evadere. Una stima fornita dall’ACI ha indicato in 850 milioni di euro le perdite annue subite dall’erario statale.

Fleet Magazine vuole fornirvi i principali contenuti per orientarvi sull’argomento. Partiamo dalle fondamenta, dagli elementi che concorrono a definire l‘ammontare della tassa, che ha carattere locale e viene corrisposta alla Regione dove il proprietario del mezzo ha eletto la propria residenza.

COME CALCOLARE IL BOLLO AUTO

Innanzitutto corre luogo inserire una precisazione importante: il bollo auto deve essere pagato ogni anno indipendentemente dal fatto se il veicolo circoli o no. Compete infatti a tutti coloro che ne posseggono uno, così come indicati all’interno del Pubblico Registro Automobilistico (PRA).

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L’importo finale dipende dal numero di kW – o in alternativa di cavalli (parliamo quindi della potenza del mezzo) – e dal dato sull’impatto ambientale. Ogni Regione ha però facoltà di stabilire i parametri di riferimento. Ecco perché il calcolo intorno a uno stesso mezzo può portare a risultati diversi a seconda dell’area geografica di competenza.

Infografica - tutto sul bollo auto

Per conoscere l’ammontare del tributo, il contribuente può affidarsi a Internet, scegliendo o il sito Internet dedicato messo a disposizione da ACI o l’omologo a cura dell’Agenzia delle Entrate, che consente di effettuare il calcolo a partire dalla targa del veicolo, con l’eccezione però della Provincia Autonoma di Bolzano.

Una volta stabilito quanto dovuto, possiamo passare alla vera e propria fase operativa, ossia procedere con il pagamento.

QUANDO E DOVE PAGARE IL BOLLO AUTO

Ricordiamo innanzitutto che il rinnovo del bollo auto va effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza.

quando pagare il bollo auto

Diversa è la situazione che si pone in caso di autoveicolo nuovo, giacché il pagamento deve ricadere in quel caso all’interno dello stesso mese in cui è stato effettuato l’acquisto del mezzo, con slittamento a quello successivo nel caso di affare concluso negli ultimi dieci giorni. Fanno eccezione Lombardia e Piemonte, dove vive una proroga dei termini che scade l’ultimo giorno del mese successo a quello di immatricolazione.

Solitamente il pagamento del bollo auto viene corrisposto in un’unica soluzione. Si dà però anche la possibilità di una sua ratealizzazione, che si prospetta quando la singola Regione abbia deliberato in tal senso o in caso di scadenza dei termini, quando la pratica passa in capo all’agenzia delle Entrate (soggetto che ha recentemente inglobato Equitalia).

Altre soluzioni di mobilità:

LA NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA 

Che cosa accade in caso di mancato pagamento del bollo auto? Nel caso di semplice dimenticanza, è possibile applicare il cosiddetto “ravvedimento operoso”, ossia il contribuente provvede a versare l’ammontare del tributo maggiorato di sanzioni che crescono progressivamente in stretta corrispondenza con il numero di giorni di ritardo. Oltrepassato però l’anno, scatta la multa vera e propria, pari al 30% più un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

mancato pagamento bollo auto

Entro tre anni che decorrono da quello successivo all’anno in cui la tassa doveva essere coperta, la Regione di competenza ha facoltà di inviare al contribuente una richiesta di pagamento con accertamento del tributo evaso, nonché – in caso di inadempimento protratto – di passare l’incartamento all’Agenzia delle Entrate per l’iscrizione a ruolo.

Il mancato pagamento della tassa per più di tre anni consecutivi comporta la radiazione del veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA), con conseguente ritiro della carta di circolazione e della targa.

La prescrizione è invocabile dopo tre anni a partire dal primo gennaio di quello successivo all’anno in cui il bollo auto auto doveva essere corrisposto. Stessa tempistica in caso di consegna di una cartella esattoriale.

Per verificare lo stato dei propri pagamenti, ci si può appoggiare ai due siti Internet (ACI e Agenzia delle Entrate) di cui sopra.

CHI NON DEVE PAGARE IL BOLLO AUTO (O LO PAGA MENO)

Esistono tuttavia una serie di categorie che godono per legge dell’esenzione del bollo auto. Innanzitutto i veicoli adibiti al trasporto di disabili. Quindi, ma solo con una riduzione parziale, i mezzi dotati di una motorizzazione amica dell’ambiente, come metano e GPL.

Un discorso a parte meritano le auto elettriche, chiamate a versare la tassa locale solo a partire dal sesto anno dall’immatricolazione. Più complesso e articolato è il piano che ruota intorno alla tecnologia ibrida, come la pioniera Prius di casa Toyota.

panoramica Toyota Prius Plug-in 2016

La situazione attuale è che sempre più regioni stanno offrendo le medesime condizioni deliberate per i mezzi zero emissioni, come, per esempio, il caso recente delle Marche.

Agli antipodi troviamo poi le auto cosiddette storiche e quelle di lusso moderne. Nel primo caso dobbiamo far riferimento alle novità introdotte dalla Legge di Stabilità del 2015, che ha spazzato via un privilegio, quello che consentiva ai veicoli con più di vent’anni di anzianità di non pagare il bollo auto. Tale soglia appare oggi elevata a trent’anni, pur con alcuni distingui a livello territoriale.

UNA RICHIESTA CHE SI LEVA DA PIÙ PARTI

Nel caso del cosiddetto “Superbollo” invece, applicato ai veicoli con cilindrata superiore ai 185 kW, dobbiamo dar conto della sempre più ferma e convinta richiesta di una sua abolizione.

L’appello è condiviso da tutte le principali Case costruttrici e ha trovato un momento di sfogo pubblico in occasione della conferenza di presentazione a Roma, presso la sede ACI, del prossimo Salone dell’Auto di Torino.

Viaggio Castelli Romani Maserati Ghibli

A sostenere questa posizione sono direttamente alcuni dati, a partire da quel risibile +3,8% di recupero dell’immatricolato segnato lo scorso anno in questo specifico segmento rispetto ai risultati del 2011, anno in cui la misura contributiva è stata introdotta.

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Insomma, il Superbollo ha fallito nella sua missione. Solo eliminandolo si può ripristinare un potenziale di domanda tale da assicurare un ritorno fiscale in grado di compensare totalmente la manovra e generare nuovi posti di lavoro.

BOLLO AUTO E NOLEGGIO: C’È QUALCHE DIFFERENZA?

Quando dall’auto di proprietà si passa a quella a noleggio, troviamo alcune particolarità proprie del settore. La prima riguarda la tempistica, perché a seguito di espressa previsione legislativa il tributo può essere versato quadrimestralmente.

Si pone poi il caso di Regioni come Lazio, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, dove è consentito il pagamento in forma cumulativa. Con un unico bollettino, quindi, è possibile coprire le spettanze amministrative collegate a un’intera flotta aziendale.

Si tratta di una possibilità, non un obbligo di legge, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017, che interessa sia i veicoli di proprietà dell’azienda, sia quelli concessi in usufrutto, patto di riservato dominio e e locazione finanziaria. Occorre però che i mezzi siano immatricolati (o locati finanziariamente) nello stesso luogo.

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