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Realtà e visioni: il pieno costa troppo? Spingiamo su elettrico e carburanti rinnovabili

Realtà e visioni: il pieno costa troppo? Spingiamo su elettrico e carburanti rinnovabili
Mentre urgono interventi di breve e medio termine, le "soluzioni" prospettate dall'Europa e gli interventi suggeriti da Acea sembrano più degli interventi di sistema. Con i limiti noti

IN QUESTO ARTICOLO

 C’è un particolare che colpisce della posizione europea nel contesto globale, che sia legata alle politiche del legislatore a Bruxelles o le istanze che avanza l’associazione dei costruttori di auto: il più delle volte sono enunciazioni di principio, prospettive, visioni, molte tralasciando le istanze reali. In materia di caro carburanti e, più in generale, della volatilità dei prezzi dell’energia, la quotidianità è fatta di rincari dei prezzi alla pompa e nessuna flessibilità concessa dall’Europa ai vincoli di bilancio ai Paesi per corposi interventi sui prezzi. Il taglio delle accise rimodulato in Italia ne è l’esempio plastico, con l’effetto di non aver ridotto a sufficienza il caro prezzi sul diesel e aver prodotto l’aumento del prezzo della benzina.

Nella visione recente presentata dalla Commissione a fine aprile, si è parlato di incentivare la transizione all’elettrico, la decarbonizzazione, concedendo spazi di manovra provvisori ai Paesi con i conti in ordine per tagli ai prezzi dei carburanti di origine fossile. Insieme a una tassazione vantaggiosa perché l’energia elettrica diventi la scelta più conveniente.

L’ELETTRICO È UN’OPZIONE SOLO PER ALCUNI

Come se la soluzione per milioni di automobilisti potesse essere, in un contesto di incertezza economica e geopolitica che, naturalmente, rallenta la propensione al consumo e a sostituire l’auto (Unrae stima una flessione delle immatricolazioni nei prossimi mesi, per attestarsi il 2026 a una crescita dello 0,3% su base annua), acquistare un’elettrica e sostenere un acquisto da decine di migliaia di euro.

La scelta di un’elettrica può valere, come già alcuni analisti evidenziavano lo scorso marzo, a pochi giorni dall’inizio della guerra in Iran, per chi è già in procinto di cambiare auto e desidera svincolarsi dalla volatilità dei prezzi dei carburanti, un’opzione subordinata a una durata della guerra sul lungo termine e con il relativo rincaro dei prezzi di benzina e diesel.

INCENTIVARE I COMBUSTIBILI A BASSE EMISSIONI

Tra i punti programmatici delle misure AcceleratEU della Commissione, in risposta alle pressioni della crisi energetica, uno riguarda la diversa tassazione dei carburanti in base alle emissioni carboniose. È uno dei temi ripresi da Acea, con l’assocostruttori che sottolinea come “l’attuale instabilità del Medio Oriente e la volatilità dei mercati energetici globali rafforza le ragioni a sostegno di un’accelerazione per allontanarsi dai combustibili fossili per il trasporto su gomma”. 

Tra le misure che dovrebbe attuare l’Europa, secondo Acea, e i Paesi membri a seguire, riguarda la riduzione del prezzo dell’elettricità, con una tassazione premiante, per rendere la ricarica delle auto elettriche più conveniente.

Chi guida già un’elettrica e può contare su un’infrastruttura di ricarica domestica adeguata (7,4 kW) con i prezzi dei carburanti in vigore il risparmio sul costo d’esercizio è già realtà. Subordinato al rischio futuro di rincari dei prezzi dell’energia in un Paese come l’Italia che, dati di fine 2024, ricorre ancora al gas naturale per produrre per il 42% dell’elettricità immessa sulla rete.

INCENTIVI DIVERSI IN BASE ALLE EMISSIONI

Il secondo intervento dovrebbe interessare la diversa tassazione dei combustibili fossili in base al lori contenuto di carbonio: “Questa crisi mette in evidenza la necessità di incentivare i combustibili rinnovabili. Molte delle misure a breve termine, annunciate per ridurre i prezzi dei carburanti, non operano alcuna distinzione tra i diversi tipi di carburante in base al loro contenuto di carbonio. Sono misure che potrebbero combinare un alleggerimento dei costi per i consumatori con una riduzione delle emissioni di CO₂: maggiore è la quota di carburanti rinnovabili nel mix, maggiore dovrebbe essere lo sgravio sui prezzi alla pompa”.

Il tema è spinoso, poiché non tutti i motori possono funzionare con, ad esempio, il diesel HVO 100, per ragioni tecniche anzitutto legate alla lubrificazione di certe parti del sistema di alimentazione dei propulsori. Senza contare la ridotta disponibilità del diesel al 100% da oli vegetali idrogenati lungo la rete. 

Come non si possono tralasciare i temi infrastrutturali e del necessario sostegno finanziario della transizione all’elettrico, che ha raggiunto in Europa una quota di mercato del 19,4% nel primo trimestre dell’anno e, in Italia, del 7,9% sotto la spinta degli incentivi all’acquisto stanziati nell’ottobre del 2025. Un provvedimento che non verrà riproposto nei prossimi mesi. 

Secondo la direttrice generale di Acea, Sigrid de Vries, “è essenziale una strategia di decarbonizzazione tecnologicamente neutra che promuova l’elettrificazione e includa i combustibili rinnovabili. È fondamentale per garantire la resilienza dell’Europa, proteggere i consumatori dagli shock dei prezzi e dell’approvvigionamento e garantire una transizione di successo verso una mobilità climaticamente neutra”.

Una visione in linea di principio condivisibile, salvo dover essere contestualizzata alle 27, diversissime, realtà dei mercati europei con i loro limiti infrastrutturali di ricarica, di sostegno all’acquisto di auto elettriche e delle condizioni finanziarie di base.

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