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La mobilità secondo Arval, con al centro l’auto. E la cura del tempo

La mobilità secondo Arval, con al centro l’auto. E la cura del tempo
La società del Gruppo BNP Paribas si pone come un consulente a 360° per la mobilità aziendale. Ponendosi anche come esempio, visto che la loro flotta interna è full electric

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Il tempo. Secondo un’indagine condotta da Arval Mobility Observatory sui dipendenti del gruppo BNP Paribas, l’osservatorio di mobilità di Arval Italia, società specializzata nel noleggio a lungo termine di veicoli e in soluzioni di mobilità, oggi le modalità di spostamento risultano un elemento fondamentale nel bilancio vita lavorativa-personale. E, malgrado il caro-carburanti, forse anche più dell’aspetto economico. “Solo al secondo o terzo posto tra gli aspetti più importanti per il dipendente“, sottolinea Alessandro Floria, Direttore Marketing &  Comunicazione di Arval Italia (foto in apertura). Con ben il 36% dei dipendenti che ci mette più di un’ora a raggiungere il posto di lavoro. Una variabile che conta anche nella scelta del posto di lavoro.

 

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La survey sulla Mobilità di BNP Paribas presentata da Arval

“L’obiettivo della survey (realizzata su 800 rispondenti di tutta l’età e, soprattutto, di quanti giorni passano in ufficio e in smart working, ndr) era quello di tracciare una fotografia di ciò che oggi è e rappresenta il rapporto delle persone con gli spostamenti casa-lavoro e, al tempo stesso, individuare le aspettative rispetto al futuro. Con l’auto ancora la centro, con il 34% che utilizza l’auto privata e il 12% con l’auto aziendale, ma interessante quel 25% che utilizza uno spostamento multimodale nel suo commuting (vedi foto sotto)” racconta  Alessandro Floria.

“Ma con differenze generazionali” aggiunge Floria, come da slide sotto.

Naturalmente Floria ha anche parlato di l’elettrificazione che, per ben il 44% non è più solo un’idea (ricordiamo che in Arval le auto aziendali sono tutte full electric, ndr).

La tavola rotonda sulla mobilità secondo Arval

La survey è stata presentata questa mattina in occasione della European Mobility Week, la principale campagna della Commissione Europea sulla mobilità urbana sostenibile, giunta quest’anno alla sua 24esima edizione, che ha avuto anche un momento di confronto con una tavola rotonda (vedi sopra).

“Dall’auto come bene per pochi, al tempo come bene per tutti. Smettiamo di contare le auto. dobbiamo passare dal Fleet Management al Time Management” afferma Carlo Alberto Carnevale Maffè, Associate Professor of Practice di Strategy and Entrepreneurship presso SDA Bocconi School of Management, che aggiunge: “i due terzi delle motivazioni di assegnazione di un’auto  vengono dall’ufficio HR, come punto di retention e di welfare,  ma solo il 7% di questi uffici poi si occupano dei contratti per queste auto”. E rivolgendosi ai Fleet Manager presenti ha chiesto: “ce l’avete il Mobility Welcome Kit che tanto va all’estero?” invitandoli in università per fargli fare colloqui con i loro studenti. Che vedono l’auto come uno dei servizi proposti. “Nella survey fatta in università su 2000 studenti e 800 colleghi solo il 10% usano l’auto e il 45% non ha nessun mezzo privato”.

“Prendo spunto da quello che ha detto il professore: il tempo. E che noi trattiamo quando facciamo consulenza. Non parliamo solo di auto. Noi ci poniamo come un player che deve servire aziende che hanno esigenze le più disparate. Anche a seconda delle generazioni che queste aziende impiegano. La mobilità sostenibile non è solo un cambio di motorizzazione, ma di ‘strutturazione’ nella aziende. Che noi come Arval possiamo interpretare e restituire al meglio” il commento di Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia, che prosegue: “In occasione della Settimana Europea della Mobilità, abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione sui cambiamenti che il nostro settore sta attraversando. Tenendo ben da conto che la mobilità a Milano non è la Mobilità in Italia”. E come Arval “noi dobbiamo dare l’esempio: noi abbiamo 300 veicoli elettrici per i nostri dipendenti, i quali, però, li abbiamo supportati. Senza riempire la nostra pagina aziendale di accordi  che poi non si utilizzano. Dobbiamo dar supporto reale ai nostri dipendenti: ad esempio abbiamo dato 450 veicoli in car sharing per tutti i colleghi della Banca. E non siamo Revolut o N26, siamo BNP Paribas. E tutto questo costa, ci assumiamo il rischio, ad esempio, dei valore residui delle auto elettriche che fra tre anni saranno probabilmente superate”.

“La cura della mobilità, non solo dello spostamento dei dipendenti, è una scelta industriale, non solamente una scelta di welfare” il commento di Ivano Gallino, Presidente di AITMM (Associazione Italiana Travel e Mobility Manager), che ha spinto sul “Mobility budget che deve essere defiscalizzato e che diventerebbe una soluzione per tutti i dipendenti”.

“Per vedere il futuro della mobilità si vada in Cina. Come ingegnere sono un po’ preoccupato, ma lì l’auto è veramente una emanazione del telefono” dice Vincenzo Quintani, Direttore Efficienza Energetica e New Mobility del Gruppo Dolomiti Energia, che vive e lavora in un territorio molto attento all’ambiente.

“Tutto parte dalla flotta aziendale naturalmente. Ma è limitante, nella settimana della mobility for everyone, dobbiamo pensare di prenderci cura di tutta la mobilità dei dipendenti. Anche chi l’auto non ce l’ha. Anche da noi la preferenza per gli spostamenti è per l’auto – naturalmente gommata Pirelli – ma le abitudini di oggi non saranno necessariamente quelle di domani. E per cambiare serve un’offerta, adatta a tutte le esigenze, che tangano da conto quattro punti: tempo, comfort, autonomia e costo” il racconto di Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli.

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La survey presentata di Arval: le conclusioni

Il primo dato che emerge è che la mobilità è fondamentale nella scelta di un posto di lavoro per 6 persone su 10, ma è comunque, per il 90% delle persone, una delle variabili che vengono prese in considerazione.

A fare da freno al cambiamento verso una “nuova mobilità” non è tanto l’abitudine, citata solo dall’11% degli intervistati, ma, secondo il 27% dei rispondenti, la mancanza di infrastrutture dedicate (piste ciclabili, parcheggi per bici o monopattini, colonnine di ricarica…) e la distanza casa-lavoro o una conformazione del territorio poco adatta agli spostamenti a piedi, in bici o con veicoli elettrici (20%).

Pensando invece alle prospettive future, per circa la metà del campione, tra 5 anni non cambieranno le modalità di trasporto attuali, mentre un intervistato su 4 dichiara di voler modificare il proprio modo di spostarsi, optando per un veicolo elettrico (soprattutto le persone nelle fasce d’età tra i 30 e i 54 anni), usando più mezzi pubblici o muovendosi a piedi o in bici (opzioni valutate per lo più dai giovani fino a 30 anni).

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