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Renault grandi manovre, chiude Ampere: cosa cambia sull’elettrico

Renault grandi manovre, chiude Ampere: cosa cambia sull’elettrico
La divisione voluta da de Meo, indipendente nella ricerca, sviluppo e produzione dei modelli elettrici, verrà assorbita sotto il controllo diretto di Renault. I risvolti sui siti produttivi

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È una correzione di rotta netta, quella attuata dall’a.d. Renault, François Provost, rispetto al suo predecessore, Luca de Meo. A essere cambiate, con le decisioni dell’Europa annunciate lo scorso dicembre, sono anche alcune prospettive verso la decarbonizzazione e il mantra del “solo elettrico dal 2035”. In questo scenario, Renault chiuderà la divisione Ampere, intesa nella sua autonomia, dal prossimo luglio e trasferirà i 12 mila dipendenti all’interno del Gruppo.  Secondo le anticipazioni diffuse da Le Figaro, non vi saranno conseguenze sul piano sociale, dei posti di lavoro. È evidente, tuttavia, come inglobare le attività relative alla ricerca, sviluppo e produzione di modelli elettrici, sia un deciso cambio di passo e prospettiva rispetto a quanto delineato nel 2023.

LA MISSIONE DI AMPERE E LA MANCATA QUOTAZIONE

Ampere era nata come divisione specializzata sul business dell’elettrico e lo sviluppo della componente software, oltre alle attività legate alla produzione di batterie. Ecco, il “brand” Ampere continuerà a esistere unicamente per individuare le operazioni sullo sviluppo software e delle architetture elettroniche, e in Ampere Energy per quanto concerne le attività sulle batterie. 

Nel 2024 è tramontata l’opzione di una quotazione di Ampere, allora valutata tra gli 8 e i 10 miliardi di euro; in parallelo alla nascita della divisione specializzata sull’elettrico, Renault aveva dato vita alla joint venture con Geely, Horse, incaricata di lavorare alla ricerca, sviluppo e produzione dei motori termici e ibridi. Ramo delle attività che resta saldamente in essere. 

Proprio la mancata quotazione di Ampere nel 2024 è stata indicata da fonti informate sulla vicenda come la naturale premessa per l’integrazione delle attività in Renault: “Non essendoci più un’offerta pubblica iniziale, non c’è più la necessità di un’entità specifica, per questo Renault sta reintegrando tutto, in modo da semplificare ed eliminare la complessità legata al modello iniziale”, riporta l’agenzia Reuters.

NON SOLO ELETTRICHE, PIÙ FLESSIBILE LA PRODUZIONE

Inglobare le operazioni Ampere sotto il controllo diretto di Renault darà l’opportunità di ottimizzare le operazioni sui siti produttivi. Detta altrimenti: gli impianti di Douai (dove si produce la Renault 5, ad esempio), Maubeuge e Ruitz potrebbero tornare a una produzione mista e non esclusivamente di modelli o componenti per auto elettriche. Sull’impianto di Cleon, invece, individuato quale sito di produzione esclusiva dei motori elettrici – ma con difficoltà di saturazione della capacità produttiva – vedrà la produzione di droni per la Difesa francese, in un contratto che i rumours indicano da 1 miliardo di euro.

Secondo fonti raggiunge dall’agenzia Reuters, l’integrazione di Ampere in Renault è mirata a ridurre i costi, semplificare l’organizzazione e velocizzare l’implementazione dei progetti futuri. Dopo lo stop deciso sulle attività di car-sharing Mobilize e la produzione dei quadricicli elettrici, è un altro deciso riposizionamento della strategia Renault rispetto alla fase, di successo, diretta da de Meo. Il prossimo marzo è attesa la presentazione del nuovo piano industriale.

Il piano di chiusura di Ampere, per assorbire le operazioni in Renault, è stato presentato dal Gruppo ai rappresentanti sindacali nella giornata di mercoledì.

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