Ricaricando un’auto elettrica paghi il doppio delle tasse e oneri di quelli per un pieno di benzina o gasolio (e fino a 4 volte del gas domestico). È quanto emerge da un nuovo studio di ECCO, il think tank italiano per il clima, presentato oggi, a Bruxelles, in occasione della European Sustainable Energy Week.
Nel 2024 il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato di circa 31 centesimi per kilowattora (c€/kWh). Di questi, il 49% era rappresentato dal costo della materia prima, il 16% dai servizi di rete e il restante 35% da componenti fiscali, oneri e costi legati al sistema ETS. Per il gas, invece, il costo medio è stato di circa 10 centesimi per kilowattora: il 50% attribuibile alla materia prima, il 22% ai servizi di rete e il 28% a fiscalità e oneri. Una piccola e media impresa in Italia si trova così a dover pagare in bolletta tasse e oneri pari a 11 c€/kWh per l’elettricità contro 0,6 centesimi per il gas, dimostrano le stime ECCO.
“I dati evidenziano un paradosso: il sistema fiscale italiano penalizza proprio le tecnologie più efficienti. In un momento in cui il costo dell’energia è diventato un fattore cruciale per famiglie e imprese, chi investe nell’elettrificazione non riesce a beneficiare pienamente dei vantaggi economici dell’innovazione. Così si rallentano gli investimenti, si riduce la competitività e si frena la transizione energetica” afferma Matteo Leonardi, Co-Fondatore e Direttore Esecutivo di ECCO, il think tank italiano per il clima.
Gli “oneri generali di sistema” fanno la differenza quando ti attacchi alla colonnina
Gli oneri generali di sistema rappresentano la principale causa del divario tra elettricità e combustibili fossili. Nati per finanziare politiche settoriali e sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, continuano oggi a gravare quasi esclusivamente sui consumi elettrici. Il gas naturale, il diesel e la benzina non hanno sostenuto costi altrettanto significativi poiché le prospettive di decarbonizzazione dei rispettivi settori di riferimento, calore e mobilità, risiedono proprio nel percorso di elettrificazione.
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A tal fine, lo studio evidenzia la necessità di una riforma di tasse e oneri sull’energia, per aggiornare la fiscalità coerentemente con gli obiettivi energetici, di sicurezza e competitività del nostro Paese.
In questo senso, arrivare a un livello di costo di tasse e oneri almeno pari per contenuto energetico (kWh) fra elettricità, gas, diesel e benzina è il presupposto per mobilitare gli investimenti privati in elettrificazione. Un riequilibrio che, se ben disegnato, sarebbe capace di raccogliere le risorse necessarie per finanziare le politiche legate alla transizione, oggi sostenute dagli oneri di sistema, dal meccanismo ETS e da una spesa pubblica mal coordinata con la politica energetica.
“È sbagliato pensare che il livello di debito pubblico dell’Italia non permetta di risolvere le attuali distorsioni o che una riforma di fiscalità e oneri abbia degli impatti eccessivi sui consumatori. Non si può pensare che la soluzione avvenga naturalmente con la progressiva riduzione degli oneri connessi allo sviluppo delle rinnovabili. È il contrario. L’incapacità di costruire una relazione tra i costi per i consumatori e il finanziamento delle politiche per la transizione rende gli oneri dei vettori energetici incoerenti con i vantaggi del consumatore,” aggiunge Leonardi.
Mantenere lo squilibrio attuale significa tenere l’economia italiana esposta alla volatilità delle fonti fossili (il 95% del gas e l’89% del petrolio consumati sono oggi importati) ipotecando crescita, competitività e capacità di spesa delle famiglie.
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