Il decreto Omnibus correttivo della delega fiscale approvato dal Consiglio dei ministri, dopo aver incassato la bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, approda in Parlamento.
Al suo interno due buone notizie per il mondo delle flotte aziendali e una… mica tanto, almeno per tutte quelle aziende che hanno in parco auto con oltre cinque anni dalla prima immatricolazione.
Il decreto correttivo infatti scongiura definitivamente la possibilità di una tassazione al valore normale dei veicoli assegnati ai dipendenti dopo il 30 giugno 2025, evitando di penalizzare le società che riassegnano veicoli già concessi in precedenza ad altri dipendenti, due dei mal di testa che i Fleet Manager ci avevano raccontato nella survey che abbiamo fatto in occasione del recente Fleet Motor Day.
Viene quindi sanata la disparità che si era creata per le auto ordinate nel 2024 e consegnate nel corso del 2025: secondo le nuove indicazioni, le automobili di proprietà delle aziende o noleggiate a lungo termine, concesse in uso promiscuo ai dipendenti, ordinate nel 2024 e consegnate entro dicembre 2025 vengono fatte salve dal nuovo regime.
D’altro canto però il decreto aumenta del 50% il prelievo fiscale sulle auto aziendali più vecchie, dopo cinque anni dalla loro immatricolazione. Una stretta pensata per favorire il rinnovo dei parchi auto aziendali non attraverso incentivi, ma con una penalizzazione fiscale sui veicoli che restano troppo a lungo nelle flotte.
Un tema particolarmente sensibile per i modelli diesel e benzina, già penalizzati dalla riforma del fringe benefit, e destinato a spingere le aziende a non prorogare i contratti oltre i 4-5 anni, come fatto in questi anni di dubbi e incertezze sulle nuove alimentazioni.
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Il decreto correttivo si occupa anche degli optional
Un altro tema dibattuto tra i Fleet manager è sicuramente quello di come calcolare fiscalmente gli optional non inclusi nella tariffa standard delle tabelle Aci: con il decreto ecco una semplificazione. Gli optional aggiuntivi aumentano forfettariamente del 5 per cento il valore del fringe benefit, evitando il ricorso al valore normale, che avrebbe reso i calcoli molto più complessi.
Una semplificazione – contemplando comunque un esborso – come quella che, come abbiamo detto, rivede il regime fiscale transitorio per le auto prenotate nel 2024 e assegnate nel 2025. Il correttivo chiarisce anche il tema delle riassegnazioni, evitando che le società vengano penalizzate quando un veicolo già concesso in uso a un dipendente viene successivamente assegnato a un altro lavoratore.
Il commento di Aniasa
“Ci sono voluti 18 mesi, ma sta arrivando finalmente un po’ di luce sulla martoriata normativa del fringe benefit, afflizione dal 2025 di dipendenti, aziende, fleet manager, rete automotive e consulenti tributari.
Gli aspetti essenziali, che rispondono alle richieste del settore, sono: armonizzazione della normativa e superamento definitivo dell’incubo del calcolo del valore normale per i veicoli assegnati dopo il 30 giugno 2025, a cui si aggiunge la semplificazione del calcolo degli optional, ora forfetario in base al 5% del valore del fringe benefit. Inoltre un’altra bella notizia: la nuova norma evita di penalizzare le società che riassegnano veicoli già concessi in precedenza ad altri dipendenti. L’aumento dei parametri di calcolo del 50% sui veicoli endotermici utilizzati da più di cinque anni, spingerà ad un ancor maggiore turn over ed immissione sul mercato di veicoli a basse emissioni” il commento di Aniasa.
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