Con il patrocinio di

I dati della black box sono una prova in caso di incidente d’auto?

I dati della black box sono una prova in caso di incidente d’auto?
Secondo la legge, i dati raccolti dalla black box dell'auto sono una valida prova (legale o documentale) in caso di incidente. A meno che non si dimostri il cattivo funzionamento del dispositivo.

IN QUESTO ARTICOLO

Come si possono utilizzare, per legge, i dati provenienti dalla scatola nera a bordo dei veicoli? 

Leggi Anche: Mini-guida al funzionamento della scatola nera sull’auto

Attraverso l’utilizzo e verifica tecnica di plurimi dati rilevati, la black box  offre la possibilità di ricostruire con sufficiente precisione la dinamica di un incidente e anche favorire il ritrovo del mezzo in caso di furto o l’assistenza stradale del mezzo.

LA SCATOLA NERA FA DA PROVA

La scatola nera auto, in gergo tecnico Event Data Recorder (EDR), in ambito assicurativo detta Black Box, è un dispositivo mobile satellitare con rilevatore GPS incorporato, collegato alla batteria della vettura, in grado di desumere tutta una serie d’informazioni:

  • Chilometri percorsi
  • Decelerazioni e accelerazioni
  • Attuazione dei dispostivi di sicurezza
  • Velocità dell’auto
  • Posizione dell’auto (determinata attraverso la localizzazione GPS)
  • Forza generata in caso di crash

Da questo ricava dati inerenti alla condotta e allo stile di guida dell’automobilista, sinistri inclusi.

COSA DICE LA LEGGE

Sono dati sufficienti per accertare le condotte e le relative responsabilità in caso di incidenti? Secondo la legge italiana sì:

Art. 145-bis. (Valore probatorio delle cosiddette «scatole nere» e di altri dispositivi elettronici).

– 1. Quando uno dei veicoli coinvolti in un incidente risulta dotato di un dispositivo elettronico che presenta le caratteristiche tecniche e funzionali stabilite ai sensi dell’articolo 132-ter, comma 1, lettere b) e c), e fatti salvi, in quanto equiparabili, i dispositivi elettronici già in uso alla data di entrata in vigore delle citate disposizioni, le risultanze del dispositivo formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti a cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo. Le medesime risultanze sono rese fruibili alle parti.

C’è, quindi, una presunzione di veridicità dei dati della scatola nera, salvo che venga provato il suo mancato funzionamento o manomissione.

Cosa significa che la scatola nera fa da prova?

Vuol dire che i dati raccolti dalla black box costituiscono una prova nei processi in cui il dispositivo viene utilizzato per dimostrare come si è verificato un incidente stradale.

I dati della scatola nera possono costituire una prova legale nei procedimenti di tipo civile (risarcimento danni) e possono essere usati come prova documentale in un procedimento penale.

Differenza fra prova legale e documentale

Le prove legali sono quelle prove la cui efficacia è predeterminata dalla legge e di fronte alle quali al giudice è impedita ogni valutazione sul contenuto della stessa. Le tipiche prove legali sono la confessione e il giuramento.

La prova documentale è qualsiasi prova presentata in un processo sotto forma di documenti. Costituiscono prova documentale, oltre ai classici scritti cartacei, anche ad esempio, fotografie e filmati.

I VANTAGGI: VELOCITÀ E TRASPARENZA

Le compagnie di assicurazione hanno riscontrato una anticipazione e velocizzazione della fase istruttoria del sinistro, grazie alla ricezione in tempi brevissimi (a 12 ore dalla denuncia) delle informazioni  della scatola nera inerenti il mezzo incidentato.

 

Le informazioni registrate dalla scatola nera sono usate per ricostruire con precisione la dinamica del sinistro (posizione, veicoli coinvolti, entità urto). Questo crea un set d’informazioni per il perito e riduce gli accertamenti ai soli casi in cui le informazioni della scatola nera non coincidano con le informazioni fornite dal danneggiato.

I dati vengono verificati

Il liquidatore, che ha accesso alle informazioni del sinistro tratte dalla scatola nera anche relative alla fase antecedente l’urto, verifica la velocità del veicolo al momento dell’incidente, l’entità dell’impatto (accelerazione rispetto ai diversi assi), la localizzazione dell’urto sul mezzo, l’intensità della frenata antecedente l’urto.

Leggi Anche: La scatola nera è obbligatoria da luglio 2024

Attraverso questi dati ha la possibilità di verificare la “compatibilità” tra la denuncia dell’assicurato e i dati registrati dal dispositivo, il tutto per ricostruire compiutamente le dinamiche del sinistro e individuare le responsabilità.

Un argine alle truffe

L’applicazione della scatola nera in ambito giudiziario ha portato all’inevitabile rigetto di pretese risarcitorie infondate e pretestuose. In molti caso infatti è stata comprovata la incoerenza tra il luogo o data del sinistro denunziato e i dati di geolocalizzazione o l’assenza dell’urto tra le vetture.

Il tutto come detto, salvo contestazioni specifiche in ordine a mal funzionamenti del dispositivo (da accertarsi mediante perizia tecnica d’ufficio) o ancora salvo scarti di misurazione del GPS da comprovarsi in giudizio (ad esempio se l’incidente è avvenuto in galleria o in presenza di condizioni atmosferiche tali da rendere disturbata la segnalazione GPS). 

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

 

Abbiamo parlato di:
Assicurazioni Telematica
Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE